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Amministrative in Sicilia, il centrodestra diviso cede territorio ai progressisti

Amministrative in Sicilia, il centrodestra diviso cede territorio ai progressisti
Immagine di repertorio, di Sergio Oliviero da Imagoeconomica

Il risultato complessivo legittima la necessità odierna della maggioranza di governo al confronto interno, ma anche la continuità d’opera per il campo progressista che ha toccato con mano come il centrodestra non sia più una corazzata inespugnabile

Le amministrative hanno regole d’ingaggio diverse e nel più dei casi esulano il mero consenso di cui gode un singolo partito o l’intera coalizione. Delusi quanti si aspettavano un’onda anti centrodestra che dava seguito alla bocciatura siciliana della riforma Nordio, delusi quanti si aspettavano la risposta del territorio a candidature fortemente sponsorizzate nel centrodestra.

Il risultato complessivo però legittima la necessità odierna della maggioranza di governo al confronto interno, ma anche la continuità d’opera per il campo progressista che ha toccato con mano come il centrodestra non sia più una corazzata inespugnabile.

Le roccaforti locali reggono l’assedio

La competizione elettorale non ha offerto grandi sorprese ed i risultati erano già ampiamente pronosticabili. Messina ha riconfermato l’uscente Federico Basile, confermando che a Messina ed in provincia dello Stretto è Cateno De Luca il leader dei voti comunali.

Termini Imerese ha riconfermato Maria Terranova malgrado il forte impegno del centrodestra per espugnare la nuova roccaforte a Cinque stelle candidando l’ex senatore Antonio Battaglia.

Enna si è stretta attorno all’ex senatore dem Mirello Crisafulli, che ha corso senza il simbolo del Partito Democratico.

Parlando di roccaforti, a Raffadali non sorprende nessuno che la maggioranza degli elettori abbia espresso la propria preferenza per Ida Cuffaro, nipote di Totò Cuffaro. La roccaforte democristiana si è imposta anche a Ribera, dove il candidato eletto sindaco era il capogruppo dei cuffariani all’Ars Carmelo Pace.

L’esperimento progressista di Agrigento premia il centrosinistra

Le sorprese sono arrivate invece nei comuni in cui le partite erano aperte e le scelte hanno premiato o bocciato in base alla coesione delle alleanze. Agrigento è uno di questi casi. Per quanto ancora forte l’influenza sul territorio di vari attori di prima linea del centrodestra, le divisioni interne alla coalizione – oggi sempre meno coesa – hanno ceduto il passo ad un exploit del campo progressista che diverrà vessillo di una nuova coalizione.

Prossimo al 40%, il “candidato progressista” Michele Sodano, ex M5s, ha portato a casa il risultato atteso dalla coalizione unita con Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Controcorrente, Casa Riformista ed altri affluenti uniti.

Da destra a sinistra in una competizione trasversale

Le amministrative però, come detto, non si possono leggere con la manichea semplicità delle politiche in cui il consenso si costruisce senza il rapporto diretto e mediante una comunicazione mediatica più o meno efficace.

Ci sono rapporti diretti con il territorio e ci sono soprattutto meriti e colpe da analizzare. Se le divisioni interne al centrodestra hanno ceduto terreno alla coalizione opposta su Agrigento, in altre città siciliane le dinamiche conflittuali della maggioranza di governo siciliano hanno inciso forse anche di più.

Come nel caso di Enna e Termini Imerese, dove la trasversalità di questa competizione elettorale ha fornito supporto agli eletti. Parti, correnti, singoli esponenti del centrodestra, hanno infatti appoggiato i candidati dell’opposizione screditando le candidature dell’area di appartenenza.

Il caso Marsala, dove il centrodestra perde due volte

A Marsala, la candidata dell’area progressista Andreana Patti ha visto con circa il 50% dei voti. Una vittoria apparentemente schiacciante ma che in realtà supera di una piccola percentuale la somma dei voti presi dai due candidati di centrodestra.

Col senno di poi non si dovrebbe giudicare, ma è chiaro che il dubbio sorge: se il centrodestra avesse corso unito sostenendo il candidato più forte, forse il candidato del centrosinistra non ce l’avrebbe fatta.

“In Sicilia ci sono alcuni risultati che definirei straordinari – ha commentato ieri sera il segretario regionale del Pd Anthony Barbagallo – perché arrivano in grossi centri amministrati dal centrodestra. Come ad esempio il successo di Andreana Patti a Marsala, la quinta città per numero di abitanti dopo Palermo, Catania, Messina e Siracusa”.

Entusiasmo progressista in Sicilia

“Con il campo alternativo si vince e si batte il centrodestra”, ha detto il coordinatore regionale del M5s Nuccio Di Paola sostenendo che “i risultati del Movimento 5 Stelle e della coalizione progressista alle amministrative in Sicilia testimoniano il gradimento dei cittadini nel presentarsi alle urne per votare candidati specchiati, credibili e capaci. In ciascuno dei comuni dove ci siamo presentati da perno della coalizione progressista – prosegue Di Paola – alternativa alle destre di Schifani e Meloni, abbiamo ottenuto risultati che premiano le nostre scelte e che confermano il grande lavoro fatto sui territori”.

Il centrodestra perde un quarto dei maggiori comuni, crescono i territoriali

Resta che le divisioni nella coalizione, che già avevano mostrato lunghi ed affilati coltelli in occasione di votazioni importanti a Sala d’Ercole e che avevano invalidato parte dell’azione di governo regionale, adesso hanno anche ceduto importanti città siciliane al centrosinistra oppure ne hanno consolidato la leadership.

Nei principali comuni siciliani, il centrodestra ne ha ceduto un quarto alla coalizione di centrosinistra. Il Sud chiama Nord di Cateno De Luca ha confermato la propria roccaforte elettorale nel messinese confermando anche il proprio sindaco a Messina e la new entry della politica siciliana, Controcorrente, conquista terreno e territorio partendo dalla scelta del candidato sindaco di Agrigento con cui si è adesso insediato nella provincia cuffariana contesa tra Dc e Mpa.

L’ombra della disfatta si allunga sulla regionali

Il confronto previsto oggi, tra le forze di centrodestra che come ampiamente auspicato dagli stessi esponenti prima delle amministrative avrebbero dovuto mettere da parte l’ipocrisia ed accettare l’esistenza di una profonda crisi interna, sarà solo il primo momento di scontro che precederà presumibili prezzi da pagare a Roma.

La Sicilia si sta infatti rivelando un territorio ostico per la maggioranza nazionale di Giorgia Meloni ed anche per i singoli vessilli di Fratelli d’Italia e Forza Italia, prima severamente bocciati alla consultazione referendaria ed oggi anche sul territorio grazie all’impossibilità di giocare appieno la partita con candidati unici e sostenuti dall’intera coalizione.

Confronto, quello che si avvia oggi, che precede di poco l’inizio lavori per la variazione di bilancio estiva, di pochi mesi la legge di stabilità. All’orizzonte quindi due sole ipotesi per il centrodestra: ritrovata compattezza oppure una Caporetto anche alle prossime regionali.

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