Basta sussidi urgono investimenti - QdS

Basta sussidi urgono investimenti

Carlo Alberto Tregua

Basta sussidi urgono investimenti

mercoledì 13 Gennaio 2021 - 00:00

Creare ricchezza ed occupazione

La classe politica mediocre che governa il nostro Paese a livello nazionale, regionale e locale, non ha la forza mentale e morale di stendere piani poliennali che creino sviluppo, ricchezza ed occupazione. Ciò perché tali piani non accontentano la popolazione, che vorrebbe tutto e subito.
A questo servono gli statisti: a vedere lontano, ad essere impopolari, a progettare e realizzare piani nella direzione indicata.
Statisti che abbiano la forza morale di dire di no e non stiano dietro agli stupidi sondaggi per carpire l’umore dei cittadini ogni momento.
È chiaro che il basso livello culturale degli stessi porta a volere tutto e subito: il posto di lavoro pubblico (perché in quello privato si fatica), sussidi, prebende, redditi di cittadinanza o di emergenza, pensioni non proporzionate ai contributi versati. Insomma, un esteso assistenzialismo che è insopportabile per le casse dello Stato. Però questo alimenta il favore dei cittadini che usano la pancia e non il cervello, con la conseguenza che la situazione economica e sociale peggiora ogni giorno e può diventare irrecuperabile.

Basta stabilizzazione di precari senza concorsi pubblici. La classe politica non capisce che immettendo nella scassata macchina della burocrazia persone non qualificate, ne peggiora la funzionalità, mentre i cittadini hanno bisogno più che mai di una burocrazia efficiente ed organizzata, capace di produrre servizi utili al funzionamento economico e sociale della popolazione.
Elargendo mance, prebende e sussidi, il Governo continua a fare scostamenti. Scostamenti, ecco una parola ingannevole. Il Governo dovrebbe invece chiamarli col loro nome: debiti. Quei debiti che pagheranno le future generazioni.
Qualcuno ha calcolato che il debito pubblico cresce di ventidue milioni l’ora. Avete letto bene: ripeto, ventidue milioni l’ora. E continuando con gli scostamenti, il ritmo di aumento diventerà vertiginoso.
Il Governo approfitta della situazione di emergenza per inserirsi nelle attività economiche che non è capace di gestire, come l’Ilva, Alitalia ed altre. Ma tanto, i debiti non li affronterà questa classe politica, quindi i loro comportamenti non sono responsabili.
È sparito dal lessico della comunicazione, in questo periodo pandemico, l’obiettivo di creare nuovo lavoro: ovviamente un lavoro attivo e produttivo, non un lavoro passivo, com’è quello pubblico.
L’Istat, mescolando ogni tipo di lavoro (attivo e passivo), non spiega gli effetti che sono diversi. Il lavoro produttivo genera la ricchezza, il lavoro passivo genera povertà e disordine. Non è una distinzione da poco.
A monte, il Governo centrale e le Giunte regionali dovrebbero decidere di destinare cospicue risorse agli investimenti, ai cantieri di opere pubbliche, alle infrastrutture, perché proprio queste attività generano lavoro produttivo. Dovrebbero smetterla di continuare a parlare di stabilizzazioni e di assunzione dei precari nelle strutture pubbliche, perché in questo modo si appesantiscono le casse relative e non si dà alcun supporto alla funzionalità e all’efficienza della burocrazia.
Quest’ultima ha bisogno di personale tecnologicamente evoluto e formato, con una mentalità di servizio, oggi assente.

Il nostro Paese ha bisogno di grandi investimenti, soprattutto in opere pubbliche e soprattutto nel Sud, ove il tasso infrastrutturale è un terzo di quello del Nord.
È incredibile come dopo settantacinque anni dalla guerra, non vi sia una linea ad alta velocità al di sotto di Salerno né in Sardegna. è incredibile come non vi sia ancora una linea ferrata elettrificata e a doppio binario nella parte sud-adriatica del Paese, da Bari a Reggio Calabria. è incredibile come in Sardegna non vi sia neanche un’autostrada. è incredibile come vi siano migliaia e migliaia di edifici pubblici non ancora adeguati alle norme di sicurezza ed antinfortunistiche. è incredibile come il tasso di digitalizzazione della Pubblica amministrazione sia ancora all’alba e non adeguato ai Paesi più avanzati come Germania, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti.
Questa arretratezza complessiva porta ad un futuro nebuloso, mentre occorre che il sole della competenza e delle saggezza risplenda di nuovo sul nostro Paese.

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