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Il caso della cresta sui pedaggi potrebbe allargarsi, Aricò: “Esposto Cas presentato a più Procure”

Il caso della cresta sui pedaggi potrebbe allargarsi, Aricò: “Esposto Cas presentato a più Procure”
L’assessore regionale ai Trasporti, Alessandro Aricò

L’assessore ha rivelato altri aspetti interessanti ed al contempo inquietanti sulla questione: “Vero, a fine 2024 e poi a inizio 2025 dopo un confronto serrato abbiamo visto che i conti non tornavano”.

Tra le pieghe di una attività ispettiva parlamentare comoda, perché con pochi deputati in aula e molto tempo a disposizione e la disponibilità dell’assessore alle Infrastrutture e mobilità Alessandro Aricò, è stato affrontato oggi il caso delle sottrazioni indebite di pedaggi autostradali ad opera di alcuni casellanti.

La discussione è nata dal disappunto del deputato regionale Mario Giambona, del gruppo Partito Democratico, in merito alla tempistica con cui Sala d’Ercole vede dare risposta elle interrogazioni. Oggi si è raggiunta la soglia dei 727 giorni con l’interrogazione di Giambona del 20 giugno 2024.

Giambona (Pd) aveva segnalato disservizi importanti sui caselli un anno fa

“Il gruppo parlamentare del Partito Democratico, a prima firma Mario Giambona – ha affermato in aula lo stesso deputato dem – già l’anno scorso, e quindi la invito assessore a prendere questa interrogazione parlamentare alla quale ancora oggi attendo una risposta, aveva segnalato dei disservizi importanti su questo tratto autostradale. Avevo segnalato dei disservizi importanti in questo casello autostradale, e probabilmente, col senno di poi veniamo a scoprire che questi disservizi volti a limitare la percorrenza nelle casse automatiche, oltre a creare delle file lunghissime nei caselli stessi danneggiando cittadini, imprese e turisti, era volto a determinare quel piano criminale, qualora dovesse essere definitivamente confermato, di fare la cresta sul pedaggio autostradale”.

La tempestività delle interrogazioni parlamentari

La morale dell’intervento in merito proposto da Giambona è quindi che “nel momento in cui si trattano tempestivamente le interrogazioni, come si dovrebbero trattare, qualche risposta in tempi rapidi noi la diamo a quelle che sono le problematiche della Sicilia”. Di interrogazioni giacenti, come detto dal dem Giambona e confermato dal vicepresidente vicario Nuccio Di Paola del M5s, “ce ne sono a centinaia”.

Tra queste, che ieri ha visto l’Aula ma non i firmatari, c’era ad esempio una interrogazione “urgente” del 2 luglio 2024 firmata dal gruppo parlamentare Sud chiama Nord il cui primo firmatario era Ismaele La Vardera, che oggi non fa più parte del gruppo di Cateno De Luca e che comunque non era presente in Aula come gli altri firmatari.

L’oggetto dell’urgenza erano le iniziative che il governo intendeva porre in essere per garantire la sicurezza stradale nella frazione di San Leone, spiaggia frequentatissima di Agrigento in cui il pericolo per i pedoni era quotidianamente in agguato. Da quella interrogazione, aspettando una risposta probabilmente ormai inutile, ci si accinge all’inizio della terza stagione turistica.

Aricò risponde sul Cas senza attendere l’interrogazione: “A inizio 2025 abbiamo visto che i conti non tornavano”

Non è stato vano invece il commento di Mario Giambona alla presenza di Alessandro Aricò sulla questione dei cinque dipendenti di Autostrade siciliane scoperti dalla Procura di Termini Imerese e denunciate per peculato. Rispondendo su altra interrogazione, e riallacciandosi all’interrogazione anticipata in Aula da Giambona sui “furbetti del Cas”,

Aricò ha rivelato altri aspetti interessanti ed al contempo inquietanti sulla questione Autostrade: “Vero, a fine 2024 e poi a inizio 2025, proprio per redigere un piano di risanamento dei conti del Cas, dopo un confronto serrato tra l’Assessorato regionale ed i vertici del Cas abbiamo visto che i conti non tornavano”.

Un ammanco importante, dai vertici del Cas è stato presentato un esposto a più Procure

Era quindi già evidente un disallineamento tra il traffico autostradale e quanto il Consorzio Autostrade Siciliane si trovava di fatto nelle casse. “Abbiamo sempre interloquito con i vertici del Cas, anche quando hanno elaborato l’esposto – ha spiegato Aricò – dopo che il funzionario responsabile delle esazioni autostradali ha visto che gli incassi non erano nei parametri corretti. È stata fatta una ‘operazione verità’, e così come dichiarato dai vertici del Cas è stato presentato un esposto a più Procure”.

Aricò: “Parametri non conformi anche in altri caselli”

La Procura della Repubblica di Termini Imerese, dove ricadono tre caselli autostradali, ha già raggiunto il risultato balzato agli onori della cronaca con la denuncia dei cinque dipendenti, “ma si ritiene – ha detto Aricò all’Ars – che i parametri non siano conformi anche in altri caselli”.

Quelle documentate nel breve periodo fin qui accertato sono 266 “creste” sui pedaggi che l’assessore regionale preferisce definire vere e proprie “ruberie” ai danni di un consorzio autostradale di diritto pubblico. Quello sui tre caselli ricadenti per competenza territoriale sotto la Procura di Termini Imerese – Cefalù, Buonfornello e Castelbuono – non è l’unico buco nelle casse del Consorzio.

Autostrada A20, 183 Km di possibili creste sui pedaggi

Secondo Alessandro Aricò la sottrazione indebita riguarderebbe “tutta la lunghezza del tragitto” sulla A20. Aricò ha infine confermato le notizie di stampa secondo cui gli incassi, dopo le denunce ai cinque dipendenti, confrontati con lo stesso periodo dello scorso anno sono raddoppiati. L’autostrada A20 è lunga 183 chilometri e collega Buonfornello – punto di intersezione con la A19 – a Messina attraversando quindi non la sola competenza della Procura di Termini Imerese.

Il caso potrebbe pertanto allargarsi, come lasciato intendere da Alessandro Aricò alla luce del monitoraggio del Consorzio Autostrade Siciliane sugli evidenti ammanchi dalla cassa pedaggi.

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