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Il caro prestiti in Sicilia è una (difficile) realtà, ecco quanto costa alle famiglie

Il caro prestiti in Sicilia è una (difficile) realtà, ecco quanto costa alle famiglie
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I tassi dei “rischi a revoca” e dei “prestiti a scadenza” oscillano da mezzo punto all’1,5% in più. L’odiosa “tassa invisibile” degli interessi, nell’Isola si paga di più rispetto al resto d’Italia 

Chiedere un prestito in Sicilia non è come chiederlo a Milano, Roma o Firenze: nell’Isola, il denaro costa decisamente di più. È questa la fotografia nitida e preoccupante che emerge dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio regionale sul credito, un organismo tecnico che lavora all’interno dell’assessorato dell’Economia della Regione.

Analizzando i dati ufficiali della Banca d’Italia relativi al secondo trimestre del 2025, si scopre che le famiglie siciliane sono costrette a pagare interessi molto più alti rispetto alla media nazionale per ottenere la liquidità necessaria a gestire le spese quotidiane o i progetti di vita. Questa differenza di prezzo è una sorta di “tassa geografica” che grava sulle tasche dei cittadini siciliani, rendendo ogni finanziamento un carico più pesante da sostenere.

I rischi a revoca

Per comprendere bene cosa stia accadendo, occorre guardare ai due modi principali in cui le famiglie chiedono soldi alle banche. Il primo è quello dei cosiddetti “rischi a revoca”. In parole povere, si tratta di quei casi in cui la banca mette a disposizione una somma sul conto corrente che il cliente può usare a proprio piacimento, come una sorta di paracadute per le emergenze.

Ebbene, i dati del trimestre aprile-giugno 2025 ci dicono che per questo servizio i siciliani pagano un tasso medio del 5,21%. Sebbene questo numero sia in calo rispetto al 5,79% dell’anno precedente, il confronto con il resto del Paese è spiazzante: in Italia, mediamente, per lo stesso servizio si paga solo il 3,88%. Significa che una famiglia di Palermo o Catania paga oltre un punto percentuale e mezzo in più rispetto a una famiglia media italiana per avere la stessa disponibilità di denaro.

I prestiti a scadenza

Il secondo modo di indebitarsi è quello dei “prestiti a scadenza”, ovvero i classici finanziamenti in cui si riceve una somma e la si restituisce attraverso rate mensili fisse per un periodo stabilito, come accade per l’acquisto di un’auto o di un elettrodomestico. Anche in questo settore la Sicilia appare penalizzata.

Il tasso d’interesse applicato nell’Isola è stato del 3,41%. Mentre nel resto d’Italia la media si ferma al 2,97%, i siciliani devono affrontare un costo superiore. C’è inoltre un dettaglio che deve far riflettere: mentre nel 2024 i tassi erano più alti, negli ultimi mesi del 2025 si è registrata una piccola inversione di tendenza. Tra marzo e giugno, infatti, il tasso per questi prestiti in Sicilia è leggermente risalito, passando dal 3,36% al 3,41%, segnale che la discesa dei costi del denaro non è ancora così fluida e costante come si sperava.

Lo spread

Gli economisti chiamano questa differenza spread, un termine che sentiamo spesso ma che in questo caso indica semplicemente il divario tra quanto paga un siciliano e quanto paga un cittadino del resto d’Italia.

Per i prestiti sul conto corrente, questo divario è dello 0,70% se confrontato con la media del Sud Italia e balza a cifre ancora più alte rispetto al Nord. Questa distanza non è solo un numero su un grafico, ma si traduce in soldi veri che escono dal bilancio familiare. Per una famiglia che vive con uno stipendio medio, dover pagare centinaia di euro in più ogni anno solo di interessi significa avere meno risorse per la spesa alimentare, per l’istruzione dei figli o per i risparmi.

I confronti con le regioni modello

Il rapporto curato dal Servizio credito ed agevolazioni creditizie dell’assessorato regionale è fondamentale perché mette nero su bianco queste disparità utilizzando parametri certi e confrontabili. Gli analisti hanno paragonato la situazione siciliana non solo con la media nazionale, ma anche con regioni “modello” o simili per dimensioni, come la Campania, la Toscana e il Veneto. Il risultato è purtroppo costante: la Sicilia resta maglia nera per il costo del credito.

Anche rispetto alle altre regioni del Mezzogiorno, dove i tassi sono storicamente più alti che al Nord, l’Isola continua a mostrare sofferenze maggiori, confermandosi come uno dei territori dove le banche applicano le condizioni più severe.

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