Home » Fatti dall’Italia e dal mondo » Trovato cadavere in un negozio di Bari, ucciso per 30 euro: arrestato il titolare cinese

Trovato cadavere in un negozio di Bari, ucciso per 30 euro: arrestato il titolare cinese

Trovato cadavere in un negozio di Bari, ucciso per 30 euro: arrestato il titolare cinese
Immagine da Adnkronos

Il corpo è stato lasciato per un mese all’interno dell’attività commerciale

È stato soffocato con un sacchetto fino alla morte e poi gettato nel deposito dell’attività. I carabinieri hanno arrestato a Bari il 42enne cinese Wei Lin, accusato di omicidio e occultamento di cadavere per la morte di Michelangelo Scamarcia. Il movente un debito di soli 30 euro. Il cadavere è stato trovato dagli inquirenti ieri mattina all’interno del negozio “Moda Casa” di Bari.

La ricostruzione dell’omicidio

A seguito del decreto di fermo con cui i carabinieri hanno arrestato il titolare dell’esercizio è emerso l’accaduto. Secondo la ricostruzione, il 42enne cinese e la vittima avrebbero stabilito che Scamarcia, tramite la sua carta del reddito di inclusione, avrebbe effettuato una transazione da 600 euro sul pos del negozio. L’accordo era stato fatto in quanto con la carta in questione non è possibile prelevare ma solamente fare acquisti. Wei Lin avrebbe dovuto trattenere 70 come costo dell’operazione e restituire 530 in contanti. Avrebbe però restituito solo 500 euro. Da questo sarebbe derivato lo scontro culminato nel soffocamento di Scamarcia.

L’accusa per il titolare

Wei Lin, titolare del negozio, è indagato per omicidio volontariooccultamento di cadavere e indebito utilizzo di strumenti di pagamento diversi dai contanti. Il fermato ha ammesso di aver ucciso Scamarcia. Il provvedimento di fermo è stato emesso per evitare il pericolo di fuga in quanto l’indagato, pur avendo la residenza anagrafica a Carbonara, da almeno un anno non risulta vivere all’indirizzo di residenza ma nei locali dell’esercizio commerciale dove è stato rinvenuto il cadavere. Il negozio, peraltro, ora è sequestrato e in stato di precarietà e degrado. Secondo quanto emerso dall’interrogatorio tutti i suoi familiari si trovano in Cina e l’uomo avrebbe avuto intenzione di chiudere l’esercizio commerciale di Carbonara, una circostanza accertata anche durante il sopralluogo: i locali erano in disordine e con gli scaffali parzialmente vuoti. Il 42enne ha anche riferito che avrebbe voluto andarsene da Bari per andare nel suo Paese o a Prato.

Segui tutti gli aggiornamenti di QdS.it sui canali WhatsApp Telegram