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Appello di “Caccia Sport e Natura” alla Regione siciliana: “Invertire la rotta sulle ripartizioni faunistico-venatorie”

Appello di “Caccia Sport e Natura” alla Regione siciliana: “Invertire la rotta sulle ripartizioni faunistico-venatorie”
Domenico Portale, presidente dell’Associazione Caccia Sport e Natura

Il presidente Domenico Portale sottolinea al QdS l’importanza di queste realtà nella tutela della biodiversità

In Sicilia le Ripartizioni faunistico-venatorie si trovano in una situazione di forte depotenziamento. Molti di questi uffici provinciali sono stati ormai svuotati di personale, al punto da trovarsi spesso con un solo funzionario in servizio. Una carenza di risorse umane importante, che rende quasi impossibile svolgere i tanti compiti di tutela del territorio e gestione della fauna che la legge assegna alle ripartizioni.

Cosa fanno le Ripartizioni faunistico-venatorie

In base alla legge regionale n. 33 del 1997, le Ripartizioni faunistico-venatorie corrispondono agli uffici provinciali dell’assessorato all’Agricoltura che dovrebbero occuparsi di due attività principali. Da un lato c’è la gestione della caccia, nello specifico: il registro dei cacciatori, la distribuzione dei tesserini di caccia, l’organizzazione degli esami di abilitazione, il coordinamento delle guardie volontarie e non ultimo stabiliscono le zone per l’allenamento dei cani. Dall’altro lato c’è la cura dell’ambiente e degli animali selvatici.

Le Ripartizioni devono procedere ai censimenti della fauna, pianificare i ripopolamenti, gestire le oasi e le zone protette, controllare i centri per gli animali feriti e pagare i risarcimenti agli agricoltori che subiscono danni dalla selvaggina. “Qualcosa che non è avvenuto sicuramente in maniera perfetta con la diffusione, ad esempio, dei cinghiali nei Nebrodi – ha sottolineato Domenico Portale, presidente dell’Associazione Caccia Sport e Natura – una razza estranea che si è inserita nella fauna locale, fino a creare una proliferazione incontrollata, gestibile solo con l’abbattimento”.

La gestione della fauna trascurata in Sicilia

Dunque, nonostante questo lunghissimo elenco di impegni, da molti anni la gestione della fauna in Sicilia è stata trascurata. Per fare un esempio, da circa vent’anni nell’isola non vengono più create nuove zone di Ripopolamento e Cattura e la situazione è peggiorata – come sottolinea Portale – con le ultime riforme volute dall’assessorato. Infatti, ha spiegato il presidente di Caccia Sport e Natura, “le Ripartizioni sono state unite ad altri uffici che si occupano di cose del tutto diverse, come la gestione del personale, mentre i dipendenti sono stati trasferiti altrove. Oggi, molti uffici si trovano con un solo operatore che, pur mettendoci tutta la buona volontà, non può seguire tutte le pratiche”.

Gazze, cornacchie, cinghiali e nutrie: gli equilibri naturali si sono rotti senza controllo

Portale ha inoltre evidenziato un altro aspetto degno di nota: la mancanza di personale è diventata un problema urgente perché, negli anni, in Sicilia, ampie porzioni di territorio sono state trasformate in parchi, riserve e oasi protette. In molti casi è successo limitandosi a mettere dei divieti e dei cartelli, senza fare una vera gestione attiva sul campo. “Senza un controllo adeguato, gli equilibri naturali si sono, così, rotti – ha dichiarato il presidente dell’associazione Caccia Sport e Natura -. Alcune specie sono cresciute a dismisura, come gazze, cornacchie e volpi, insieme ad animali introdotti dall’uomo come appunto cinghiali, ma anche daini e nutrie. Questo soprannumero sta danneggiando pesantemente le specie più deboli e l’agricoltura locale”. Da qui la necessità di un appello alle istituzioni siciliane. “Per uscire da questa emergenza serve un cambio di rotta immediato“.

L’appello di Caccia Sport e Natura a Schifani e all’assessore all’Agricoltura

“Rivolgiamo un appello – ha affermato Portale a nome dell’Associazione – al presidente della Regione e all’assessore all’Agricoltura affinché restituisca subito alle Ripartizioni faunistico-venatorie il personale necessario per lavorare. Solo riassumendo o riassegnando i funzionari sarà possibile tornare a proteggere davvero la biodiversità siciliana, ripristinare le zone di ripopolamento e riparare i danni causati dal soprannumero degli animali selvatici”.