L’idea non è quella di costruire un secondo aeroporto autonomo, ma di ampliare il sistema di Fontanarossa con una seconda pista e un nuovo terminal nel territorio di Centuripe, collegati stabilmente allo scalo catanese. È questa la prospettiva indicata dal presidente dell’Università Kore di Enna Cataldo Salerno, tornando sul progetto elaborato dall’Ateneo alla fine degli anni Duemila e oggi tornato d’attualità dopo i ripetuti disagi provocati dall’attività dell’Etna.
Il progetto originario, sviluppato dalla Kore e risalente al 2008-2009, prevedeva uno scalo intercontinentale nell’area di Centuripe, pensato anche in relazione all’interporto di Catania e al porto di Augusta. Nel 2009 il progetto aveva attirato anche l’interesse della holding cinese HNA. Oggi, secondo il presidente dell’Ateneo ennese, quella progettualità dovrebbe essere completamente ridisegnata. Non un aeroporto alternativo al Vincenzo Bellini, ma una sua estensione funzionale.
Aeroporto il terminal di Centuripe come “estensione” dello scalo di Catania
“Oggi non si può pensare, secondo me, a mio avviso, di risolvere il problema di Fontanarossa con un nuovo aeroporto. Si sente parlare molto di nuovi aeroporti. Anche Comiso, per certi versi, è stato ridefinito in questo modo. Però bisogna partire da una premessa: un grande aeroporto deve stare vicino a una grande città. Catania è una grande città, soprattutto è un’area metropolitana enorme e forse l’unica vera grande area metropolitana in Sicilia”, commenta Salerno.
“Quello che si sta facendo a Fontanarossa è, per certi versi, una politica di sviluppo – aggiunge -. Si stanno facendo tanti lavori di ristrutturazione, nuove strutture e si sta allungando la pista. Si sono portati la ferrovia, la metropolitana e il Catania Airport Connection: è un lavoro molto ben fatto, che va apprezzato. Si stanno ampliando i terminal e sono cresciuti anche i parcheggi, anche se in maniera piuttosto selvaggia, perché bisognerebbe fare multipiano anziché invadere completamente il sedime attorno all’aeroporto”.
“Però le politiche di sviluppo dell’aeroporto di Fontanarossa sono fondamentalmente corrette e vanno apprezzate. Il punto è che Fontanarossa è soffocato, è arrivato al limite delle sue possibilità di crescita, e la Sicilia; invece, richiede — quella Sicilia che guarda a Catania come riferimento — una struttura aeroportuale molto più grande di quella che attualmente, in questo contesto, potrebbe essere realizzata”, spiega ancora Salerno.
Il limite degli spazi
Il limite, però, è rappresentato dagli spazi. “Fontanarossa è ormai inserito in un contesto urbano che rende difficile un ulteriore sviluppo significativo. Da qui l’ipotesi di utilizzare l’area individuata dalla Kore nel territorio di Centuripe, a poca distanza dallo scalo catanese”, illustra il presidente dell’Università Kore.
“L’idea – dichiara – è quella di mantenere a Fontanarossa il terminal principale, il check-in e il check-out, mentre il nuovo polo dovrebbe ospitare una seconda pista e un altro terminal destinato soprattutto ai voli internazionali a medio e lungo raggio. I collegamenti tra le due strutture dovrebbero essere permanenti e autonomi. Nel progetto originario era stata ipotizzata anche una monorotaia sospesa, così da attraversare la Piana di Catania limitando l’impatto sulle coltivazioni”.
Fondamentale la scelta del luogo
Ma c’è un elemento tecnico che, alla luce degli eventi degli ultimi mesi, assume un peso particolare: i venti. La posizione individuata dalla Kore, secondo il presidente, avrebbe infatti una funzione anche sul piano della resilienza operativa. I due scali, pur facendo parte dello stesso sistema, si troverebbero in posizioni differenti rispetto alle principali direttrici dei fenomeni atmosferici. “È difficile che ci siano due o tre eventi atmosferici convergenti, provenienti da due o tre direzioni diverse”, ha osservato Cataldo Salerno.
“Quello che avevamo pensato noi dovrebbe essere il terminal dei voli internazionali a medio e lungo raggio, mentre quelli nazionali dovrebbero rimanere al Vincenzo Bellini. Il vento potrebbe anche arrivare, ma in questo caso non arriverebbe a Fontanarossa – spiega ancora il presidente dell’Università Kore – perché le due piste si trovano su due punti completamente diversi. È difficile che ci siano due o tre eventi atmosferici convergenti, provenienti da due o tre direzioni diverse”.
L’area in cui sarebbe potuta nascere la pista di Centuripe era stata già individuata. L’area aeroportuale catanese-ennese, sebbene estesa, resterebbe comunque la metà di Fiumicino.
“Dobbiamo pensare che tutta l’area aeroportuale di Catania, così strutturata, quindi da Fontanarossa a questo nuovo terminal, è più piccola dell’area interessata dall’aeroporto di Fiumicino, circa la metà. Parliamo – dichiara Salerno -. È quella che, venendo da Catania sull’autostrada verso Palermo, si trova sull’altopiano, su un leggero altipiano, sulla destra della corsia Catania-Palermo, partendo da Gerbini. Quando si entra nel territorio della provincia di Enna, fino quasi a Catenanuova”.
L’Etna, in base ai contenuti del progetto, tornerebbe a essere solo il patrimonio Unesco attrattivo per i turisti che hanno scelto la Sicilia fino ad oggi.
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