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Caro carburante, l’ennesima mazzata per i rider siciliani: “Spendiamo 200 euro in più al mese”

Caro carburante, l’ennesima mazzata per i rider siciliani: “Spendiamo 200 euro in più al mese”
Rider Delivery foto di repertorio – Imagoeconomica

La denuncia: “Il costo della vita è praticamente il doppio e la paga è sempre la stessa”. I sindacati: “Devastante l’impatto economico dei rincari”

Il caro carburante sta mettendo in ginocchio diversi settori. Tra queste quella dei rider, che già da mesi affrontano il problema del contratto. La situazione dei fattorini sembra ormai diventata una questione di sopravvivenza: i rincari quotidiani e i guadagni miseri non aiutano il settore.

Un rider palermitano: “La benzina adesso costa il doppio”

A fare il quadro di come vive il quotidiano al QdS.it è Marco, rider palermitano che racconta: “Le consegne diminuiscono e il contratto ancora non se ne vede. Ogni giorno facciamo chilometri e chilometri a vuoto per le consegne. Il caro carburante è una nuova mazzata perché spendiamo circa 10 euro in più al giorno, che al mese sono circa 200 euro. Ormai il numero dei rider nelle città è aumentato, a Palermo rispetto ad anni fa siamo il doppio e quindi le consegne mancano. Il nostro settore è allo sbaraglio. Il costo della vita è praticamente il doppio e la nostra paga è sempre la stessa da anni, adesso a casa ritorni alle tre di notte per cercare di portarti una minima giornata”.

I soldi in più dovuti all’aumento del costo del carburante pesano per i rider che già da prima facevano molta fatica, come raccontato dal QdS.it negli scorsi mesi: “Io mi sento male quando vado a un distributore di benzina perché prima con 10 euro sapevo che riuscivo a farmi una giornata, adesso ho la consapevolezza che di carburante ne devo fare 17-20 euro al giorno”.

“In questo momento è dura. Ad ora al giorno guadagniamo 40 euro che se consideriamo i costi delle tasse ed il resto sono nulla”. Il settore ha poche regole con molti rider irregolari. Per questo il governo Meloni sta pensando di aggiungere nel decreto Primo Maggio l’obbligo dello Spid per i rider. “Molti colleghi che non hanno i documenti per lavorare – sottolinea Marco -. Ci sono molti stranieri che lavorano senza nemmeno avere i documenti in regola per stare in Italia. Non ho nulla contro di loro, i disagi sono per tutti: ma è chiaro che questa situazione penalizza tutto il settore”.

Per i rider è una lotta alla sopravvivenza, che va avanti da molto tempo: “Con i colleghi ci siamo confrontati: nessuno di noi, nella maggior parte dei casi, la scorsa settimana ha superato il tetto dei 500 euro settimanali, quando prima se ne facevano 800-900 euro ed era possibile ritrovarsi con uno stipendio di 1200-1300 al netto delle spese”.

I rider sono pronti alla protesta se non cambia nulla. “La benzina, come per tutti, è il nostro mondo, lavorando con i mezzi. Siamo in tanti che abbiamo auto e moto. Dalle aziende di delivery nessun segnale su possibili aiuti per questa emergenza”. Qualche giorno fa al Foro Italico di Palermo è morto un rider, Salvatore Zora, in un incidente stradale. “Le istituzioni e le aziende di delivery non sanno quanto ogni giorno noi rischiamo la vita in strada. Non l’hanno mai capito. Dall’altro lato ti dico che non ha senso andare di fretta col rischio di fare incidenti, che per carità può sempre capitare, dobbiamo aprirci gli occhi”.

La posizione dei sindacati: “Quadro non roseo”

I sindacati ribadiscono che il caro carburante aggrava ancora di più la situazione dei rider. “Il momento non è roseo – spiega al QdS.it Gianluca Mancini della Ugl Rider -, e l’aumento di benzina è un problema che si va ad aggiungere proprio quando le trattative per il rinnovo del contratto sono in stato avanzato. Quindi, è chiaro che andare a chiedere ulteriori soldi in questo momento è molto complicato”.

Il tempo però è breve e i rider non possono più aspettare. “Ci siamo dati una scadenza. Se entro il 20 ottobre non arriva il rinnovo del contratto, probabilmente faremo una richiesta per aggiungere un compenso ai rider per la questione carburante. Le piattaforme hanno messo già qualcosa in più, da dieci euro lordi si è passati a quattordici all’ora lavorata dopo l’inchiesta sul caporalato. Anche per il rinnovo di contratto parliamo di cose molte innovative e costose”.

“Se non si muove nulla in queste settimane ci muoveremo di conseguenza perché ovviamente il caro carburante incide molto. Mediamente per il lavoro un rider con lo scooter al mese mette 30 euro in più”. Sul fatto che la categoria ha subito un aumento di forza lavoro negli ultimi anni Mancini sottolinea che “è una questione evidente. Le piattaforme hanno messo in strada numerosi rider, abusandone chiaramente. Questo è uno dei punti del contratto, una clausola a salvaguardia dei rider”.

La soluzione che possa risolvere la situazione caro carburanti per i rider è una sola precisa Mancini: “Il nuovo contratto con regole nuove”. Dalle società del delivery ottimismo per chiudere il nuovo contratto entro il 20 ottobre: “Ovviamente se non dovessimo chiudere il tutto per quella data chiederemo, inevitabilmente, qualcosa in anticipo. Personalmente mi auguro che al prossimo tavolo tecnico la situazione caro carburante dal punto di vista geopolitico si risolva”.

NIDIL Cgil Palermo: “No al contratto subordinato”

Francesco Brugnone, della NIDIL Cgil Palermo, osserva: “Il caro carburante è un fenomeno che stanno vivendo tutti, purtroppo. I rider ne risentono maggiormente lavorando con i propri mezzi. L’impatto economico è devastante. Non tutte le piattaforme hanno adottato il pagamento di quattordici euro l’ora dopo l’inchiesta della Procura di Milano. Un rider considerato che viene pagato o con ritenuta o partita Iva per guadagnare uno stipendio dignitoso deve lavorare circa 9-10 ore al giorno sette giorni su sette. Un regime di quasi povertà“.

Sul tavolo aperto per il contratto, la posizione della Cgil è chiara: “Chiediamo il riconoscimento della natura subordinata del rapporto di lavoro perché i rider sono stati sempre riconosciuti lavoratori etero-organizzati. Il governo italiano assorbisca in maniera più specifica la normativa europea. I rider meritano un contratto ad hoc, da 40 ore settimanali e non 80 come avviene per adesso”.

La Cgil dice no al contratto autonomo, come chiesto da altri sindacati: “Se un rider deve essere dichiarato autonomo non può essere controllato da una piattaforma, ma devono avere piena autonomia organizzandosi il lavoro”.

A Palermo i rider sono anche vittime di violenza e disagi sociali. “Prima della morte del ragazzo di 37 anni di qualche giorno fa a Palermo si erano verificati altri incidenti di entità minore che hanno penalizzato i rider. Alcuni hanno perso il mezzo o subìto fratture. Sono anche presi di mira per furti di telefono e mezzi, sono episodi all’ordine del giorno. I rider sono pronti a nuove proteste in caso di nuove mancate risposte dalle società di delivery.

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