Milano, 17 apr. (askanews) – Per il gruppo Casillo, attivo nella produzione e distribuzione di sfarinati, il 2026 si apre all’insegna della crescita nonostante il contesto internazionale. A trainare sono il rinnovamento della squadra manageriale, l’innovazione e nuovi investimenti. Lo ha spiegato il ceo di Casillo Società Benefit, Francesco Casillo, a margine dell’accordo strategico con Puratos. “I dati del 2025 sono in linea con quelli dell’anno precedente, il 2026 invece, nonostante queste situazioni geopolitiche, sta andando molto bene, non tanto per motivi esterni, ma quanto per motivi endogeni – ha detto – c’è stato un grosso processo di rinnovamento della squadra. Abbiamo fatto entrare tanti giovani, c’è tantissimo entusiasmo e stanno portando tanta innovazione”. Nel 2024 il gruppo, che conta 14 impianti molitori in Italia, aveva realizzato 1,34 miliardi di euro di ricavi e margini in costante crescita.
A spingere questo inizio d’anno sono anche gli investimenti: “Stiamo pianificando investimenti negli Stati Uniti con anche la distribuzione di Altograno”, il nuovo sfarinato destinato al mondo della panificazione artigianale e industriale. “Ma c’è anche tutto l’aspetto tecnologico, l’intelligenza artificiale di cui si parla tanto: noi ora abbiamo veramente le competenze e stiamo mettendo a terra questi concetti, che fanno la differenza – ha spiegato il Ceo – al netto di quello che può succedere nel mercato, perché noi siamo sempre esposti alle oscillazioni, la nostra posizione di leader ci dà garanzie e oggi stiamo beneficiando molto di questa innovazione interna degli uomini e dei processi”.
Tra gli investimenti previsti in America c’è anche la realizzazione di un nuovo mulino: “Abbiamo degli accordi con potenziali clienti americani, entro fine aprile scioglieremo la riserva ma siamo quasi certi che andrà in porto perché nella macinazione del grano duro la nostra posizione di leadership ha fatto sì che sviluppassimo una professionalità e una conoscenza anche delle materie prime e poi anche nel trading del grano duro siamo leader (noi e un altro operatore), dominando sia i processi di produttivi sia la conoscenza delle materie prime. Quindi siamo sicuri che questo progetto andrà in porto perché chi lo farà in joint venture con noi avrà grossi benefici economici”.
Oggi Casillo esporta i suoi prodotti in 56 Paesi con vendite destinate a crescere. “La semola, che è un prodotto deperibile e si usa per fare la pasta, è destinata sostanzialmente al mercato italiano ma esportiamo anche in Arabia Saudita. Con la farina di grano tenero, che ormai non è più una materia prima ma è quasi una soluzione, esportiamo l’italianità – ha sottolineato – e sulla farina per pizza stiamo crescendo, una crescita a doppia cifra, intorno al 15-20%. Noi andremo a vendere la farina agli americani per fare la pizza perché la nostra farina magari è fatta da grano americano però noi abbiamo la professionalità per fare un buon prodotto finale e non è solo marketing”.
Casillo si sofferma anche sull’andamento del mercato del grano, dopo le forti oscillazioni dei prezzi e le polemiche sollevate negli anni scorsi per l’arrivo sul mercato italiano di grano, soprattutto duro, dalla Russia. “Gli agricoltori, per via della globalizzazione, soffrono perché i prezzi sono bassi ma sono numerosi e hanno una lobby molto potente per cui sono ricorrenti queste storie sul grano di importazione, ma sono delle dinamiche normali – ha spiegato – L’Italia deve importare per forza il 40% del grano duro e addirittura il 65% del grano tenero e il mercato è un mercato globale, quindi imputare i prezzi bassi alle importazioni è un po’ il gioco delle parti: io da presidente di Coldiretti farei la stessa cosa, ma sono dei processi ineluttabili perché siamo in un mercato mondiale e non ci possiamo fare niente”.

