Milano, 7 set. (askanews) – L’Africa subsahariana resta uno dei mercati con il maggiore potenziale di lungo periodo per le bevande alcoliche, sostenuta da popolazioni giovani, urbanizzazione e crescita delle classi medie, ma con forti differenze tra Paesi, pressione sui redditi, difficoltà distributive e una netta prevalenza delle produzioni locali. Lo spiega l’ultimo report in ordine di tempo pubblicato dall’International wine and spirits record (Iwsr), in cui si precisa che nel 2025 i volumi complessivi sono aumentati dell’1% e si prevede tra il 2025 e il 2035 una crescita media annua composta del 2%, con progressi in tutte le principali categorie.
Nel 2025 i “ready to drink” (Rdt) hanno registrato la crescita più sostenuta, con un aumento dell’11%, seguiti dai distillati con il 6%. La birra è salita dell’1%, mentre il vino ha perso il 3%. I distillati di agave hanno guadagnato l’8% e dovrebbero crescere mediamente del 5% all’anno fino al 2035. “La popolazione è giovane, cresce rapidamente e si urbanizza a grande velocità, creando una spinta strutturale alla domanda in diversi mercati” ha affermato Russell Menezes, direttore della ricerca per Africa e Medio Oriente di IWSR, precisando che a questa dinamica si lega il consumo aspirazionale: alcuni marchi vengono scelti anche come segni di prestigio e crescita sociale, soprattutto nelle occasioni speciali. La società internazionale specializzata nei dati, nelle analisi e nelle previsioni sui mercati delle bevande alcoliche e no/low alcohol rileva questo comportamento in Sudafrica, Nigeria, Tanzania, Ghana e Etiopia.
La tendenza dominante degli ultimi anni resta però il downtrading, cioè lo spostamento verso prodotti meno costosi. I consumatori passano dai distillati alla birra, dai marchi importati a quelli locali e, in alcuni casi, dai prodotti industriali a quelli artigianali o informali. Crescono anche i formati più piccoli, che permettono di contenere la spesa.
La produzione nazionale domina gran parte dei consumi. Nel 2025 i prodotti locali rappresentavano il 97% dei volumi di birra, l’80% dei distillati, l’87% dei ready to drink, il 59% del vino e il 71% del sidro. “Non ci sono dubbi sulle dimensioni dell’opportunità offerta dall’Africa subsahariana, ma coglierla è complicato dalla volatilità strutturale, dalla persistente prevalenza di prodotti locali e artigianali a basso prezzo e dalle difficoltà distributive” ha spiegato Menezes, rimarcando che a queste condizioni si aggiungono differenze culturali e religiose, con mercati nei quali il consumo di alcol è limitato o vietato. Anche infrastrutture e reti commerciali cambiano molto da un Paese all’altro, rendendo poco efficace una lettura dell’Africa subsahariana come mercato unitario.
In Sudafrica la pressione sui redditi continua a favorire moderazione e contenimento della spesa, anche se Iwsr registra segnali di maggiore fiducia tra i consumatori della Generazione Z. La birra resta la categoria più resistente: nel 2025 i volumi sono aumentati del 3% e dovrebbero crescere mediamente del 2% all’anno fino al 2035. I “ready to drink” sono saliti del 14% nel 2025: formati piccoli, prezzi più accessibili e praticità incontrano soprattutto le preferenze delle donne e dei consumatori più giovani in età legale, favorendo in parte lo spostamento dalle bottiglie di vino e distillati verso bevande già miscelate.
Nei distillati emergono dinamiche molto diverse. Il whisky canadese è cresciuto dell’8% e l’Irish whiskey del 2%. Secondo Iwsr, una parte dei consumatori della classe media li percepisce come più accessibili dello Scotch e qualitativamente superiori al whisky sudafricano. Sullo Scotch, invece, promozioni e sconti frequenti rischiano di indebolire il valore percepito di alcuni marchi. Cognac e Armagnac hanno guadagnato il 18% nel 2025 e dovrebbero crescere mediamente del 5% all’anno fino al 2035, sostenuti dal prestigio attribuito alla categoria tra le fasce medio-alte e i consumatori più giovani. La Tequila è salita del 7%, grazie sia al consumo in shot sia all’interesse per le referenze premium destinate a una degustazione più lenta. L’International wine and spirits record prevede per questa categoria una crescita a valore superiore a quella dei volumi.
In Nigeria la questione generazionale è più marcata. La Generazione Z partecipa meno al consumo di alcol rispetto alle fasce precedenti e molti giovani astemi dichiarano scarsa intenzione di iniziare a bere. I Millennials restano quindi il gruppo decisivo: rappresentano la quota più ampia dei consumatori, partecipano più frequentemente alle occasioni di consumo e registrano anche quelle più intense. Rtd e distillati, soprattutto locali, sono aumentati entrambi dell’8% nel 2025 e per entrambe le categorie Iwsr prevede una crescita media annua del 3% fino al 2035. Gin, bitter, liquori alla crema e whisky figurano tra le tipologie più dinamiche.
Mentre il blended Scotch arretra, il downtrading favorisce le etichette indiane: il whisky indiano incontra sia la domanda della comunità indiana sia quella di consumatori nigeriani attratti da prodotti con un posizionamento aspirazionale e un rapporto tra prezzo e valore percepito più favorevole. Il blended Scotch mantiene comunque una base di consumatori molto più ampia. Nei “ready to drink” prevalgono le “flavoured alcoholic beverages” (Fab), cioè bevande alcoliche aromatizzate: dal profilo generalmente più dolce rispetto alla birra e la praticità ne sostengono la diffusione soprattutto tra le donne e i consumatori più giovani in età legale.
In Kenya i distillati locali, in particolare quelli di canna aromatizzati e il brandy, sono cresciuti del 13% nel 2025, mentre i Rtd hanno guadagnato il 14%. Fino al 2035 Iwsr prevede una crescita media annua del 2% per i distillati e del 4% per i ready to drink. Cresce anche il segmento dei cocktail e long drink, con progressi sia per i marchi locali sia per quelli importati. I dati più vistosi riguardano però Irish whiskey e Tequila: nel 2025 il primo è aumentato del 35% e la seconda del 65%. Tra il 2025 e il 2035 la crescita media annua dovrebbe rallentare rispettivamente al 3% e al 6%, anche in relazione a un previsto miglioramento delle condizioni economiche del Paese.
L’analisi di IWSR sull’Africa subsahariana comprende Angola, Benin, Botswana, Camerun, Congo, Repubblica Democratica del Congo, Gibuti, Guinea Equatoriale, Etiopia, Gabon, Ghana, Costa d’Avorio, Kenya, Mauritius, Mozambico, Namibia, Nigeria, Réunion, Senegal, Seychelles, Sudafrica, Tanzania, Togo, Uganda e Zambia.

