Un’Europa in perenne “allerta rossa” per le alte temperature. Le città del Vecchio Continente ribollono sempre più, con una colonnina di mercurio che da giorni segna oltre 40°C, una linea di confine pericolosa per l’ambiente e la salute. Nell’ultima settimana di giugno la crisi climatica ha stretto Francia e Paesi Bassi in una morsa asfissiante, con le autorità locali che hanno predisposto misure eccezionali per contenere le conseguenze del caldo.
Parigi, già in allarme rosso da metà mese ed epicentro europeo dei numerosi decessi legati al caldo così come segnalato dall’Oms, ha disposto la chiusura degli istituti scolastici, il divieto di vendita e consumo di alcol in luoghi pubblici per frenare l’aumento dei ricoveri ospedalieri. Ad Amsterdam, dove venerdì 27 giugno si è registrato il giorno più caldo della storia dei Paesi Bassi, l’Istituto meteorologico reale (Knmi) ha emesso un avviso di “codice rosso” per otto province olandesi a causa delle temperature elevate.
Allo stesso tempo, nella capitale, sono aumentati i punti di refrigerazione e le misure di assistenza per i più fragili. La pioggia caduta provvidenzialmente nella notte di sabato ha donato un po’ di respiro all’Europa occidentale – con l’ondata di calore che si è spostata verso i Balcani, con 42°C record raggiunti a Szécsény, in Ungheria -, ma già nei primi giorni di luglio in buona parte del Continente sono attesi nuovi pesanti rialzi.
Caldo estremo in Italia: Nord sotto pressione
La grande ondata di calore in Italia di questo primo scorcio d’estate ha investito anche il nostro Paese, con una situazione particolarmente critica nel Nord Italia. A Bolzano, in Trentino-Alto Adige, la forte calura ha fatto registrare dei record storici con picchi di oltre 35°C durante le ore diurne e temperature che non sono scese al di sotto dei 25°C nella notte.
L’afa anomala ha colpito anche Bologna, Genova, Milano e Torino, con numerosi accessi in poche ore ai Pronto soccorso cittadini a causa del caldo estremo. E anche qui si ripropone il fenomeno delle “notti tropicali” che toglie letteralmente il sonno ad esseri umani e animali e cancella le speranze di refrigerio, con conseguenze rischiose per il benessere. Ondate di calore sempre più frequenti e temperature che si mantengono elevate per più ore al giorno, una condizione che, se fino a qualche anno fa poteva rappresentare soltanto un’eccezione alle nostre latitudini, oggi rischia di divenire una pericolosa costante.
Temperature in aumento nelle grandi città
In base ai dati raccolti da 3BMeteo, in questi anni la temperatura media estiva di Milano è crescita da poco più dei 23°C registrati nel 2008 agli oltre 27°C del 2022. Parimenti, nello stesso periodo, le temperature minime sono passate da 17°C circa a quasi 21°C, mentre le massime sono incrementate da poco più dei 27°C agli oltre 31°C. Anche l’estate di Roma, dal 2008 al 2022, è diventata sempre più torrida: la media è passata da 25°C circa a oltre 27°C, con la minima in rialzo da 17-18°C a 23°C. Impennata anche per le medie massime, con un trend variato dai 29°C del 2008 ai 33°C di quattro anni fa.
Le ore di caldo intenso aumentano al Nord
Nel corso degli anni nelle città del Settentrione è cresciuto anche il numero di ore giornaliere oltre i 30° C. Sempre secondo 3BMeteo, nel 2008 a Milano si registrava una temperatura simile solo per 6 ore al giorno, mentre negli anni a seguire il trend è decisamente aumentato fino a toccare le 11,2 ore giornaliere con almeno 30 gradi C. Lo stesso dicasi per Torino, dove si è passati dalle precedenti 6 ore quotidiane alle 10,2 ore al giorno con più di 30°C. Non fanno eccezione Bologna, Firenze e Genova con un numero medio di 9-10 ore al giorno in cui nel 2024 si è superata la soglia dei 30°C. A Palermo, invece, il numero di ore è passato dalle 6,3 del 2008 alle 8,1 del 2024. Per Bari, nel 2020 si è registrato il ‘picco’ di 12 ore giornaliere con almeno 30°C ma il periodo medio si è abbassato gradualmente fino alle 8,4 del 2024.
Perché nel Mezzogiorno si sta meglio
In parole povere, nel Nord Italia e nella zona centrale del Paese, il caldo intenso è aumentato nel corso di questi anni e si mantiene più a lungo che in altre località del Sud e delle Isole. In Lombardia le persone rimangono per più tempo esposte al clima torrido a causa delle cosiddette “isole di calore urbano” che mantengono più elevate le temperature nel corso della giornata e non favoriscono l’escursione termica nelle ore notturne. In questo scenario peculiare, un fattore determinare è rappresentato dalla collocazione della città meneghina in pianura Padana, con una minore ventilazione.
Il contrario di quanto avviene nelle città costiere della Sicilia, come Palermo e Catania, che si aprono sul Tirreno e lo Ionio, godendo di maggiore ventilazione. Anche l’urbanizzazione gioca un ruolo determinante. In presenza di un suolo maggiormente urbanizzato, con il cemento che ha la meglio sul verde, le nostre città tendono a trattenere maggiormente il calore rispetto ad altre aree periferiche o rurali, con la creazione di un microclima urbano anomalo e ripercussioni significative per i viventi. “Là dove c’era l’erba, ora c’è una città”, cantava Adriano Celentano sessant’anni fa, senza andare troppo lontano dagli scenari odierni.
Depaving e città verdi contro la crisi climatica
Negli ultimi anni la tecnica del “depaving” (depavimentazione), vale a dire la rimozione di cemento e bitume nelle aree urbane, è diventata la strategia principale in diversi Paesi europei per ridurre gli impatti climatici nelle città e consentire la riutilizzazione del suolo.
Tra i migliori esempi a livello continentale figura il progetto ‘Amsterdam Rainproof’ attraverso il quale la capitale olandese intende ridurre la presenza del cemento in città, anche attraverso la partecipazione degli stessi cittadini, con l’intento di creare maggiori spazi verdi, abbassare le temperature e incentivare, allo stesso tempo, la permeabilizzazione del territorio. Un percorso simile è stato avviato anche ad Anversa, in Belgio, dove si prevede la rimozione di asfalto nei pressi di scuole e spazi pubblici.
Genova punta sulla depavimentazione urbana
Nel nostro Paese, la città di Genova è il primo grande centro urbano italiano ad avere inserito recentemente la depavimentazione urbana nel Piano urbanistico generale (Puc), annunciando sgravi fiscali per i privati che intendono impiegare oneri di urbanizzazione in azioni di depaving, con la sostituzione dell’asfalto con aiuole o prati. “Una scelta storica”, ha dichiarato la sindaca del capoluogo ligure, Silvia Salis, che permetterà a Genova di diventare una città “più fresca e più vivibile”, con il verde da considerare non più solo come “un arredo urbano” ma “una vera e propria infrastruttura sociale e climatica”.

