Arene e teatri, in Sicilia si potrebbe già partire ma è caos tra ritardi e assenza di regole chiare - QdS

Arene e teatri, in Sicilia si potrebbe già partire ma è caos tra ritardi e assenza di regole chiare

Melania Tanteri

Arene e teatri, in Sicilia si potrebbe già partire ma è caos tra ritardi e assenza di regole chiare

martedì 19 Maggio 2020 - 00:00
Arene e teatri, in Sicilia si potrebbe già partire ma è caos tra ritardi e assenza di regole chiare

Dall’8 giugno tornano spettacoli ed eventi nell’Isola, ma gli operatori denunciano la mancanza di linee guida

PALERMO – Ritardi. Arene e teatri all’aperto, che finalmente potranno riaprire in Sicilia a partire dall’8 giugno (una settimana prima rispetto a quanto stabilito dal Governo nazionale), sconteranno il gap della stagionalità, oltre i lunghi mesi di inattività da lockdown. Che per tutti o quasi, pubblici o privati, ha impedito la programmazione, e dunque anche l’immediato riavvio ora che il Dpcm del presidente Conte del 17 maggio e la successiva ordinanza regionale emanata dal presidente Musumeci, consentono di riaprire al pubblico.

Ritardi che dovranno essere scontati, in un modo o nell’altro, e che si accumuleranno alla lunga lista di disagi e difficoltà che chi opera in questo settore – dalle produzioni alle messe in scena/proiezioni – dovrà affrontare. Come spiega Giordana Giuffrida, rappresentante dell’Arena Argentina di Catania, una delle sale cinematografiche all’aperto superstiti e tra le più amate della Città dell’elefante.

“Aspettavamo comunicazioni da parte del Governo per l’8 maggio – spiega – con disposizioni e indicazioni su come ripartire. Ma non le abbiamo avute, per cui siamo già in forte ritardo”. Mancano ancora le linee guida della Regione, oltre tutto, anche se alcune ipotesi sulle modalità di ripartenza sono già in campo. “Si parla di capienza ridotta, di spettacolo unico per non fare incontrare flussi di ingresso e di uscita, del controllo della temperatura – continua Giordana – ma occorrono indicazioni certe”.

L’unica certezza sembra essere la data di fine del lockdown, anche se il poco preavviso comporterà per qualcuno la necessità di correre per espletare le operazioni burocratiche propedeutiche alla riapertura. “Per questo – prosegue – le norme ufficiali devono arrivare il prima possibile, per evitare che si perda altro prezioso tempo”.

La ripartenza è comunque una buona notizia, attesa non solo da chi gestisce le strutture ma anche e soprattutto dagli utenti. Che dovranno però scontrarsi con le ridotte capienze: secondo il Dpcm de 17 maggio quella massima all’aperto sarà di 1000 persone, tra maestranze e pubblico, mentre nei luoghi chiusi e il numero di presenze contemporaneamente permesse sarà di 200 persone. Fatte salve le misure di sicurezza come il distanziamento sociale di almeno un metro e l’utilizzo dei dispositivi di sicurezza individuale.

“Immagino si possa occupare un posto ogni due, essendoci un metro circa di distanza – continua Giuffrida. Bisogna capire come ci si dovrà comportare per chi arriverà in coppia, magari convivente”.

Insomma, il clima di incertezza peserebbe ancora troppo per fare previsioni. Per la tenuta occupazionale, ad esempio, per quanto sia possibile ipotizzare che le capacità ridotte delle strutture possano tradursi in tagli di monte ore o salariali. Per la programmazione dei prezzi, per la possibilità stessa di avere gli eventi da mandare in scena: la pellicola nel caso dell’arena, l’artista nel caso di una produzione teatrale o di un concerto. “Una difficoltà che intravedo – prosegue Giuffrida – è relativa ai film, considerato che non ne escono praticamente da febbraio. L’arena si trova con mezza stagione in meno da sfruttare, anche se si può sempre ovviare con le rassegne”.

Difficile ipotizzare anche l’aumento del prezzo, per quanto secondo Giordana Giuffrida i catanesi sarebbero disposti, spinti dall’onda emotiva e dall’affezione per il luogo, a pagare qualcosina in più pur di andare all’arena. “Forse le persone sarebbero disposte a pagare il biglietto cinquanta centesimi o un euro in più, al chiuso però credo che sarà più difficile”.

E il clima di incertezza domina anche Taormina e il suo Teatro Greco, location privilegiata per manifestazioni, concerti e spettacoli. Come spiega il sindaco Mario Bolognari. “Il calendario avrebbe dovuto iniziare a metà giugno con il Taobook, poi continuare con i Nastri d’argento e poi con il Taormina Film Festival. Terminate queste rassegne, avrebbero dovuto partire i concerti di musica leggera, le opere liriche, qualche spettacolo di teatro e di danza – afferma il primo cittadino. Il problema è che questo calendario non è riproponibile, per motivi ovvi. Queste serate fanno il pienone, normalmente – spiega il sindaco: 4500 spettatori, cosa che oggi è impensabile. Tutti gli organizzatori, enti pubblici e soggetti privati, hanno chiesto di poter riprogrammare in modo identico per il 2021 quanto previsto nel 2020”.

Il Comune di Taormina non è proprietario del teatro, che appartiene alla Regione e che è gestito dall’ente Parco archeologico Naxos Taormina, “ma io faccio parte della Commissione regionale per l’assegnazione delle date – continua Bolognari – e ho suggerito di stabilire un principio, cioè che chi quest’anno non può realizzare la propria attività, potrà farlo nel 2021 con una sorta di diritto di prelazione. Per dare certezza che l’anno prossimo, sperando in bene, avremo già un calendario predisposto”.

Questo per il futuro. Quanto all’oggi, il sindaco è possibilista. “Immagino manifestazioni che, per le loro caratteristiche, potrebbero essere confermate nel 2020. Ovviamente non nelle stesse date – continua ancora – ma alcune potrebbero essere ancora immaginate, chiaramente una volta avuta certezza di quali sono le norme da rispettare. C’è però un aspetto tecnico – sottolinea: il Teatro non è organizzato per fare spettacoli, ma per fare visite archeologiche. Per diventare scena per spettacoli, ci vuole chi metta in piedi un palco, che è enorme, che realizzi ex novo le tribune, la segnaletica di emergenza, i camerini per gli artisti”. Insomma, ci vorrebbe un’impresa nel vero senso del termine. “Il gioco potrebbe non valere la candela – ammette. Dobbiamo pensarci bene”.

Una delle soluzioni ipotizzate dal sindaco per fare girare le immagini e il nome di Taormina, potenziando il marketing territoriale in vista del prossimo anno, è quella di effettuare trasmissioni da proporre, poi, in televisione. “Eventi senza pubblico o con pubblico ridottissimo dove si punta, invece, alle riprese televisive – spiega. Quel che ci interessa, in chiave turistica, è che si faccia pubblicità: se una manifestazione non porta pubblico ma va in televisione – conclude – a me sta bene”.

Da Roma disposizioni fuori dalla realtà

Mentre gli operatori siciliani aspettano le linee guida della Regione, per le quali potrebbe essere questione di ore, alcune indicazioni sono arrivate dal Governo nazionale attraverso il Dpcm del 17 maggio. Regole che, però, non convincono, a partire dal numero degli spettatori che non tiene conto delle singole realtà: massimo 1.000 persone per gli spettacoli all’aperto e 200 persone per quelli al chiuso. Una misura che penalizzerebbe le grandi strutture, si pensi per esempio nell’Isola ai teatri di Taormina e Siracusa.
Tra le altre regole, previsto il distanziamento anche tra gli artisti, misurazione della febbre a maestranze e pubblico, con divieto di partecipazione per chi ha più di 37,5 gradi di febbre; uso obbligatorio della mascherina e niente vendita di cibo, quindi stop a pop corn e bibite; uso ove possibile di biglietti elettronici e limitazione dell’uso del contante, pulizia dei locali anche tra uno spettacolo e l’altro, mantenimento delle distanze personali anche nell’accesso ai servizi igienici.

L’assessore Manlio Messina ammette: “Parametri illogici e confusione”

PALERMO – Il governo regionale si deve attenere a quanto stabilito dal governo nazionale – spiega l’assessore al Turismo della Regione siciliana, Manlio Messina. Sono arrivate le misure di contenimento per quanto riguarda i teatri e i cinema all’aperto – precisa – e noi abbiamo evidenziato alcuni parametri da modificare, perché quanto previsto, ovvero un massimo di 1000 persone per le strutture all’aperto e di massimo di 200 persone per le strutture al chiuso, riteniamo che non sia logico; non è un parametro oggettivo – incalza – perché un teatro può contenere solo 1000 persone anche quando ha la capacità di 5000 posti? Insomma – precisa – in questo momento è in corso un dibattito per cercare di creare dei parametri più attinenti alla realtà”.

Regione al lavoro, dunque, per realizzare quelle linee guida alle quali poi dovranno attenersi i gestori delle sale.”C’è troppa confusione – ammette l’assessore Messina – e questo in tutti i campi. Non c’è uniformità di visione, e questo rallenta la ripartenza di alcuni settori”. Motivo per cui si è arrivati in ritardo con le ordinanze che, comunque, hanno fatto seguito al Dpcm emanato allena due giorni fa.

Diverso il discorso per il sostegno economico alle attività danneggiate dal lungo periodo di chiusura. Per quanto riguarda gli aiuti economici Messina parla di un fondo di 10 milioni di euro per tutto il comparto, che riguarda sia gli spettacoli dal vivo che i cinema. Una sorta di contributo per il mancato sbigliettamento. “Siamo decisamente azzoppati dal punto di vista turistico – ammette Messina: le tragedie greche sono un esempio di mancati introiti dal versate turistico, ma anche la stagione a Taormina sembra compromessa”.

La difficoltà più grande sarebbe quella di trovare un imprenditore o più imprenditori, disposti ad assumersi un rischio maggiore rispetto al passato, potendo contare su una riduzione di posti di oltre un terzo. “Noi stiamo facendo il possibile per sostenere queste imprese – continua l’assessore Messina. Tra le azioni poste in essere, per gli eventi del 2020, stiamo studiando un contributo destinato chi ha il coraggio di assumersi il rischio imprenditoriale: stiamo puntando a creare un fondo che preveda una percentuale tra il 50 e il 70 per cento della copertura dei costi per i progetti accettati”.

Nel frattempo, nei territori si prova ad organizzarsi. Come a Catania dove, su input dell’assessore alla Cultura e grandi eventi, Barbara Mirabella, si pensa a utilizzare gli spazi all’aperto per organizzare la rassegna estiva del Comune. “L’intento che ci siamo posti – ha detto l’assessora – è quello di ridisegnare gli spazi pubblici per fare ripartire la filiera del teatro e degli eventi culturali. Convinti, come siamo, che Catania con le sue corti e le sue splendide piazze sia una straordinaria scena a cielo aperto – ha continuato la Mirabella – abbiamo pensato a nuovi layout per garantire sicurezza e tutela sia ai professionisti dello spettacolo che al pubblico, non trascurando la mobilità. Con il sindaco lavoriamo al recupero di una Estate catanese con eventi ‘composti’ che coinvolgano la città nella sua interezza”.

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