Le scorse settimane, a Catania, sono state caratterizzate principalmente dall’incessante eruzione dell’Etna. Con una continuità che non si vedeva da tempo, infatti, la “Montagna” ha dato spettacolo con attività esplosive di tipo stromboliano, producendo oltre alle solite pirotecniche immagini anche numerosi disagi in primis all’aeroporto “Vincenzo Bellini” di Fontanarossa. Lo scalo etneo è rimasto chiuso per quasi una settimana, investito da una “bufera” di cenere spinta dal vento dal Vulcano. Ecco, la cenere. Per molti abitanti un fastidio, soprattutto in estate, quando, con le temperature alle stelle, armarsi di paletta e scopa per ripulire le proprie abitazioni non è propriamente un divertimento. Tuttavia, però, la “terra” dell’Etna può trasformarsi in una risorsa, come ci ha spiegato il prof. Paolo Roccaro, docente di Ingegneria Sanitaria-Ambientale presso l’Università degli Studi di Catania.
L’esperto al QdS: “Poche aziende decidono di spendere per la raccolta della cenere”
Il prof. Roccaro, deus ex machina del progetto “Reucet” di UNICT basato sul recupero e utilizzo delle ceneri vulcaniche etnee, c’ha spiegato però che ad oggi poche aziende optano per il riciclo del materiale per via degli alti costi di raccolta. “La procedura oggi prevista è che le aziende interessate al recupero della cenere si mettano in contatto col Comune tramite una legge regionale che prevede la predisposizione di una lista di aziende interessate a recuperare la cenere, cui segue appunto un accordo con i vari Municipi – esordisce Roccaro – Il problema attualmente è che per poter essere “riqualificata” la cenere debba essere raccolta ovviamente prima dalle ditte incaricate al termine dell’attività eruttiva della nostra montagna. Ecco, i costi di raccolta, secondo la normativa a carico delle aziende interessate al riutilizzo della terra, sembrano essere un ostacolo importante in quanto le imprese non vogliono effettuare un esborso di denaro per raccoglierla”.
“Ecco per cosa può essere riutilizzata la cenere”
Ma per cosa può essere riutilizzata la cenere? Ce lo spiega in modo limpido e chiaro il professor Roccaro, che rimanda alla legge attualmente vigente: “La normativa demanda all’azienda il modo di utilizzare la cenere e dimostrare – prosegue l’esperto – Ci sono dei requisiti da rispettare, in primis che la riqualificazione della terra non debba assolutamente recare danni all’ambiente e alla salute delle persone. Le aziende che decidono di riutilizzare la cenere per essere autorizzate devono rispettare tutta una serie di prescrizioni. Per quanto riguarda il riutilizzo della cenere, essa può essere riutilizzata soprattutto nel settore dell’edilizia per la produzione di calcestruzzo, nelle malte, negli intonaci isolanti, per la realizzazione di prodotti laterizi tradizionali, per sottofondi stradali, fino a soluzioni in cui viene adoperata come adsorbente con finalità di riduzione dell’inquinamento. Per poter sfruttare la cenere bisogna attuare il cosiddetto “ciclo produttivo autorizzato”: le aziende che la riutilizzano garantiscono che il prodotto non perde qualità e non ci sia danno ad ambiente o salute”.
Il progetto Reucet
“Uno dei successi a cui teniamo di più come Reucet – conclude il professor Roccaro – è aver spinto per una serie di normative e decreti specifici che stanno tendendo ad escludere la cenere vulcanica dall’essere catalogata con codice CER (Codice Europeo dei Rifiuti). Infatti sento spesso parlare del fatto che “finalmente” si possa riutilizzare la cenere vulcanica raccolta quando in realtà si sarebbe potuto fare da già da molto tempo. La classificazione come riifiuto, però, ne ha quasi sempre escluso un possibile reimpiego in qualunque ambito. Adesso, però, è possibile riutilizzarla nei modi di cui abbiamo discusso”. Ma cos’è nello specifico, il progetto Reucet? Il progetto Reucet, conclusosi nel febbraio del 2020, per la prima volta ha affrontato il problema del recupero delle ceneri vulcaniche etnee in modo sistematico. Infatti, la tematica è stata affrontata con un approccio interdisciplinare che ha coinvolto diversi gruppi di ricerca. e. È stato studiato l’uso della cenere in processi e tecniche di produzione già esistenti con immediato trasferimento tecnologico alle piccole e medie imprese del territorio. Sono state a tal proposito valutate diverse possibilità di utilizzo della cenere e dei lapilli dell’Etna: dall’impiego nel calcestruzzo, nelle malte, negli intonaci, alla realizzazione di prodotti laterizi tradizionali, a sottofondi stradali, a opere geotecniche, fino a soluzioni in cui viene utilizzato come adsorbente con finalità di riduzione dell’inquinamento. In particolare, risultati interessanti sono stati trovati nel confezionamento di malte, intonaci e pannelli isolanti, grazie alle proprietà di isolamento termico dovute all’elevata porosità che contraddistingue i prodotti piroclastici. Inoltre, i prodotti ceramici realizzati presentano complessivamente caratteristiche fisico-meccaniche in linea con quelle mostrate dai prodotti ceramici convenzionali, persino migliori in alcuni casi. I ricercatori del progetto REUCET hanno anche valutato la realizzazione di materiali innovativi (compositi fotocatalitici e zeoliti) per il contenimento dell’inquinamento. Un’altra alternativa appropriata e sostenibile studiata è il recupero ambientale di aree degradate chepermetterebbe di impiegare le migliaia di tonnellate di cenere cadute. Anche l’impiego nell’edilizia e nelle pavimentazioni stradali della viabilità provinciale consentirebbe l’uso di volumi importanti con limitati costi di trasporto.
Leggi QUI l’approfondimento sui potenziali rischi della cenere per la salute
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