Beni da valorizzare, a Taormina si parte dal Palacongressi - QdS

Beni da valorizzare, a Taormina si parte dal Palacongressi

Massimo Mobilia

Beni da valorizzare, a Taormina si parte dal Palacongressi

mercoledì 18 Dicembre 2019 - 00:01
Beni da valorizzare, a Taormina si parte dal Palacongressi

Intercettati fondi per 231 mila euro da destinare ad alcuni lavori rimasti incompiuti dal 2017. Prima gli interventi per la sistemazione della struttura, poi il bando per la gestione

TAORMINA (ME) – Sarà un Natale ricco di bilanci quello al quale si sta avvicinando il Comune, nel senso tecnico del termine, se si pensa che la prossima seduta del 23 dicembre è stata convocata dal commissario ad acta, Angelo Sajeva, nominato dalla Regione per l’approvazione del Bilancio di previsione 2019.

Passaggio obbligato ormai, considerato il prolungarsi dei tempi, a causa dei ritardi sui conti precedenti – come raccontato da queste colonne – che hanno quasi costretto la Giunta del sindaco, Mario Bolognari, a definire lo schema di bilancio soltanto a novembre, dopo aver esitato il Rendiconto 2017. E nel discutere di numeri, da far quadrare o meno, di fronte anche a un Collegio di Revisori che nell’ultimo biennio non è stato affatto benevolo, si è tornati a riflettere sul patrimonio immobiliare del Comune, tanto grande quanto mai fin troppo utilizzato. Un immobile su tutti, in particolare, è destinato a tornare protagonista nel 2020: il Palazzo dei Congressi.

Taormina ha avuto accesso, infatti, a un finanziamento dell’assessorato regionale ai Beni culturali e Identità siciliana che ha messo a disposizione 32 milioni di euro per riqualificare i teatri dell’Isola. Nella graduatoria dei 161 – tra Enti pubblici, scuole, parrocchie, fondazioni e associazioni no-profit – è finito infatti anche il Palacongressi della Perla, per il quale sono andati poco più di 231 mila euro. Poco male se si pensa che il Comune aveva fatto domanda per 300 mila euro. Serviranno per completare i lavori rimasti da fare dopo la grande ristrutturazione del 2017, cioè alcuni interventi sulla parte scenica delle sale (una da 820 posti e l’altra da 220), riguardanti i motori del soffitto per gestire le aperture del sipario, e nuovi ascensori.

Il Palazzo dei Congressi è stato, infatti, l’unico grande lascito infrastrutturale del Summit G7 alla città di Taormina, grazie a un investimento del Governo di 4 milioni e 185 mila euro, che ha permesso di ristrutturare completamente l’edificio di piazza Vittorio Emanuele, costruito nel 1981. I lavori erano stati portati a termine dai militari dell’Aeronautica militare, Genio Campale di Bari, sotto la supervisione del prefetto Riccardo Carpino. Gli interventi mancanti, però, hanno poi bloccato la possibilità per il Comune di mettere a bando la gestione dell’edificio, per lanciarlo definitivamente nel mercato internazionale delle attività congressuali.

È questa la via che l’Amministrazione Bolognari vuole adesso seguire, avendo trovato le risorse per completare gli interventi, considerati prioritari ad apertura del 2020. Subito dopo si procederà alla pubblicazione del bando – in realtà già pronto negli uffici di Palazzo dei Giurati – per cercare un advisor di respiro mondiale e con impegno su lungo periodo (almeno nove anni), con lo scopo non solo di valorizzare finalmente il Palacongressi, ma soprattutto per fare di Taormina una meta congressuale a 360 gradi e tutto l’anno, non più a mezzo servizio come fatto sin ora. La destinazione d’uso è stata evidenziata anche nell’ultimo Piano delle valorizzazioni e alienazioni comunali, approvato contestualmente al bilancio di Previsione 2019, dove l’immobile è stato valutato 15 milioni di euro e inserito tra i beni disponibili.

Un documento nel quale l’Amministrazione comunale ha elencato, in particolare, 58 tra immobili e terreni, individuando otto beni da valorizzare dove spicca proprio il Palazzo dei Congressi. Sono 16, invece, i beni ritenuti suscettibili di alienazione, ovvero di vendita, per un valore totale di 11 milioni e 600 mila euro, dai quali si potrebbe ricavare fino a 25 milioni di euro. Due immobili in meno rispetto al Piano precedente, relativo al 2018 e, in particolare, stime di guadagno riviste al ribasso, se si considera che si puntava a introiti fino a 38 milioni.

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