PALERMO – La Sicilia torna a spendere, ma non perché le famiglie siano diventate più ricche. I dati pubblicati negli ultimi giorni da Banca d’Italia, Istat e Osservatorio Findomestic raccontano una realtà molto diversa da quella percepita: l’economia dell’Isola continua a crescere, ma i consumi sono sempre più condizionati dall’aumento delle spese obbligate e dall’incertezza sul futuro.
Crescita dell’economia siciliana e andamento dei consumi
Secondo l’ultimo rapporto della Banca d’Italia, nel 2025 l’economia siciliana è cresciuta dello 0,6%, un dato leggermente superiore alla media italiana ma inferiore al ritmo registrato nel 2024. La frenata è arrivata soprattutto nella seconda metà dell’anno, quando hanno rallentato servizi e commercio, i due comparti che rappresentano circa l’80% del valore aggiunto regionale.
Nonostante questo rallentamento, la domanda delle famiglie continua a sostenere una parte importante dell’economia isolana. A livello nazionale, nel primo trimestre del 2026 i consumi delle famiglie sono aumentati dello 0,5% rispetto ai tre mesi precedenti, con una crescita sia dei servizi (+0,6%) sia dei beni (+0,5%). A trainare la ripresa sono tornati soprattutto i beni durevoli, aumentati dell’1,1%, dopo mesi di sostanziale stagnazione.
Sicilia prima per acquisti di beni durevoli
Ma è proprio osservando i beni durevoli che emerge uno dei dati meno conosciuti. Secondo l’Osservatorio annuale Findomestic, la Sicilia è la prima regione italiana per tenuta dei consumi di beni durevoli, in controtendenza rispetto ad altre aree del Paese. Un risultato trainato soprattutto dagli acquisti di automobili, elettronica e grandi elettrodomestici, con province come Catania che superano 1,05 miliardi di euro di spesa complessiva solo in beni durevoli. La vera criticità, però, riguarda il costo della vita.
Inflazione e rincari sui beni di prima necessità
A maggio 2026 l’inflazione a Palermo si è attestata al +3,2% su base annua, in linea con il dato nazionale. Ma il numero che colpisce è un altro. I prodotti acquistati con maggiore frequenza, quelli che entrano ogni giorno nel carrello della spesa delle famiglie, registrano un incremento del +4,1%, quasi un punto percentuale in più rispetto all’indice generale.
Significa che pane, latte, detersivi, carburanti, pasti fuori casa e altri beni di uso quotidiano continuano a rincarare più velocemente della media.
Il confronto con le altre categorie è ancora più significativo. I prodotti acquistati con frequenza media aumentano del 3,6%, mentre quelli acquistati raramente, come elettrodomestici, automobili o apparecchi elettronici, si fermano ad appena +1%.
Le spese obbligate pesano sui bilanci familiari
La conseguenza è evidente: le famiglie riescono ancora a rinviare le spese importanti, ma non possono evitare quelle quotidiane, che continuano invece ad assorbire una quota crescente del reddito. L’analisi delle singole voci di spesa evidenzia rincari ancora più marcati. I beni energetici fanno segnare un impressionante +14,8% rispetto a maggio dello scorso anno.
Abitazione, acqua, elettricità e gas crescono del +7,1%, mentre i trasporti registrano un aumento del +6,3%. Anche i servizi finanziari e assicurativi salgono del +5,6%. Al contrario, gli alimentari aumentano “solo” dell’1,7%, un dato che rappresenta comunque un incremento stabile dopo le forti tensioni degli ultimi due anni.
Fiducia delle famiglie in calo, imprese più ottimiste
Il risultato è un cambiamento profondo nelle abitudini di consumo. Sempre secondo l’Istat, la fiducia dei consumatori (dato nazionale) è scesa a giugno da 93,4 a 92,4 punti, segnale che le famiglie restano prudenti nonostante il miglioramento del quadro economico generale.
Al contrario, la fiducia delle imprese è salita da 94,2 a 95,2 punti, con un deciso recupero soprattutto nel commercio al dettaglio, passato da 101,3 a 105,5 punti. È il segnale di due economie che viaggiano a velocità diverse: le imprese guardano con maggiore ottimismo ai prossimi mesi, mentre le famiglie continuano a limitare le spese non indispensabili. In Sicilia questo fenomeno assume un peso ancora maggiore.
Redditi più bassi e maggiore esposizione ai rincari
L’Isola presenta infatti redditi medi inferiori alla media nazionale e una quota più elevata della spesa familiare destinata ai consumi essenziali.
Per questo motivo gli aumenti di energia, trasporti e servizi abitativi hanno un impatto proporzionalmente più elevato rispetto ad altre regioni italiane.

