Assopetroli, non appena ha avuto notizie delle decisioni dell’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, di bloccare i prezzi dei carburanti, è entrato in agitazione. Da questa settimana, nelle stazioni dell’Eni – e delle altre compagnie che in seguito hanno deciso di accodarsi – la benzina costerà 1,99 euro ed il gasolio 2,19.
Prezzi carburanti Eni, la decisione sul costo di benzina e gasolio
Ricordiamo che l’Eni è una società controllata dal Mef (Ministero Economia e finanze) e pertanto, anche se è una società di diritto privato, e quindi è autonoma, deve tuttavia seguire l’indirizzo del socio di maggioranza, cioè il Governo. Per cui, l’accordo fra la presidente del Consiglio Meloni e lo stesso Descalzi ha portato a questa ottima decisione.
Intendiamoci, non è che avere fissato a questi livelli i prezzi della vendita al dettaglio di carburanti faccia perdere soldi all’Eni; semplicemente ne fa guadagnare di meno. Ciò perché in questa vicenda della crisi energetica vi è stata – così si suppone – un’attività dei petrolieri tendente ad aumentare i loro margini e quindi guadagnare di più, facendo ricadere sui consumatori i loro maggiori incassi.
Crisi energetica e speculazione sui prezzi dei carburanti
È storia vecchia: quando ci sono le crisi, vi sono le forti corporazioni che straguadagnano. È il caso, appunto, dei petrolieri, ma è anche quello dei produttori di armi, che dalle guerre ottengono commesse per la produzione non solo di armamenti, ma anche di proiettili, missili, droni e simili, con la conseguenza che i loro margini aumentano sia per effetto dell’incremento quantitativo degli ordini che per l’aumento dei prezzi, oltre che per la pressione che esercitano sui governi per alimentare le guerre, inutili, che danneggiano le popolazioni in nome di una supposta democrazia, usata come paravento per i loro interessi.
Con i prezzi al consumo calmierati prima indicati, gli autotrasportatori non hanno motivo di protestare, anche se, ragionevolmente, possono chiedere un’ulteriore diminuzione dei prezzi. Se lo facessero, questa sarebbe un’ulteriore dimostrazione che una corporazione vuole trarre vantaggio da una situazione di difficoltà della popolazione.
Ci vuole un governo forte per lottare la speculazione e gli approfittatori. La mossa della Meloni e dell’Eni va in questa direzione, ma non basta.
Prezzi dei carburanti e industria delle armi
L’altra questione che trattiamo, quella della fornitura di armi, che fa arricchire gli industriali del settore, deve cessare e quindi bisogna eliminare la causa per eliminare l’effetto. La causa è la guerra tra Russia e Ucraina: se la vogliono continuare facciano pure, ma il nostro Paese non deve più entrare nel merito di questo conflitto né fornendo danaro né fornendo armi.
Questa è una delle poche posizioni di questo cinquantennale Quotidiano, che concorda con quanto prospetta Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle.
Bisogna tagliare le ali agli industriali delle armi italiani: se vogliono venderle lo facciano liberamente, ma non le compri lo Stato con i soldi dei cittadini. Una vergogna!
Guerra Russia-Ucraina e posizione dell’Italia
Si dirà: allora bisogna abbandonare il Popolo ucraino? No, bisogna che l’ex attore comico e provvisoriamente presidente Zelensky si convinca a firmare la pace prospettata con l’accordo di Antalya di marzo 2022. Perderà territori, ma non continuerà a infliggere alla sua popolazione una sofferenza – iniziata da Putin – ormai inaccettabile, né farà morire altri ucraini al fronte.
Putin, Nato e rischio di un attacco all’Europa
L’ultimo argomento trattato e prospettato dagli uffici stampa delle industrie delle armi è che Putin ha intenzione di attaccare l’Europa: una balla colossale per intossicare la mente di cittadine e cittadini che non hanno grandi conoscenze. Se le avessero capirebbero che ormai il mondo è dominato da due leader: Trump (Usa) e Xi Jinping (Cina) e che quindi nessuno muove una virgola se questi due, da una parte e dall’altra, non danno il loro consenso.
Ma essi non hanno alcun interesse che vi siano guerre perché intendono espandere le proprie economie, entrando ovviamente in concorrenza per conquistare territori.
Putin è un alleato della Cina, inoltre è in ottimi rapporti con Trump, quindi mai gli verrebbe in mente di attaccare la Nato. Tutte le balle che riferisce l’informazione guidata dalle corporazioni si infrangono contro questa nuda verità; basta rifletterci un attimo per comprenderla.

