Diego Bivona, ora maggiore coesione per dialogare con Pa e politica - QdS

Diego Bivona, ora maggiore coesione per dialogare con Pa e politica

Antonella Guglielmino

Diego Bivona, ora maggiore coesione per dialogare con Pa e politica

sabato 21 Novembre 2020 - 00:12
Diego Bivona, ora maggiore coesione per dialogare con Pa e politica

Forum con il presidente Confindustria Siracusa. Ecco come le imprese stanno affrontando la crisi conseguente all’emergenza coronavirus. "Il tema dell'economia si muove in maniera inversamente proporzionale a quello della salute"

Intervistato dal vice direttore, Raffaella Tregua, il presidente di Confindustria Siracusa, Diego Bivona, risponde alle domande del Quotidiano di Sicilia.

Secondo lei, qual è l’evoluzione che potrebbe avere Confindustria in Sicilia?
“Il ruolo della rappresentanza è fondamentale e Confindustria assicura la ‘mediazione’ tra il sistema produttivo e il governo del territorio: abbiamo l’esigenza di una forte e credibile rappresentanza regionale soprattutto in questo frangente in cui la politica e gli organi di governo devono prendere provvedimenti per fronteggiare la crisi economica e per rilanciare le imprese. Questo perché, nonostante le tre territoriali Sicindustria, Catania e Siracusa condividano strategie e valutazioni, non sempre riescono separatamente ad essere incisivi e determinanti. Ritengo che nel brevissimo tempo verrà definitivamente chiarita la nuova governance di Confindustria Sicilia per la quale i tre Presidenti stanno lavorando”.

Quale è attualmente la situazione delle imprese associate siracusane?
“Il tema dell’economia si muove in maniera inversamente proporzionale a quello della salute. I dati di questo periodo sono chiari, quasi tutti i settori sono più o meno in crisi perché si sono drasticamente ridotti i consumi. La provincia di Siracusa ha una sua specificità: prevale l’industria manifatturiera energetica con le piccole e medie imprese collegate, poi esistono le filiere del turismo e dell’agroalimentare. Durante il periodo della chiusura totale, quindi del lockdown, le industrie della raffinazione e dei derivati hanno lavorato in perdita, riempiendo di prodotti i loro serbatoi, prodotti che non venivano ritirati, saturando la propria capacità di stoccaggio, ricorrendo in alcuni casi a noleggiare navi per stivare i prodotti. Ma non tutti i settori hanno sofferto in egual misura, perché ci sono settori che ne risentono meno, come il comparto della cantieristica navale e dei trasporti pubblici e dell’agroalimentare mentre le imprese legate al turismo e agli eventi sono al limite del collasso. Le grandi e medie imprese più strutturate per evitare di essere travolte hanno messo in campo tutta la loro capacità di resilienza che ha fatto del legame con il territorio un valore fondamentale. Sin dall’inizio della pandemia, al fine di minimizzare il rischio di contagio negli ambienti di lavoro, tutte le aziende hanno condiviso con i sindacati protocolli e procedure che regolamentano l’accesso agli stabilimenti e le operazioni in sicurezza sui posti di lavoro in tutte le attività specifiche; inoltre si sono rinsaldati i rapporti tra aziende anche di diversi comparti, come il caso di taluni alberghi che hanno sostituito il tradizionale turista con il personale dell’indotto industriale”.

Che tasso di disoccupazione si è registrato? È stata utilizzata la Cassa integrazione?
“L’indice di occupazione nei comuni dell’area industriale nei mesi del lockdown è risultato tra i più alti d’Italia, con Priolo Gargallo in testa con l’82% di addetti impiegati. Le grandi e medie aziende nostre associate non hanno fatto fino a oggi ricorso alla Cassa integrazione, anche perché si è molto incentivato il lavoro da remoto. Per noi questo rappresenta un bel traguardo”.

Quando pensa si potrà ritornare alla normalità?
“Devo sottolineare che le imprese siracusane hanno dimostrato, grazie alle loro decisioni, di sapere fronteggiare questo periodo così difficile, ma è anche importante capire che non si può resistere a lungo e non escludo che, se la situazione perdura, ci potrebbero essere spiacevoli soprese. Dobbiamo prendere coscienza e atto del momento di crisi globale che stiamo attraversando e che va a incidere pesantemente sui consumi di quei prodotti che vengono generati nelle nostre aziende. Parlo di prodotti per autotrazioni, aviogetti, per le navi, auto, prodotti per combustione per le industrie, energia elettrica per le imprese… La crisi delle grandi imprese ha un ‘effetto trascinamento’ su interi comparti della metalmeccanica, dell’edilizia, dell’elettrico, della progettazione industriale e dei servizi che sono strettamente legati. Se superiamo indenni questa fase, questo periodo potrebbe essere trasformato in una grande opportunità, dato che le stesse difficoltà le stiamo vivendo tutti, non soltanto la Sicilia ma l’intero Paese. A mio avviso, sono necessarie misure eccezionali sia a livello nazionale che europeo che devono andare oltre l’assistenzialismo, devono puntare al rilancio per aumentare le prospettive di crescita, soprattutto per quei settori che in questo frangente hanno sofferto più di tutti e che sono trainanti per l’economia siciliana. Una serie di azioni, stimoli e risorse necessarie per rilanciare l’economia. Questo periodo è una opportunità perché ha evidenziato delle problematiche e quindi bisogna reagire per risolvere queste lacune. Mi riferisco alla sanità, così come alla lentezza della burocrazia, alla mancanza di una politica industriale, alla logistica, alla mancanza di infrastrutture. È necessario mettere le imprese che producono valore nelle condizioni di lavorare secondo dei parametri di efficienza e sicurezza. Non è più possibile lavorare in emergenza, bisogna avere un quadro di riferimento chiaro”.

Area industriale aretusea tra le migliori in Europa

Secondo lei, il lavorare sempre in emergenza non sta facendo perdere delle opportunità?
“Certamente, fronteggiare le emergenze è il primo obiettivo, ma nello stesso tempo occorre pianificare e adottare strategie ad hoc per prepararsi al dopo emergenza. Altri Paesi europei già stanno operando in un’ottica di rilanciare la propria economia dopo la grave crisi che ci accomuna”.

Quali sono le condizioni generali in cui opera l’area industriale di Siracusa?
“La Provincia di Siracusa ha una importante area industriale, tra le più strutturate a livello europeo. Ricordo che nel nostro Polo ci sono cinque grandi aziende multinazionali nel campo dell’energia. Negli anni hanno avuto la capacità di rapportarsi con il territorio, mettendo in essere uno scambio continuo di prodotti e servizi, dall’energia elettrica al vapore, che rendono il Polo industriale particolarmente attrattivo per altre aziende che vogliono investire. Infatti negli anni, periodicamente, si sono prospettate nuove iniziative imprenditoriali che hanno scelto il nostro Polo per molteplici motivi. Innanzitutto la posizione logistica, senz’altro invidiabile, la presenza di due Porti commerciali come quello di Augusta e di Targia/Santa Panagia, più piccolo rispetto al primo ma con una grande movimentazione di merci provenienti dal settore petrolifero, il collegamento autostradale, la vicinanza con l’aeroporto di Catania. Attualmente un’azienda del Polo industriale, la Lukoil è impegnata in una fermata generale dello stabilimento per la quale investirà ben 160 milioni di euro occupando circa 4.000 lavoratori dell’indotto. Durante la fermata generale oltre a una periodica manutenzione delle apparecchiature, si adotteranno modifiche impiantistiche e nuove tecnologie per migliorare le performances ambientali e il livello di sicurezza. In precedenza un’altra azienda, la Versalis dell’Eni, ha effettuato analoga fermata generale del valore di circa 90 milioni di euro. Non è stato un anno d’investimenti straordinario perché annualmente vengono spesi svariati milioni di euro per le grandi manutenzioni”.

Quante sono complessivamente le imprese associate a Confindustria Siracusa?
“Si tratta di 260 circa”.

Puntare sul capitale umano della Sicilia

Quali sono le criticità con cui hanno dovuto fare i conti le aziende dell’area industriale?
“Prima del Covid, queste aziende si stavano riprendendo da un periodo difficile di incertezza scaturito dal Piano regionale della Qualità dell’aria. Piano emanato, qualche anno fa, dalla Regione siciliana che poneva dei vincoli che non hanno uguali in Europa, senza interessarsi se le aziende fossero in grado di raggiungere quelle limitazioni. Un documento creato senza prima aver cercato un confronto con le aziende presenti sul territorio. Le aziende si sono rivolte al Tar, che dopo due anni ha sentenziato sottolineando come questi limiti non avevano ragion d’essere e il Piano stesso presentava delle contraddizioni, in quanto i parametri che erano stati utilizzati per stilare il Piano regionale si basavano su dati vecchi di almeno sette anni, nel corso dei quali le aziende hanno investito milioni di euro per migliorare l’impatto ambientale. Naturalmente, il Piano non riguardava solo l’area di Siracusa ma tutta l’area regionale, per cui è necessario che l’intero settore venga ascoltato, soprattutto da chi ha in mano la responsabilità dell’economia della Regione, pensando che il 68% dell’export proviene proprio da questa area. Stiamo cercando di creare, attraverso l’Associazione, le basi per un dialogo costruttivo tra il territorio, formato da politica, sigle sindacali e imprese e, forse, stiamo riuscendo in questa impresa. A tal proposito abbiamo sottoscritto il Patto di responsabilità sociale, firmato da ben 67 sigle, associazioni datoriali, imprenditoriali, ordini professionali, sindacati affinché si dibattessero temi fondamentali per il territorio al di fuori della logica delle fake news”.

In che modo vede il futuro del territorio?
“Bisogna puntare sui giovani, sul capitale umano della Sicilia. Purtroppo tra i nostri ragazzi, 175.000 giovani, le menti più brillanti vanno fuori per studiare o trovare occupazione. Noi, a Siracusa, siamo Soci fondatori di un Its che è strettamente collegato con il mondo delle imprese assicurando la formazione finalizzata direttamente al lavoro in azienda. È noto che in Italia ben l’89% dei ragazzi che scelgono di frequentare un Its trova occupazione immediata nelle imprese dei settori specifici di riferimento”.

Curriculum
Diego Bivona, nato a Catania 74 anni fa, è laureato in Chimica e ha alle spalle una lunga carriera in Erg con l’incarico, in Sicilia, di direttore Relazioni esterne & Istituzionali, Permitting, Hse e attuale procuratore della Ecocontrol Sud Srl.
Ha maturato unimportante esperienza in Confindustria, a partire dagli anni Novanta, ricoprendo cariche in consiglio direttivo di Confindustria Siracusa e in Giunta di Confindustria Sicilia.
È stato eletto presidente di Confindustria Siracusa con l’unanimità dei consensi il 6 aprile 2017 dall’Assemblea delle aziende associate e riconfermato all’unanimità per il secondo mandato biennale il 24 giugno 2019.

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