Il nuovo anno inizia nel peggiore dei modi per diversi Paesi del mondo, con pace ed equilibrio globale che appaiono sempre più lontani dalla piena realizzazione. Dopo il blitz in Venezuela e le nuove tensioni nelle Americhe, lo sguardo internazionale si sposta su un’altra parte del mondo: l’Iran, travolto dalle proteste contro il carovita e dagli scontri che nel giro di pochi giorni hanno provocato decine di morti e feriti.
Il bilancio attuale – e con ogni probabilità parziale – è di almeno 27 morti, tra cui cinque minorenni dopo gli scontri dello scorso 28 dicembre. A ufficializzarlo è l’organizzazione per i diritti umani Iran Human Rights (IHR). Secondo un bilancio dell’Ong Human Rights Activists News Agency, invece, il numero dei morti sarebbe ancora più alto: almeno 35 vittime. I dati diffusi tra Teheran parlano invece di tre vittime accertate, tra le quali almeno un agente della sicurezza.
Iran, proteste contro il carovita: caos e morti, cosa succede
Di certo non è la prima volta che la repubblica islamica si trova con la popolazione e le autorità in stato di agitazione. Ѐ ancora impressa nella memoria collettiva l’ondata di proteste che ha travolto il Paese dopo la morte di Mahsa Amini – giovane arrestata dalla polizia morale iraniana per presunta violazione del codice dell’hijab e morta in circostanze sospette – nel 2022, così come la “guerra lampo” con Israele lo scorso anno.
A scatenare il malcontento della popolazione iraniana, in questo 2026 già denso di avvenimenti, è il carovita. Il bilancio è già pesante: decine tra morti e feriti, oltre 1.000 arresti in pochi giorni. Si vocifera che la Guida Suprema Ali Khamenei – che, pur comprendendo le ragioni della protesta, ha annunciato e disposto una violenta repressione contro i manifestanti – abbia in mente un piano di fuga, forse verso Mosca. L’indiscrezione arriva dal Times e in queste ore fa facendo il giro del mondo, mettendo in allerta gli esperti di geopolitica e le autorità internazionali.
Sull’ondata di proteste è intervenuto anche il presidente iraniano Massoud Pezeshkian, chiedendo alle forze di sicurezza di “non intraprendere alcuna azione” contro i manifestanti pacifici. L’obiettivo – come spiega il vicepresidente esecutivo Mohammad Jafar Ghaempanah, citato dall’agenzia di stampa Mehr – è quello di fare una “distinzione tra manifestanti e rivoltosi” e ridurre lo spargimento di sangue.
Trump e la posizione sull’Iran
Parlando delle proteste contro il carovita in Iran – ricordiamo, con morti e feriti – e di situazioni internazionali “difficili”, il presidente statunitense Donald Trump ha commentato: “Stiamo monitorando la situazione molto attentamente. Se iniziano a uccidere persone come hanno fatto in passato, penso che saranno colpiti duramente dagli Stati Uniti”. Una dichiarazione che, alla luce del blitz che ha portato all’arresto di Maduro e gettato nel caos il Venezuela, fa pensare a un possibile nuovo intervento del tycoon a sostegno dei manifestanti.
Le ipotesi sui satelliti sui social
Sui social, nel frattempo, i dubbi vengono alimentati da alcuni video – al momento di autenticità non verificata – che mostrerebbero i satelliti di Starlink (di SpaceX, fondata da Elon Musk) sorvolare il territorio iraniano. Grok, il chatbot sviluppato dalla società di Elon Musk, secondo quanto riportato dall’Adnkronos, avrebbe verificato l’autenticità del filmato ma manca l’ufficialità.
Starlink ha garantito copertura in Iran dal giugno 2025 “per bypassare le restrizioni, con migliaia di persone che accedono alla connessione attraverso terminali di contrabbando, anche se sono banditi dalla legge iraniana e rischiosi”. Le indiscrezioni relative ai satelliti hanno alimentato le ipotesi su un possibile intervento – di che natura è da verificare – degli USA nella vicenda iraniana.
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