Trasformare gli effetti dello spopolamento in un volano per rilanciare l’edilizia residenziale pubblica, creando un fattore di attrattività per le aree della Sicilia che restano dai principali circuiti economici e turistici. Per il Partito Democratico non si tratta di un obiettivo irraggiungibile ed è partendo da questa posizione che il gruppo dem presente all’Assemblea regionale siciliana ha depositato a sala d’Ecole un disegno di legge che, martedì scorso, è stato assegnato per l’esame di merito alla commissione legislativa Territorio e Ambiente.
Il ddl prevede un investimento su base triennale. Resterà da capire se e come la proposta verrà accolta dall’aula, in un momento in cui si attende di capire come si comporterà la maggioranza che sostiene il governo Schifani dopo il rimpasto di giunta che ha riaperto le porte alla Democrazia Cristiana.
Sfruttare gli immobili sfitti
“La Sicilia sta affrontando una crisi demografica senza precedenti, che colpisce in particolar modo le aree interne. Interi centri storici versano in stato di abbandono, mentre parallelamente cresce la domanda di edilizia residenziale pubblica da parte di giovani coppie e nuclei familiari in difficoltà”.
Inizia così la relazione illustrativa del ddl che ha come primo firmatario il deputato regionale Fabio Venezia, originario di Troina, centro dell’Ennese di cui è stato sindaco per due mandati.
L’idea presentata con il sostegno dei colleghi di partito prevede l’istituzione di un fondo, con una dotazione di 50 milioni all’anno dal 2026 al 2028, per finanziare l’acquisto delle case che si trovano nelle aree interne e che per diversi motivi, tra cui chiaramente l’emigrazione, sono rimaste vuote.
“I punti chiave della proposta legislativa riguardano: il recupero del patrimonio edilizio esistente allo scopo di riqualificare immobili disabitati in stato di degrado migliorandone l’efficienza energetica e la tenuta antisismica; il consumo di suolo zero come scelta ecologica che punta sul riuso dell’esistente anziché sulla cementificazione di nuove aree verdi; agevolazioni per i giovani in quanto si prevede che gli immobili ristrutturati vengano assegnati alle giovani coppie e ai giovani single che scelgono di trasferire la propria attività lavorativa (anche in modalità agile) nei comuni delle aree interne”.
Sette articoli
Il disegno di legge si articola in sette articoli. Il primo pone l’obiettivo che la Regione, una volta approvata la legge, dovrebbe prefiggersi, ovvero la promozione di un Piano di rigenerazione delle aree interne, che passa dal contrasto dello spopolamento dei comuni dell’entroterra tramite l’incremento dell’offerta di alloggi popolari.
Il Piano esclude nuove costruzioni, ma punta sulla ristrutturazione e riqualificazione degli immobili.
“Per immobili disabitati si intendono le unità immobiliari a destinazione residenziale che risultino prive di contratti attivi di somministrazione di energia elettrica e acqua da almeno 24 mesi”, viene specificato.
Il fondo destinato a finanziare i Comuni
Il fondo per il recuperato abitativo verrebbe istituito nell’assessorato alle Infrastrutture e sarebbe destinato a finanziare i Comuni per due tipi di operazione: l’acquisto delle case private abbandonate nei centri storici e gli interventi di ristrutturazione e adeguamento alle norme sismiche. “Almeno il 30 per cento degli interventi deve garantire standard di edificio a energia quasi zero”, si legge nel ddl, dove viene specificato anche che “gli interventi di ristrutturazione devono rispettare le caratteristiche architettoniche originali e utilizzare materiali tipici della tradizione locale”.
Nell’ottica del Pd sta ai Comuni individuare le case da acquisire al patrimonio pubblico. “Il prezzo di acquisto non può superare il valore di mercato determinato dall’Agenzia delle Entrate.
In caso di immobili in stato di pericolosità pubblica o degrado strutturale accertato, i Comuni possono avviare procedure di esproprio per pubblica utilità”, sono le direttrici indicate dal gruppo dem.
I beneficiari
Il Piano che il Pd chiede all’Ars di finanziare è rivolto a un target specifico: “Gli alloggi recuperati sono inseriti nel patrimonio di edilizia residenziale pubblica del Comune. Oltre ai criteri generali di reddito, i bandi comunali per l’assegnazione devono prevedere punteggi premiali per giovani coppie (under 40), nuclei familiari che si impegnano a trasferire la residenza da comuni non facenti parte delle aree interne e lavoratori in modalità smart-working che stabiliscono la propria residenza nel Comune”.
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