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L’ombra del blocco dello Stretto, Federazione Armatori Siciliani al QdS.it: “Tetto immediato al prezzo del carburante, settore pesca a rischio”

L’ombra del blocco dello Stretto, Federazione Armatori Siciliani al QdS.it: “Tetto immediato al prezzo del carburante, settore pesca a rischio”
Pescatori, immagine di repertorio da Imagoeconomica. Foto di Carlo Carino by IA Mid

Le parole del presidente del sindacato, Fabio Micalizzi, che delinea la drammatica situazione odierna in vista della mobilitazione prevista per il 22 ottobre

Continua la protesta contro il caro carburante dei vari comparti di lavoro in Sicilia vittime del drammatico innalzamento dei prezzi alla pompa. A tal proposito, la Federazione Armatori Siciliani nella giornata di ieri ha confermato la partecipazione di cento pescherecci provenienti dalla Sicilia e dalla Calabria alla grande mobilitazione del 22 ottobre nello Stretto di Messina contro l’impennata dei costi della benzina.

L’incontro in Prefettura a Messina

Questo è quanto emerso nel corso dell’importante incontro istituzionale svoltosi nel pomeriggio di ieri, alle ore 17, alla Prefettura di Messina, dove una delegazione della Federazione Armatori Siciliani, guidata dal presidente Fabio Micalizzi, è stata ricevuta dal Prefetto Cosima Di Stani, alla presenza del Questore e del dirigente della DIGOS. Un confronto che potrebbe rappresentare un passaggio decisivo per scongiurare la protesta e aprire finalmente un dialogo diretto tra le marinerie e il Governo nazionale.

Il presidente Federazione Armatori Siciliani al QdS.it: “Ecco come sarà la nostra protesta”


“Sì, ieri abbiamo avuto un importante vertice in Prefettura a Messina, alla presenza anche del Questore e della DIGOS per discutere delle modalità dello sciopero – spiega il presidente Federazione Armatori Siciliani Micalizzi al QdS.it -. La Manifestazione sullo Stretto per noi è molto importante, ma resta da attenzionare a livello di vigilanza. C’è il rischio che possano verificarsi infiltrazioni, con la presenza di barche private o gommoni. Come Federazione Armatori Siciliani prendiamo le distanze da tali evenienze e dal caos che potrebbe scaturirne. Anzi, abbiamo chiesto noi stessi ieri controlli e attività di presidio maggiori da parte della autorità. Come sarà la protesta? Non possiamo effettivamente bloccare tutto lo Stretto: compiremo un’attraversata del mare. Impegneremo 100 pescherecci, in parte provenienti dalla Sicilia e in parte dalla Calabria. Sarà una protesta dimostrativa per attirare l’attenzione del Governo Nazionale e Regionale su una tematica che possiede un interesse primario nonché fondamentale. Se si ferma il nostro settore, il pesce fresco che mangiano gli italiani non sarà più a disposizione per il consumo. Già prima della crisi, c’era una forbice tra il 60 e l’80% di prodotto ittico d’importazione: se la situazione degenerasse ancora, arriveremo al 100%. In pratica non esisterebbe più pesce siciliano sulle nostre tavole: ci dicano chiaramente se, a questo punto, preferiscono cibarsi di prodotti di provenienza straniera”.

“Chiediamo tetto immediato al prezzo del carburante”

I pescatori siciliani puntano il dito contro il Governo, reo di non dare il giusto peso ad un problema che rischia di produrre conseguenze catastrofiche: “Il governo non ha capito che il caro gasolio è una priorità: si rischia che a breve, in acqua, non ci saranno più barche, pescherecci e tantomeno pescatori – prosegue Micalizzi -. Il comparto è avvolto da una crisi importante. La forza lavoro manca già oggi, non c’è ricambio generazionale. I pescatori dipendenti scappano date le condizioni attuali insostenibili: altri, invece, non hanno proprio uno stipendio fisso, guadagnano solo se pescano. Da qui, l’importanza della nostra protesta e del porre subito rimedio ai prezzi vertiginosi del gasolio. Con il blocco dello Stretto del 22 ottobre chiediamo in quanto previsto dalle norme vigenti che venga messo un tetto al prezzo del carburante. Vogliamo prezzi da 60 a 70 centesimi al litro in situazioni di crisi come quella che stiamo vivendo, e di 40-50 centesimi nella normalità. Ora stiamo pagando in media 1,30-1,40 euro, a Lampedusa addirittura si è arrivati ad 1,90″.

“Pescatori non escono più in mare perchè non riescono a coprire i costi”

Ad oggi i costi per chi vive di pesca sono diventati inaccessibili, Micalizzi non si nasconde: “Quando si decide di aprire un’azienda vengono calcolati i costi, costi che adesso sono totalmente fuori controllo – prosegue -. Oggi un peschereccio spende 1000-1200 euro al giorno di carburante, poi occorre comprare il cibo, le attrezzature, e tutto il resto: in definitiva, si arriva ad una spesa monstre di 2000 euro al dì. Il problema è che questi soldi, una volta spesi, poi diventano impossibili da recuperare. Ci si spaventa ad uscire in barca per pescare per le spese esorbitanti. Ormai ci si muove soltanto per far guadagnare 20-30 euro ai pescatori e ai marinai: una miseria. Come Federazione Armatori Siciliani confermiamo la nostra protesta di giovedì 22 ottobre con il blocco simbolico dello Stretto: chiediamo ai Governi un tetto immediato del prezzo del carburante. Molte persone hanno le barche ferme, addirittura altri le hanno messe in disarmo. Viviamo un momento di caos e disperazione, ma da Istituzioni e media sembra non sussistere la questione in quanto viene raffigurata una realtà lontana da ciò che sta accadendo per davvero”.

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