L’aggressione avvenuta all’ospedale Gravina di Caltagirone, resa nota nei giorni scorsi, ha riportato al centro dell’attenzione il tema della sicurezza degli operatori sanitari all’interno delle strutture ospedaliere siciliane. Un medico in servizio nel reparto di Psichiatria sarebbe stato aggredito da un 28enne, che avrebbe successivamente danneggiato anche il computer e il cellulare del professionista.
Un episodio che riporta alla memoria una lunga serie di casi che recentemente hanno coinvolto medici, infermieri e altri operatori sanitari, vittime di aggressioni fisiche, insulti e minacce. Una problematica che, soprattutto nei Pronto Soccorso, si intreccia con altri nodi irrisolti della sanità siciliana: carenze di personale, tempi di attesa, difficoltà organizzative e differenze tra strutture centrali e presidi periferici.
Aggressioni in ospedale, Psichiatria e Pronto Soccorso le aree più esposte
Il fenomeno, secondo Elisabetta Lombardo, segretaria di Anaao Assomed Sicilia, intervenuta al QdS, deve essere analizzato tenendo conto delle diverse caratteristiche dei reparti e delle condizioni nelle quali gli operatori sono chiamati a lavorare.
“Il fenomeno è molto eterogeneo e va analizzato nei diversi contesti. È chiaro che ci sono delle aree in cui i sanitari sono più esposti e in questo senso mi riferisco alle aree di specializzazione in cui ci sono tipologie di lavoro per le quali il rischio aumenta”, spiega Lombardo. Tra queste ci sono soprattutto i Pronto Soccorso, dove si concentrano fattori di diversa natura, e la Psichiatria, dove possono essere presenti pazienti con squilibri psichici acuti.
“Ci sono pazienti che hanno squilibri psichici acuti e che non sono in grado di capire cosa gli sta succedendo”, aggiunge la segretaria di Anaao Assomed Sicilia.
Nel caso di Caltagirone, secondo quanto riferito da Lombardo, ci sarebbe inoltre un ulteriore elemento legato alla persona coinvolta nell’aggressione. “Pare che si trattasse di un soggetto noto alle forze dell’ordine, che aveva accoltellato un poliziotto e che sarebbe stato ricoverato lì in sostituzione di uno stato di detenzione”, afferma.
Il problema delle lunghe attese
Se in Psichiatria il rischio può essere collegato alle condizioni del paziente, nei Pronto Soccorso uno degli elementi di maggiore criticità è rappresentato dai tempi di attesa, che possono diventare fonte di tensione soprattutto quando le strutture devono fare i conti con una disponibilità di personale insufficiente.
“Nei casi del Pronto Soccorso si parla spesso di pazienti che devono attendere molto e in questo incidono le carenze di personale, in particolar modo nelle zone periferiche”, sottolinea Lombardo. Una situazione che rende ancora più complesso il lavoro quotidiano dei sanitari e che rischia di alimentare un circolo vizioso nel quale le difficoltà organizzative finiscono per incidere anche sulla gestione delle emergenze.
Nelle strutture più centrali, secondo la rappresentante sindacale, alcune delle criticità risultano invece maggiormente contenute anche grazie ai provvedimenti adottati nelle aree caratterizzate da un più elevato livello di stress lavorativo.
Dal caso al Cannizzaro alla raccomandazione ministeriale numero 8
Gli episodi più gravi registrati negli ospedali siciliani dimostrano come il problema della sicurezza non possa essere affrontato soltanto dopo che l’aggressione si è verificata. Lombardo ricorda, tra gli altri, il caso avvenuto al Cannizzaro, dove una professionista sanitaria è stata vittima di una violenta aggressione.
“Nei Pronto Soccorso ci sono stati eventi gravissimi, come quello del Cannizzaro che ha visto una collega picchiata in modo molto violento e questo fa capire come debbano essere presi provvedimenti organizzativi, strutturali e di vigilanza, come afferma la raccomandazione ministeriale numero 8”, afferma.
Per Anaao Assomed Sicilia, dunque, la prevenzione deve passare da un insieme di interventi che riguardino non soltanto la vigilanza, ma anche l’organizzazione degli spazi, la gestione del personale e le condizioni complessive di lavoro. “Psichiatria e Pronto Soccorso sono le aree che devono essere maggiormente attenzionate perché l’aggressione è un evento finale che ha molteplici cause”, commenta Lombardo.
La carenza di personale pesa soprattutto negli ospedali periferici
Il tema della sicurezza degli operatori si lega quindi direttamente a quello delle carenze di organico, particolarmente rilevanti nelle strutture periferiche dell’Isola. Il sindacato chiede una maggiore organizzazione delle strutture e un intervento sulle carenze di personale che, secondo Lombardo, “nelle periferie sono enormi”.
“Abbiamo tantissimi Pronto Soccorso con carenze di personale e organizzative che riguardano soprattutto l’ambito dell’emergenza e l’impossibilità di garantire gli stessi standard dei centri urbani”, spiega.
A rendere ancora più complessa la situazione ci sono anche le difficoltà logistiche. Il trasferimento di un paziente verso un altro ospedale dotato di una determinata specializzazione, come la neurochirurgia, può infatti diventare più complicato quando si opera in territori periferici.
“Si crea un circolo vizioso che porta anche un rischio clinico. C’è da dire che per fare, per esempio, un trasporto in un altro ospedale dove c’è la neurochirurgia ci sono anche problemi logistici”, aggiunge Lombardo.
Il caso dell’Asp di Siracusa: “La coperta è cortissima”
Una situazione emblematica delle difficoltà legate alla distribuzione del personale viene indicata nell’Asp di Siracusa. “Sono stati spostati i dipendenti del Pronto Soccorso, già in carenza di organico, e che volevano spostare in altri presidi della provincia, nella fattispecie Noto, per poi coprire i turni del Pronto Soccorso di Siracusa con altri colleghi mobilizzati”, racconta Lombardo.
La necessità di garantire la copertura dei turni nei diversi presidi rischia così di produrre un effetto a catena: per rafforzare una struttura si finisce per sottrarre personale a un’altra. “Per andare a coprire i piccoli Pronto Soccorso si è deciso di fare mobilizzazioni anomale, perché così si sguarnisce un ospedale per poi andarne a coprire un altro più piccolino”, sottolinea la segretaria di Anaao Assomed Sicilia.
Una questione che, secondo il sindacato, pone anche un interrogativo più ampio sulla capacità degli ospedali periferici di attrarre e trattenere professionisti. “Questo problema lo abbiamo trattato in seno al sindacato perché la coperta è cortissima. Io credo che se questi ospedali periferici funzionassero in maniera efficiente nessuno se ne vorrebbe andare. Dobbiamo chiederci per quale motivo non ci sono medici che rimangono nei piccoli ospedali”, afferma Lombardo.
Aggressioni negli ospedali, una primo passo: più medici, risorse e incentivi per rafforzare la sanità siciliana
Il confronto con le istituzioni regionali deve quindi proseguire partendo da un rafforzamento complessivo del sistema. La richiesta è quella di mettere in campo “più risorse e assunzioni, più medici, più finanziamenti e più incentivi”, con l’obiettivo di rendere maggiormente attrattivo il lavoro nelle strutture che oggi presentano le maggiori difficoltà.
Un nodo importante riguarda anche la retribuzione e il riconoscimento delle condizioni di lavoro particolarmente gravose. “Per poter avere medici che vogliono lavorare ci vuole anche una buona retribuzione. Speriamo che il lavoro del medico del Pronto Soccorso prima o poi venga riconosciuto come usurante”, conclude Lombardo.
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