I rider con lo Spid per contrastare l’illegalità del caporalato. È questa l’idea che il governo intende integrare nel decreto Primo maggio, in risposta alle indagini della procura di Milano, che ha recentemente messo sotto commissariamento i colossi delle consegne Glovo e Deliveroo con l’accusa di sfruttamento e intermediazione illecita.
Il nuovo intervento d’urgenza
Mentre ieri è scaduta la delega per il salario “equo e giusto” senza che l’esecutivo la esercitasse, il ministero del Lavoro ha interrotto il silenzio con un comunicato ufficiale che delinea i cinque pilastri del nuovo intervento d’urgenza. Un testo che cerca di affrontare il caporalato, la sicurezza sul lavoro, le problematiche dei giovani e delle donne, il carovita e il giusto salario. La novità riguarda i rider. Al centro delle nuove norme, ancora in fase di elaborazione, c’è l’obbligo di accesso alle piattaforme tramite Spid o Cie. L’intento è di rendere il lavoratore «riconosciuto e riconoscibile», eliminando alla radice il business dei caporali digitali che affittano o subappaltano account a terzi, spesso stranieri in condizioni di estrema vulnerabilità.
Ancora incertezza sul caro vita
Questa stretta dovrebbe essere accompagnata da nuovi obblighi di trasparenza: le multinazionali del food delivery dovranno formalizzare compensi, carichi di lavoro e luoghi di consegna, rendendo i dati accessibili agli organi di controllo, con Inail e Ispettorato del lavoro in prima linea. La fine della “giungla algoritmica” sembra essere l’obiettivo del governo, che mira anche a colmare le lacune su salute e sicurezza, imponendo ai lavoratori l’obbligo di informazione sui rischi. Nulla, invece, sulle paghe irrisorie, denunciate venerdì da Nidil Cgil.
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