Milano, 29 apr. (askanews) – Il mercato cinese dell’auto “involve”, con volumi a bassa crescita, prezzi in forte riduzione, innovazione accelerata, con un gap tecnologico con il mondo occidentale in aumento, e una spinta sempre più forte verso l’export. È quanto emerge dall’aggiornamento del Global Automotive Outlook di AlixPartners presentato a Milano al rientro dal Salone dell’Auto di Pechino. “Il mercato cinese non cresce più in volumi, sta involvendo: in rapida sequenza sviluppa, matura e commoditizza la tecnologia, offerta come aumento di contenuto a fronte di prezzi in diminuzione”, ha detto Dario Duse responsabile Italia di AlixPartners.
Da gennaio 2023 a settembre 2025 i prezzi delle elettriche in Cina sono scesi del 23%: su Alibaba è possibile acquistare una elettrica di segmento C con diversi optional a un prezzo pari a 11mila euro. Il mercato resta però segnato da competizione e sovracapacità: operano ancora 143 player, ma solo 8 vendono più di 400mila auto, mentre l’utilizzo degli impianti è al 50% circa.
Il divario aumenta soprattutto sul Software-Defined Vehicle (Sdv): il 36% dei costruttori cinesi investe oltre metà del budget R&D sugli Sdv, contro il 19% degli europei; l’80% utilizza virtualizzazione e digital twin contro il 50% in Europa; il 40% sviluppa l’intelligenza in casa, contro il 25% in Europa e Usa. “Il divario con i costruttori occidentali, ancora troppo legati a un prodotto auto che i cinesi vedono invece come piattaforma software adattabile a un hardware veicolo, aumenta”, ha spiegato Duse.
Con un vantaggio di costo stimato al 35%, tecnologie diffuse ad alta scala, design e finiture ormai comparabili agli standard occidentali, i produttori cinesi hanno esportato più di 7 milioni di veicoli nel 2025, il 21% in più, con l’Europa come prima destinazione. L’export è anche più redditizio del mercato domestico: l’Ebitda dei primi cinque esportatori cinesi è stato nel 2024 del 60% più alto della media dei costruttori cinesi, con un margine dell’8,4% contro il 5,2% medio.
Oltre all’export, i costruttori cinesi stanno installando capacità produttiva fuori dai confini domestici: dagli 1,2 milioni di veicoli prodotti all’estero nel 2025, AlixPartners prevede un aumento a 3,4 milioni nel 2030, di cui circa 1,6 milioni in Europa.
In Europa i volumi restano piatti e lontani dai livelli pre-Covid. Il recupero atteso al 2030 sarà trainato quasi solo dai brand cinesi, con circa 800mila veicoli in più e una quota dal 9% al 13%. In Italia la quota dei brand cinesi è raddoppiata in un anno, dal 3% al 6%, superando il 7% nell’ultimo trimestre del 2025. La crescita degli altri brand cinesi oltre MG, inclusa Byd, è salita di sette volte, dallo 0,4% al 2,8%.
La concorrenza cinese si fa sentire anche fra i fornitori. Tra il 2022 e il 2028 sono annunciati 19 nuovi stabilimenti di fornitori cinesi in Europa, non solo nelle batterie ma anche in elettronica, chassis e pneumatici, a fronte di 36 impianti in meno tra i fornitori europei. La sovracapacità produttiva europea resta un nodo irrisolto: la produzione è scesa a circa 17 milioni di veicoli, con un utilizzo degli impianti intorno al 55%. La profittabilità Ebit dei primi dieci Oem si è dimezzata, dall’8,9% del 2023 al 4,5% nel 2025.

