Catania, San Berillo ai tempi del coronavirus - QdS

Catania, San Berillo ai tempi del coronavirus

Liliana Rosano

Catania, San Berillo ai tempi del coronavirus

martedì 07 Aprile 2020 - 00:02
Catania, San Berillo ai tempi del coronavirus

In alcune abitazioni manca acqua ed elettricità, e i residenti si riversano in strada. Cantarella: “Qui servono interventi strutturali che prescindono dalla attuale contingenza”

CATANIA – Potrebbe trasformarsi in un’emergenza nell’emergenza se si abbassa la guardia sul monitoraggio e il controllo in uno dei quartieri più sensibili e complicati dal punto di vista della stratificazione socio-economica e culturale. Parliamo di San Berillo, che, ai tempi del coronavirus, svela le sue fragilità rischiando di trasformarsi in un ghetto, senza la giusta attenzione e presidio da parte delle istituzioni.

A destare preoccupazione sono le precarie condizioni igienico-sanitarie in cui versano alcune abitazioni, dove, alla mancanza di acqua ed elettricità si aggiungono cumuli di rifiuti negli angoli, fontanelle che all’occasione diventano docce. Ma soprattutto, a preoccupare gli abitanti del quartiere sono le tensioni interne ai gruppi che si manifestano con liti notturne, scippi, rapine e spaccio di droga nonché il mancato rispetto del divieto di assembramenti, della distanza di sicurezza nonché dell’utilizzo di mascherine e guanti.

Un quartiere che racchiude pagine di storia e letteratura della città ma che in questi giorni si sta trasformando in una sorta di no man’s land lasciata in balia della disperazione, noia, di chi abita le sue case diroccate e sventrate e si riversa in strada. Tra l’istinto umano di sopravvivenza e la contingenza dell’emergenza, San Berillo mette a nudo la sua complessità, con il rischio di diventare una bomba ad orologeria pronta ad esplodere.

Ne abbiamo parlato con l’assessore al Comune di Catania Fabio Cantarella, che ha la delega all’Ambiente, Ecologia e Sicurezza.

Assessore, c’è la sensazione che San Berillo, in questi giorni, sia lasciato in balia di se stesso. Oltre alla potenziale emergenza di salute pubblica, dovuta alla mancanza di impianti idrici ed elettrici in alcune abituazioni, c’è anche il problema della sicurezza. Cosa sta facendo l’amministrazione comunale?
“C’è un controllo capillare del territorio, soprattutto in zone come questa. Sono sedici in più le pattuglie operative. Ci arrivano diverse segnalazioni, telefonate, alle quali le forze dell’ordine fanno seguito con diversi blitz. Non stiamo trascurando neanche l’emergenza alimentare e igienico-sanitaria. Alla prima, provvediamo con l’assistenza alimentare mentre alla seconda facciamo fronte con la raccolta porta a porta dei rifiuti. San Berillo è un quartiere difficile che ha bisogno di interventi strutturali e socio-economici che prescindono dalla situazione di emergenza legata alla pandemia.

Perché nel tempo non si è provveduto a intervenire con politiche di accoglienza, integrazione ma anche di sicurezza?
“Il lavoro che abbiamo fatto a San Berillo negli anni è intenso, ma non è semplice. Io personalmente sono stato anche denunciato di istigazione all’odio razziale solo per aver fatto il mio lavoro con diligenza partendo da una realtà molto difficile. Quello che bisogna fare è un’operazione che coinvolga anche la prefettura. La complessità del quartiere è tale che l’unico interlocutore non può essere solo l’amministrazione comunale”.

San Berillo è senza dubbio il quartiere multiculturale di Catania. Accanto alla presenza di cittadini di origine straniera, da anni residenti e regolari, che sono ormai parte integrata del tessuto sociale e commerciale del quartiere, c’è un gruppo di giovani che sembra sfuggire a qualsiasi status, diventando gli stessi facile esca della criminalità locale.

“È proprio questo uno dei punti più deboli. Purtroppo non è un problema che l’amministrazione comunale può risolvere da sola, perché la situazione in cui ci troviamo è anche conseguenza della normativa nazionale. Molti di coloro che popolano le vie e le abitazioni di San Berillo non solo sono irregolari, ma addirittura neanche identificabili e di conseguenza esclusi dallo status di rifugiato o di richiedenti di permesso di soggiorno. E in molti casi, per via delle procedure e dei tempi stabiliti dal decreto di sicurezza, non sono nemmeno rimpatriabili”.

Il futuro di San Berillo è in mano a due possibilità: trasformarsi in un quartiere simbolo di accoglienza, integrazione, multiculturalità, oppure diventare il ghetto di Catania.

“Insieme all’amministrazione comunale stiamo procedendo alla ricognizione dei proprietari degli immobili. è nella volontà e nell’agenda del comune riqualificare San Berillo, conservandone la sua storia e la sua identità più vera, senza snaturarla del tutto, ma soprattutto è indispensabile tutelare la sicurezza di tutti gli abitanti del quartiere”.

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