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Caro carburanti, in Sicilia la tassa nascosta dell’auto: 650 euro a Messina, 571 a Palermo e 496 a Catania

Caro carburanti, in Sicilia la tassa nascosta dell’auto: 650 euro a Messina, 571 a Palermo e 496 a Catania
Distributore di carburante a Palermo

Uno studio di Clean Cities misura il peso economico della carenza di alternative al trasporto privato nelle città metropolitane italiane

Avere un’automobile non significa necessariamente poter scegliere come spostarsi. Per milioni di italiani, soprattutto nelle aree dove autobus, treni e altri mezzi pubblici non riescono a garantire collegamenti adeguati, l’utilizzo della vettura privata rappresenta una necessità quotidiana. Una condizione che diventa particolarmente onerosa quando il prezzo dei carburanti aumenta.

A quantificare le conseguenze economiche di questa dipendenza è un nuovo studio di Clean Cities, diffuso il 28 ottobre 2026 nell’ambito della campagna europea Mind the Gap!, dedicata al finanziamento del trasporto pubblico locale.

Secondo le stime della coalizione, nelle 13 città metropolitane italiane prese in esame le famiglie hanno sostenuto quasi 5 miliardi di euro di costi aggiuntivi nell’arco di dodici mesi. L’incidenza media sui bilanci domestici si avvicina ai 600 euro annui, equivalenti a circa 50 euro al mese.

Una spesa che gli autori della ricerca hanno definito “Tassa Petrolifera Locale”. Non si tratta di un’imposta realmente applicata, ma di un onere indiretto legato alla difficoltà di rinunciare all’automobile quando mancano soluzioni di mobilità alternative.

Caro carburanti, in Sicilia la tassa nascosta dell’auto: 650 euro a Messina, 571 a Palermo e 496 a Catania

Fonte: studio Clean Cities sulla “Tassa Petrolifera Locale”, ottobre 2026.

La classifica delle città: Messina quarta in Italia, Palermo davanti a Catania

La distribuzione di questi costi non è uniforme sul territorio nazionale. Dall’analisi emergono differenze significative, con alcune aree del Mezzogiorno particolarmente esposte agli effetti economici della mobilità privata.

Il valore più elevato si registra a Cagliari, dove l’extracosto stimato raggiunge 1.078,30 euro annui per famiglia. Seguono Reggio Calabria, con 799,90 euro, e Bari, con 676,90 euro.

Al quarto posto della graduatoria nazionale compare Messina, con un aggravio di 650 euro a nucleo familiare. La città dello Stretto è anche la prima tra le tre realtà metropolitane siciliane considerate dalla ricerca.

Più contenuto, ma comunque significativo, il dato di Palermo, che si colloca al sesto posto con 570,70 euro annui. Catania figura invece in decima posizione, con un extracosto stimato di 495,50 euro.

Il confronto restituisce una fotografia delle diverse condizioni di mobilità nelle aree metropolitane. La disponibilità e l’efficienza dei collegamenti pubblici, insieme alla necessità di ricorrere all’automobile, incidono sulla vulnerabilità economica delle famiglie quando i carburanti subiscono rincari.

La crisi dello stretto di Hormuz e il peso dei rincari

Uno degli aspetti centrali dello studio riguarda le conseguenze delle tensioni internazionali sui mercati energetici.

Tra marzo e settembre 2026, nel periodo segnato dalla crisi dello stretto di Hormuz, Clean Cities stima che la combinazione tra aumento dei prezzi dei carburanti e dipendenza dall’auto abbia determinato 3,15 miliardi di euro di extracosti nelle aree analizzate.

Per le famiglie interessate si tratta, in media, di 381 euro nei sette mesi considerati.

Il problema, osservano i ricercatori, non si esaurisce però con le oscillazioni del petrolio. Le crisi geopolitiche possono accentuare la pressione economica, ma una parte del costo deriva da condizioni strutturali: distanze da percorrere, collegamenti insufficienti e impossibilità di sostituire il mezzo privato con il trasporto collettivo.

Per chi deve utilizzare ogni giorno l’automobile per raggiungere il lavoro, accompagnare i figli a scuola o accedere ai servizi, la variazione del prezzo alla pompa si traduce così in una spesa difficilmente comprimibile.

Benzina più cara, ma gli automobilisti non riducono i consumi

A confermare la rigidità della domanda di carburante sono anche i dati esaminati nello studio.

A fronte di un incremento dei prezzi del 19,9%, nelle città metropolitane considerate i consumi sono diminuiti soltanto dello 0,35%. Nel resto d’Italia, nello stesso confronto, la variazione è stata lievemente positiva, pari allo 0,04%.

In sostanza, nonostante il rincaro, la quantità di carburante acquistata è rimasta pressoché stabile.

Un andamento che, secondo Clean Cities, evidenzia quanto sia limitata la possibilità di modificare le proprie abitudini di spostamento in assenza di alternative concretamente utilizzabili.

L’automobile continua infatti a essere indispensabile per una parte consistente degli spostamenti quotidiani, rendendo le famiglie particolarmente esposte agli aumenti dei prezzi energetici.

Roma concentra i costi maggiori, Milano mostra il divario tra città e hinterland

Se la graduatoria per famiglia vede Cagliari al primo posto, in termini di costo complessivo è Roma a registrare il valore più elevato.

Nella città metropolitana della Capitale, secondo lo studio, l’aggravio economico raggiunge 1,14 miliardi di euro nel periodo analizzato.

Anche Milano offre un elemento di riflessione. Nell’area metropolitana lombarda l’extracosto medio è di 508,30 euro per famiglia, ma la ricerca evidenzia una differenza sostanziale tra il capoluogo e i comuni dell’hinterland.

Nella città di Milano, la quota degli spostamenti effettuati in automobile si attesta al 31%. Se lo stesso livello di utilizzo dell’auto fosse raggiunto nell’intera area metropolitana, secondo la simulazione di Clean Cities l’esborso aggiuntivo per famiglia legato alla crisi dei prezzi dei carburanti si ridurrebbe ad appena 17 euro.

Un esempio utilizzato dalla coalizione per sottolineare l’importanza di una rete di trasporti che non si fermi ai confini amministrativi delle città principali, ma raggiunga efficacemente anche i territori circostanti.

Clean Cities: “Una tassa che paghiamo quando non abbiamo alternative”

Per Claudio Magliulo, direttore di Clean Cities Italia, la questione non riguarda soltanto il prezzo della benzina o del gasolio, ma la possibilità effettiva di scegliere come muoversi.

“La vera tassa sul carburante non è soltanto quella che vediamo sul prezzo alla pompa: è anche quella che paghiamo quando non abbiamo alternative all’auto”, afferma Magliulo.

Il direttore della coalizione richiama quindi la necessità di intervenire sulle infrastrutture e sui servizi di mobilità, evidenziando come gli investimenti nel trasporto pubblico possano incidere anche sul potere d’acquisto delle famiglie.

“Investire in autobus, tram, metropolitane e ferrovie non significa soltanto ridurre le emissioni: significa abbassare il costo della vita e rendere le famiglie meno esposte agli shock petroliferi”.

Più trasporto pubblico e auto elettriche accessibili: le proposte

Dalla ricerca emerge una richiesta precisa: rafforzare i finanziamenti destinati al trasporto pubblico locale, soprattutto nelle aree metropolitane dove il ricorso all’automobile rimane particolarmente elevato.

L’obiettivo è ampliare le possibilità di spostamento attraverso collegamenti più frequenti, accessibili e affidabili, riducendo la necessità di utilizzare il mezzo privato anche per i tragitti ordinari.

Accanto al potenziamento dei servizi pubblici, Clean Cities propone inoltre l’introduzione di programmi di leasing sociale per le auto elettriche, rivolti in particolare ai cittadini con minori disponibilità economiche.

L’idea è intervenire su due fronti: rendere più semplice rinunciare all’automobile quando esistono valide alternative e ridurre la dipendenza dai carburanti fossili per chi continua ad averne bisogno.

In questa prospettiva, il miglioramento della mobilità urbana e metropolitana viene presentato non soltanto come una scelta ambientale, ma anche come uno strumento di politica economica e sociale, capace di alleggerire le spese familiari e limitare gli effetti delle future crisi energetiche.