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“Sfrattati da casa”, il dramma del caro affitti a Palermo raccontato da studenti e famiglie

“Sfrattati da casa”, il dramma del caro affitti a Palermo raccontato da studenti e famiglie
Caro affitti per studenti universitari. Immagine di repertorio, foto da Imagoeconomica

Negli ultimi cinque anni il prezzo di una singola stanza è praticamente raddoppiato. I giovani non possono permettersi una casa propria e l’emergenza abitativa prende sempre più sembianze allarmanti

Tra i tanti aspetti a pesare nel caro vita c’è senza dubbio l’aumento del costo degli affitti. A pagarne maggiormente le conseguenze gli studenti fuori sede e le famiglie: secondo i diretti interessati, alcuni dei quali pochi giorni fa hanno manifestato nel cuore di Palermo, in Sicilia negli ultimi cinque anni il costo di una stanza sarebbe praticamente raddoppiato, passando da 150-170 a 280-300 euro.

Giovani studenti non possono permettersi di poter lasciare casa dei genitori o sono costretti a chiedere un aiuto a fine mese per poter pagare la quota. Uno dei disagi maggiori per i ragazzi è quello di non potersi permettere di programmare il futuro e mettersi soldi da parte. Con il rincaro degli affitti è diventato difficile, così come evidenziato da alcuni giovani partecipanti al sit-in di qualche giorno fa davanti a Palazzo d’Orleans.

Molti studenti senza posti letto

Claudio, studente fuorisede che usufruisce del posto letto Ersu – contattato dal QdS.it – dice: “Quest’anno l’Ersu è riuscita a garantire i posti letto solamente dopo quasi un mese dall’inizio delle lezioni. Per noi studenti fuorisede questo è un grave attacco al diritto allo studio, poiché non avendo posti letto siamo costretti a pagare prezzi sempre più in aumento in affitti privati o a spostarci continuamente coi mezzi pubblici spendendo centinaia di euro a settimana. Molti studenti si sono ritrovati quindi costretti a saltare queste prime settimane o addirittura a dormire nelle aule, soprattutto tantissimi studenti internazionali”.

“Tra gli studenti che sono rimasti senza casa, ci sono anche più di 30 studenti palestinesi, che dopo aver ottenuto una borsa di studio e il diritto di studiare ad Unipa, sono ancora bloccati a Gaza, ogni lungaggine burocratica rallenta la possibilità per questi studenti di uscire. Per tutto questo abbiamo messo le tende sotto gli uffici Ersu a inizio anno accademico e continueremo a mobilitarci per aver garantito il diritto allo studio”.

Luce, altra studentessa fuorisede aggiunge: “All’incontro avuto col direttore dell’Ersu, quest’ultimo ha ammesso che l’Ente sta sempre di più scomparendo, affermazione corroborata dalle note di bilancio che pubblicano annualmente. La stessa Regione Siciliana nelle previsioni del 2028 per quanto concerne i fondi legati al diritto allo studio prevede uno stanziamento di 0€ per il 2028, a dimostrazione dell’impotenza e del disinteresse dell’amministrazione regionale nel risolvere i numerosi problemi di mancanze fondi in vista della scadenza di Pnrr e Fse. Lo stesso ente in seguito a nostre pressioni ha dichiarato che quest’anno sarà in difficoltà a coprire il 100% delle borse di studio. È inaccettabile che questa crisi debba ricadere sulle necessità e i diritti di noi studenti”.

Fabrizio, altro studente fuorisede, afferma “La stessa Regione Siciliana che dà il lasciapassare a basi NATO e addestramenti militari nel suo territorio ignora completamente il diritto allo studio sempre più in decadenza. È inaccettabile che le scelte politiche sempre più guerrafondaie e belliciste di questa classe dirigente ricadano sulla vita e i diritti di noi studenti”.

La posizione dell’Ersu

Nei giorni scorsi l’Ersu aveva già chiarito che c’era stato uno slittamento dal 18 al 24 settembre sul decreto per le assegnazioni dei posti letto. Le assegnazioni dovevano iniziare il 21 e sono iniziate il 25. Per quest’anno accademico sono arrivate quasi 20mila domande di borsa di studio e dall’1 al 10 settembre sono pervenute circa 6500 richieste di studenti che hanno chiesto la rettifica della propria posizione. Ciò ha determinato uno slittamento per il riesame delle domande.

L’Ersu si è tempestivamente attivato per stipulare convenzioni con soggetti pubblici e privati beneficiari dei decreti di concessione ministeriali con l’obiettivo di incrementare i posti letto entro ottobre. L’ente ha assicurato che il pagamento delle prime rate delle borse di studio arriverà entro dicembre. Per quanto concerne gli investimenti futuri bisognerà capire i flussi finanziari che arriveranno.

Caro affitti, i numeri a Palermo

Le famiglie lamentano sempre più la quota di reddito devoluta ai proprietari: parliamo infatti del 50% mediamente. Immobiliare.it riporta che a Palermo l’affitto richiesto è in media di circa 9,7 euro al m² al mese (settembre 2026). Indicativamente sono 680–780 euro per un appartamento di 70–80 m². Per una stanza singola: 309 €/mese a marzo 2026, +55% rispetto al 2020, come hanno lamentato anche gli studenti accampati in tenda sotto l’Ersu.

“La casa è quindi il capitolo di spesa più importante nell’economia familiare e consegue che sia uno dei temi fondamentali del carovita attuale, insieme al prezzo dell’energia e all’indebolimento del welfare pubblico”. A fare un punto sulla questione è Gabriele Rizzo, di AS.I.A. U.S.B. (Associazione Inquilini e Abitanti dell’Unione Sindacale).

“Non è un caso che nell’anno corrente, infatti, Save the Children abbia denunciato che il 63,8% delle famiglie palermitane viva in condizione di povertà relativa. Questa condizione socio-economica porta con sé conseguenze poco pacifiche nel rapporto tra proprietari e inquilinato: non si affitta a percettori di assegni sociali e si chiedono almeno due garanzie per la stipula dei contratti. Condizioni irraggiungibili quindi per la maggioranza delle famiglie. Abbiamo incontrato più casi di proprietari spaventati nel locare a famiglie con minori o disabili, per il rischio di non poter sfrattare velocemente in caso di morosità”.

Caro affitti, aumentati gli sfratti

Una conseguenza del caro affitti riguarda sicuramente gli sfratti. Gli ultimi dati del 2025, pubblicati questa settimana dal Ministero dell’Interno, sono chiari: quasi uno sfratto al giorno, 347 in un anno, con un aumento percentuale dell’1,17% rispetto all’anno precedente. Questo avviene in piena controtendenza rispetto ai dati nazionali, anche se il dato che più preoccupa è che il 77% delle richieste dei provvedimenti sia per “necessità del locatore”: un dato che conferma il processo di turistificazione denunciato a più voci nell’ultimo periodo, e che sta portando la nuova trasformazione del centro storico.

Non ultimo il problema emergenza abitativa, a Palermo fenomeno abbastanza presente. “In tutto questo, la situazione relativa all’Edilizia Residenziale Pubblica (E.R.P.) ci lascia ancora più perplessi – sottolinea Rizzo -, le case popolari dello Iacp non coprono più il fabbisogno ordinario (più di 8000 famiglie attendono assegnazione da 18 anni) e vengono utilizzate per l’emergenza abitativa, ossia solo quando le persone si ritrovano in strada. Le poche assegnazioni rispetto ai numeri del disagio abitativo diventano oggetto di propaganda nonostante i deficit legali delle procedure e le condizioni strutturali di molte assegnazioni, come segnalato anche dal Consiglio Comunale cittadino. Tutto questo sta portando ad una situazione esplosiva, è ora di invertire la rotta”, ha concluso Rizzo.

Famiglia palermitana sfrattata, attende assegnazione

Tante famiglie a Palermo sono in situazioni critiche abitative, attendendo – per chi rientra negli elenchi – una nuova casa assegnata dal Comune. Ad esempio è il caso della famiglia Marino, residente della zona Noce, che al QdS.it racconta la sua storia.

“Abbiamo avuto comunicazione di sfratto per motivi economici. Nessuno dei due lavora – dicono marito e moglie -, il nostro disagio è che siamo obbligati a lasciare casa per sfratto e andare a vivere dai miei suoceri, in una casa piccola. Siamo in tutto sette: dovremmo dormire in una stanza io, mia moglie e le mie tre figlie minori”.

Adesso la famiglia Marino, che percepisce l’assegno d’inclusione, chiede un tetto. “Dato che abbiamo fatto domanda per l’emergenza abitativa ed è stata accolta, chiediamo per favore un aiuto per un abitazione per la nostra tutela familiare. Ma ancora non abbiamo avuto risposta”.

L’incognita riguardano le tempistiche: “Sono passati dieci mesi e la situazione è arrivata al punto che dobbiamo lasciare casa. Ma nessuna risposta c’è stata data. Abbiamo bisogno di tutelare la nostra famiglia”, concludono marito e moglie.

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