Home » Editoriale » Bene Meloni, No ai “Volenterosi”

Bene Meloni, No ai “Volenterosi”

Bene Meloni, No ai “Volenterosi”
Foto Adnkronos

Iniziativa inconcludente

Il presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron – eletto a suffragio universale in base alla riforma costituzionale del generale De Gaulle confermata col referendum del 1962 – di fatto non riesce ad avere un Governo del suo Paese approvato dalle Camere e pertanto “governicchia” con apparati tecnici che non hanno maggioranza. Non è quindi in condizione di attuare il suo programma, in base al quale è stato eletto, e perde continuamente di prestigio e di credibilità di fronte al suo popolo. Per questi motivi cerca di acquisirne un minimo facendo un po’ di fumo in politica estera.

I “Volenterosi” di Macron: una combriccola inconcludente di buona volontà

Cosicché, ha tentato di mettere insieme alcuni capi di Governo, fra cui il tedesco Merz, per creare un’inconcludente combriccola che ha denominato “Volenterosi”. Fra l’altro, volenteroso, secondo il dizionario, significa semplicemente “gente di buona volontà”. E basta.

Ora, è possibile governare l’Europa, con i tremendi problemi che ha davanti, solo con la buona volontà? La domanda è retorica, perché evidentemente ci vogliono competenze, capacità e soprattutto l’appoggio del proprio popolo.

La nascita di questa invenzione di Macron è un ulteriore elemento di confusione. Non solo, è anche una sorta di pessima sovrapposizione di un pezzetto dell’Unione europea sulle istituzioni della stessa.

Pace dignitosa: il modello coreano e il trentottesimo parallelo come soluzione

Si tratta di un’iniziativa che indebolisce ancora di più la fragile Unione, la quale non è stata capace di affrontare con decisione il vero problema della guerra fra Russia e Ucraina, cioè arrivare il prima possibile a una pace “dignitosa”, così come ora la definisce Zelensky.

Una “pace dignitosa” corrisponde al congelamento degli attuali confini e la sospensione di tutte le attività belliche, sul modello della pace del 1953 fra la Corea del Sud e la Corea del Nord, fissata sul trentottesimo parallelo. Si tratta di un territorio in cui non entra mai nessuno per convenzione e che in oltre settantatré anni nessuno ha mai messo in discussione.

Nel caso di Russia e Ucraina non si deve utilizzare un parallelo – che, com’è noto, è orizzontale – bensì un meridiano, che è verticale, da Nord a Sud, ovviamente anch’esso figurativo. Si tratterebbe di una questione di buonsenso, cui ancora non sono pervenuti né russi né ucraini.

Meloni fuori dai “Volenterosi”: la scelta giusta per l’Italia

Ma torniamo ai “Volenterosi”. La loro inconcludenza è palese, nessuno dei provvedimenti che hanno comunicato al colto e all’inclita è stato realizzato, anzi hanno aggiunto confusione al contesto generale. Inoltre, essi contano solo alcuni Paesi dell’Unione; gli altri si sono astenuti dal partecipare a questa pantomima e fra questi la nostra presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, la quale ha fatto bene a non entrare in un’iniziativa velleitaria e inconcludente, perché non è in condizione di raggiungere il risultato da tutti auspicato e cioè la “pace dignitosa”.

Quattro anni di guerra: 84 miliardi di danni e un’Ucraina distrutta a metà

Voi cortesi lettori siete testimoni di questa nostra linea ferma e nitida fin dal giorno dell’invasione russa del territorio ucraino, cioè il 24 febbraio del 2022. Quello che abbiamo previsto si è puntualmente verificato in questi quattro anni: la distruzione di metà di quel Paese, i più grandi impianti (trasporti, energia, acqua, eccetera) distrutti, una vita d’inferno vissuta da oltre metà della popolazione.

Si tratta di una debacle di proporzioni immense, costata finora all’Ucraina ottantaquattro miliardi (almeno questa è la cifra dichiarata), ma una perdita prontamente coperta dal prestito-regalo che ha fatto l’Unione Europea di novanta miliardi.

Bruxelles, un apparato burocratico mangia-miliardi senza vera unione

L’Unione è tutto tranne che un’unione; è un insieme di ventisette Paesi con abitudini, tradizioni, lingua, strutture, apparati istituzionali e amministrativi e tante altre parti molto diverse fra loro. Questo era il punto di partenza del 1993, ma fa specie constatare che non si sono fatti progressi effettivi sull’unione di tutti i comparti.

Bruxelles è diventato un apparato burocratico mangia-miliardi, buono per stampare fogli digitali sui quali scrive regolamenti, direttive e altro, senza invece avere il programma preciso di riunire gradatamente tutti i settori amministrativi dei Ventisette, in modo da avere un’unica struttura di difesa, un unico ministero dei trasporti, un’unica legislazione fiscale e via enumerando. Insomma, trasformare l’Unione in una vera unione.