Roma, 12 mag. (askanews) – Etichette commestibili per frutta e verdura, ottenute attraverso bioprodotti della lavorazione delle mele, che permettono un compostaggio “pulito” superando al tempo stesso i rischi legati all’ingestione involontaria. E’ il risultato del progetto APPEAL – Agrifood Protected by Printable Edible Authenticating Label, finanziato dal Fondo Italiano per le Scienze Applicate (Fisa) del Ministero dell’Università e della Ricerca e coordinato dal Politecnico di Milano insieme a sette partner scientifici e industriali, tra cui il Consorzio Melinda.
Il gruppo di ricerca del Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano ha realizzato una nuova generazione di bollini commestibili ottenuti da ingredienti vegetali e matrici a base di polisaccaridi e pectina, recuperata anche dai sottoprodotti della lavorazione delle mele. Grande attenzione è stata dedicata allo sviluppo di film edibili, colle alimentari a base acqua e inchiostri compatibili con la stampa food-grade, progettati per garantire sicurezza, stabilità e leggibilità delle informazioni.
“L’obiettivo era progettare un’etichetta non solo edibile e sicura, ma anche pronta a rispondere alle nuove esigenze normative e industriali – spiega Andrea Macrelli, ricercatore del Dipartimento di Energia del Politecnico – I prototipi sviluppati sono già conformi agli obiettivi previsti dal PPWR, il nuovo regolamento europeo sugli imballaggi che entrerà in vigore ad agosto. Inoltre, la soluzione è pensata per essere facilmente scalabile a livello industriale e adattabile alle diverse applicazioni ortofrutticole”.
Accanto ai benefici ambientali, il progetto evidenzia anche importanti ricadute sanitarie. L’ingestione accidentale di etichette tradizionali è infatti un fenomeno molto più diffuso di quanto si pensi: secondo le stime, gli italiani ne ingerirebbero inconsapevolmente tra i 9 e i 22 milioni ogni anno. Test biologici in vitro “hanno evidenziato un’elevata biocompatibilità e l’assenza di segnali di danno cellulare, genotossicità o immunotossicità – spiega Ilaria Vitali, ricercatrice del Dipartimento di Scienze Mediche dell’Università di Ferrara – Anche dopo digestione simulata secondo protocollo INFOGEST, i campioni si sono dimostrati sicuri per i modelli intestinali ed epatici analizzati”.
L’etichetta è inoltre progettata su tre livelli di sicurezza, con accesso differenziato alle informazioni lungo tutta la filiera: i dati pubblici possono essere letti tramite smartphone dai consumatori che possono inoltre verificare l’autenticità dell’etichetta utilizzando semplici torce UV sfruttando le funzionalità dell’applicazione mobile, mentre le informazioni avanzate e riservate sono accessibili agli operatori attraverso strumenti ottici dedicati.

