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Dal sole al vino, un grande impianto fotovoltaico al via a Pantelleria

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Dal sole al vino, un grande impianto fotovoltaico al via a Pantelleria

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venerdì 19 Novembre 2021 - 09:26

Nessuna alterazione del paesaggio, grazie al posizionamento dei moduli sul tetto. Il percorso di sostenibilità ambientale avviato già 10 anni fa dalle Cantine Pellegrino continua.

Un altro piccolo ma significativo passo in avanti in Sicilia verso un’agricoltura a basso impatto ambientale. Lo stanno compiendo a Pantelleria le Cantine Pellegrino, azienda con due basi principali nel territorio di Marsala (quella più grande, attiva in città da 140 anni) e con uno stabilimento a neanche un chilometro dal porto della vulcanica ‘isola del vento’, dove conferiscono uve zibibbo 327 dei 445 vignaioli attualmente operativi tra gli antichi terrazzamenti.

L’impianto green

Si tratta di un impianto fotovoltaico, composto da 270 moduli del tipo vetro-vetro, appena realizzato e in procinto di essere allacciato alla rete di distribuzione elettrica della struttura. La novità è che è posizionato sul suo tetto in modo da non alterare il paesaggio isolano da nessuna prospettiva. Il sistema, da 86,40 kilowatt di potenza complessiva, permetterà all’azienda di autoprodurre una quota di energia da fonti rinnovabili tale da essere quasi autosufficiente e di abbattere poco meno di 50 tonnellate di emissioni di anidride carbonica.

Un investimento da 150 mila euro, realizzato anche grazie a contributi ministeriali a sostegno delle isole minori, che hanno coperto la metà della spesa.

Il gruppo vitivinicolo lilibeo conferma così un percorso di sostenibilità avviato 10 anni fa con un impianto di circa 250 KW nella sua sede centrale; e che, anticipano dall’azienda, nel 2022 farà registrare la realizzazione di un ulteriore progetto, più impegnativo di quello pantesco: l’installazione di un’altra centrale fotovoltaica, dalla potenza doppia, sempre sul tetto dell’altra cantina di Marsala, ubicata in contrada Cardilla.

“Il ricorso agli specchi fotovoltaici costituisce l’impegno più evidente di una progettualità green-oriented che, specie per un’isola come Pantelleria, va dalla cura nel coltivare le vigne con metodo biologico a quella dell’intero contesto ambientale – spiega Benedetto Renda, presidente della Pellegrino e del Consorzio Vini Pantelleria Doc-. Anno dopo anno abbiamo adottato soluzioni sostenibili in tutti e tre i siti di produzione: dall’illuminazione alla logistica, dalla gestione dei rifiuti all’utilizzo agronomico delle acque reflue, fino al contenimento di ogni forma di inquinamento mediante l’utilizzo di materiali riciclabili”. Gli effetti di queste scelte sono ricaduti anche sulla qualità dei vini. E che per le Cantine Pellegrino si sono tradotte anche in linee di prodotto certificate Bioagricert.

A Pantelleria l’impianto fotovoltaico delle Cantine Pellegrino è il più grande tra quelli privati. E al momento l’unico tra le 21 aziende vitivinicole operative sull’isola quasi equidistante tra Sicilia e Tunisia e il cui prezioso contesto ambientale si conosce oggi di più anche grazie all’enoturismo.

L’antica Cossyra per i Romani e, ancor più anticamente, l’isola di Ogigia per Omero, che nell’Odissea la descrive come l’‘ombelico del mare’, è un emblema della cultura mediterranea. Ma rifugge da una percezione soltanto marinara. Si lega invece quasi del tutto a un mondo contadino ‘resiliente’, abituato da secoli a adattare le coltivazioni a un ambiente estremo, messo a dura prova dall’implacabile vento salmastro, il caldo torrido in estate e la scarsità di piogge in inverno. Un contesto dalla natura prorompente di vulcano attivo, Pantelleria. Lo dimostra l’assortimento dei suoi fenomeni geotermici: dai getti di calore della scogliera sottomarina di Nikà alle vasche d’acqua calda nella Grotta di Satarìa (al momento inaccessibile) e in un lembo dell’approdo di Gadir; e poi quelli delle ‘favare’, ovvero le fessure nella roccia da cui il vapore acqueo fuoriesce misto a gas e delle grotte, come quella di Benikulà, in cui l’aria calda del sottosuolo alimenta una vera e propria sauna naturale.

Luogo sensuale e difficile, non vocato all’agricoltura ma che l’uomo ha saputo ‘domare’ nei secoli, ricavando terrazzamenti lungo le colline laviche e punteggiandoli con le viti a alberello, tipicità agricola di Pantelleria, da 7 anni tutelata dall’Unesco nel Patrimonio immateriale dell’Umanità.

Nessun calo nelle vendite nonostante la pandemia

A dispetto del trend generale della viticoltura siciliana, il Consorzio di tutela Pantelleria Doc, indica per la produzione vinicola dell’isola una chiusura d’anno sostanzialmente immune dagli effetti della pandemia. “L’imbottigliato pantesco è sempre ben posizionata nella grande distribuzione e, mentre la flessione delle vendite è stata netta tra ristoranti e enoteche, il trasferimento dei consumi dall’esterno verso gli ambienti domestici ha invece favorito i nostri vini”, riprende Renda. Nel caso delle Cantine Pellegrino, realtà da 1milione e 100mila bottiglie all’anno, gli incrementi commerciali sono stati nell’ordine del 10% in più rispetto al 2020”.

Un numero considerevole, quello delle cantine isolane, in maggioranza composto da micro aziende da 10-12 mila bottiglie all’anno. Tutte realtà che completano il loro ciclo produttivo, dalla vigna alla vinificazione all’imbottigliamento, direttamente in loco. Quelle più grandi, – come anche le Cantine Donnafugata o l’azienda di Marco De Bartoli, sull’isola rispettivamente ubicate nelle contrade di Khamma e Bukkuram – il condizionamento in bottiglia viene invece operato a Marsala.

Quello dei vini passiti di Pantelleria, ma da qualche anno anche i vini secchi, è un mondo sempre più apprezzato nel mercato nazionale, con una forte domanda dal centro-nord, trainata dai consumatori di regioni come Toscana, Lombardia e Emilia Romagna, dove l’abitudine di concludere un pasto con un vino dolce è più radicata. Ma ancora in ritardo sul mercato estero. “Ciò dipende dai bassi volumi di produzione sull’isola (dove oggi la superficie vitata complessiva è di 350 ettari) e da ragioni culturali: fatta qualche timida eccezione, come nel caso del Regno Unito, nel contesto internazionale l’apprezzamento dei vini dolci non ha infatti mai conseguito risultati di particolare spicco”, dice Renda.

Il problema serio della viticultura pantesca è il forte calo della manodopera nei vigneti, dove l’utilizzo di mezzi meccanici è quasi del tutto inesistente. Viticoltura eroica, appunto.

“Negli ultimi 10 anni ciò si è tradotto in una riduzione da 25mila agli attuali 18mila quintali di uva – specifica Renda – Per questo, come Consorzio, abbiamo avviato e intendiamo potenziare campagne di sensibilizzazione a partire dalle scuole per provare a riavvicinare i più giovani alla terra, convincendoli a seguire studi di agricoltura e a dare ancora più valore all’alberello pantesco”.

Antonio Schembri

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