Ars, si blocca l’iter del Ddl su doppia preferenza di genere - QdS

Ars, si blocca l’iter del Ddl su doppia preferenza di genere

Raffaella Pessina

Ars, si blocca l’iter del Ddl su doppia preferenza di genere

martedì 26 Aprile 2022 - 06:30

Pellegrino (Fi): “No ad apartheid elettorale, serve riflessione più ampia”. Politica e pari opportunità tra uomini e donne: in Sicilia partiti divisi

PALERMO – Resta al palo la legge sulla doppia preferenza di genere che non verrà approvata dall’Assemblea regionale siciliana. Almeno per il momento. Il documento, che era fermo dall’anno scorso in commissione Affari Istituzionali di Palazzo dei Normanni era nato dalla volontà di più forze politiche a cominciare dal Partito democratico che nell’aprile del 2019 aveva presentato il ddl n.548 per “obbligare” la presenza femminile alle elezioni regionali. Oltre ai dem hanno presentato ddl simili anche Italia Viva, Claudio Fava del gruppo Misto e Forza Italia con Caronia e Ternullo. Tutti documenti che sono stati accorpati al primo.

Della bontà del provvedimento si era convinto il capogruppo del Pd all’Ars Giuseppe Lupo: “Una norma che introduca la doppia preferenza – aveva detto – già in vigore per le elezioni comunali, anche nelle consultazioni per il rinnovo dell’Assemblea regionale è un atto di civiltà e di democrazia che proietterebbe la Sicilia verso una politica di rispetto del ruolo e dell’importanza delle donne in politica, rimuovendo gli ostacoli che oggi impediscono la parità nelle cariche elettive”.

Adesso lo scenario è mutato e il disegno di legge è andato a fare compagnia a tanti altri chiusi nei cassetti delle commissioni. Il Quotidiano di Sicilia ha intervistato Stefano Pellegrino, presidente della commissione Affari Istituzionali Ars.

Sul disegno di legge all’Ars relativo all’introduzione della doppia preferenza di genere alle elezioni è calato un silenzio assordante. Come mai?
“In prima istanza lo avevamo accantonato perché attendevamo delle riflessioni e considerazioni da parte dell’Anci e delle altre associazioni coinvolte. L’opinione comune è stata che la doppia preferenza venga addirittura rimossa per le amministrative piuttosto che incrementare il doppio voto di preferenza di genere anche per le regionali. Ci siamo quindi fermati in attesa di una migliore riconsiderazione della materia. C’era stata già una precisa presa di posizione da parte dei sindaci e dei consiglieri regionali in merito, condividendo il fatto che la doppia preferenza non solo potesse danneggiare l’immagine femminile dal punto di vista politico, sociale e anche culturale. Su questo si sta battendo anche Emma Bonino (+Europa) che mi ha detto che sarebbe intervenuta in Sicilia qualora vi fossero state delle situazioni del genere, a sostegno della difesa dell’immagine e della cultura della donna, che non può essere mortificata con un apartheid elettorale”.

Altre Regioni, però, hanno applicato la doppia preferenza di genere e voi come vi ponete in tal senso?
“No, le Regioni a statuto speciale no. Alle ultime tornate elettorali del 2020 e 2021 sia il Trentino Alto Adige, che la Valle d’Aosta hanno votato senza la doppia preferenza perché la sentenza della Corte Costituzionale cui si faceva riferimento erroneamente, me la sono studiata perché io sono anche giurista oltre che deputato e faccio l’avvocato da 40 anni, e le dico che la Corte Costituzionale non impone assolutamente la doppia preferenza, ma dice che deve essere garantita la parità di genere. Io ritengo che debba essere garantita attraverso una lista paritaria di genere, cioè 50% donne e 50% uomini, perché spetta ai partiti promuovere le figure femminili piuttosto che orientarsi verso una imposizione o verso delle strategie elettorali perverse che si innescano con la doppia preferenza. Io ho detto sempre che i Cinquestelle non sono delle bestie rare perché su 20 deputati , 9 o 10 sono donne senza il bisogno della doppia preferenza.

Quindi questo cosa vuol dire, secondo Lei?
“Questo vuol dire che se si vuole sollecitare la presenza di donne o avvantaggiare le donne, lo si può fare sicuramente attraverso i partiti e secondo i meriti della donna, così ha sottolineato più volte anche Emma Bonino, secondo quelle che sono da parte dei movimenti politici e culturali, le necessità di promuovere le figure femminili piuttosto che solamente quelle maschili e quindi si tratterebbe di un fatto poco edificante e poco decoroso per la donna”.

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