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Auto, guerra Iran aiuta export elettriche Cina: +120% (Wsj)

Auto, guerra Iran aiuta export elettriche Cina: +120% (Wsj)

Assieme al caro-benzina spinge la domanda estera

Roma, 10 ago. (askanews) – La guerra in Iran, facendo salire i prezzi della benzina a livello globale, sta inavvertitamente favorendo i produttori cinesi di auto elettriche, che sfruttano la maggiore domanda estera per smaltire l’eccesso di scorte accumulato per la debolezza del mercato interno. Lo riferisce il Wall Street Journal, in un’analisi.

Le esportazioni cinesi di veicoli elettrici sono cresciute del 120% nel primo semestre 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo dati dell’Agenzia internazionale per l’energia (Iea) citati dal quotidiano. Le vendite di elettriche sono raddoppiate in Brasile, Australia, Corea del Sud e Vietnam, mentre in Colombia sono quadruplicate. A livello globale le elettriche dovrebbero rappresentare il 29% delle vendite di auto nuove nel 2026, dal 25% dello scorso anno.

In Europa e Regno Unito, dove i dazi sono meno punitivi rispetto agli Stati Uniti, i marchi cinesi guadagnano terreno. Secondo l’Associazione dei costruttori automobilistici europei (Acea), a giugno cinque brand cinesi (Geely, SAIC Motor, BYD, Chery, Leapmotor) hanno rappresentato il 12,1% delle nuove immatricolazioni in Ue e Regno Unito, dal 7,7% di un anno prima. Tra i più colpiti Volkswagen, le cui consegne in Cina sono calate del 37% su base annua nel secondo trimestre, con il titolo ai minimi dal 2011.

Secondo il Wall Street Journal, produrre un’elettrica in Cina costa circa il 35% in meno rispetto all’Europa, grazie al basso costo del lavoro e a una filiera più solida.

Diversi governi del Sud-est asiatico puntano sulle elettriche per ridurre la dipendenza dalla benzina importata. La Thailandia ha tagliato le accise sulle importazioni, il Laos ha vietato le auto a benzina per il resto dell’anno. Tra il 2023 e il 2025 la quota cinese nelle vendite regionali è salita in media dal 4% all’11%, a scapito soprattutto dei marchi giapponesi, scesi al 57%.