L’eruzione di un vulcano è un evento naturale e spesso molto affascinante, ma non privo di conseguenze. Lo sanno bene i catanesi e i turisti del capoluogo etneo, che nell’intenso e frenetico periodo di Ferragosto sono stati alle prese con colate di lava, cenere e disagi vari (soprattutto alla mobilità aerea) connessi all’attività dell’Etna. Passata – almeno così sembra in base agli ultimi bollettini dell’Ingv – la fase più critica dell’emergenza, sono iniziate le opere di pulizia e raccolta della cenere nelle aree più colpite dalle ricadute di “terra nera”. I residui possono risultare fastidiosi fin quando non sono stati totalmente raccolti dalle strade e le lamentele di tanti cittadini che – anche a distanza di giorni dalle maggiori ricadute di cenere – parlano di irritazioni alle vie aeree e agli occhi lo dimostrano.
Una situazione che alimenta le curiosità sui potenziali effetti della cenere etnea non solo sulla viabilità e sullo stato delle strade, ma anche sulla salute umana. Sull’argomento al QdS è intervenuto il professore Carlo Vancheri, ordinario di Malattie dell’Apparato Respiratorio all’Università di Catania e direttore dell’Unità di Pneumologia del Policlinico etneo.
Cenere dell’Etna, quali effetti sulla salute e sulla respirazione? Parla l’esperto
Camminare per strada dopo un’eruzione dell’Etna, specialmente se i venti sono intensi, vuol dire in qualche modo respirare la cenere vulcanica. Esperienza non sempre piacevole, specialmente se si accusano irritazione a naso, gola e occhi, ma dagli effetti comunque temporanei. “Per fortuna – spiega il professore Vancheri – questi episodi, che pure si ripetono periodicamente, non sono così frequenti. L’esposizione alla cenere, quindi, non è continuativa. Non dura settimane, mesi o addirittura anni, ma avviene saltuariamente“.
Anche gli effetti sulla salute e sul benessere fisico, quindi, sono limitati nella maggior parte dei casi. “Per i soggetti sani, che non hanno nessun pregresso di problemi polmonari, respirare queste polveri può avere un effetto irritante, provocare secchezza delle fauci, un po’ di tosse o irritazione agli occhi”, spiega il professore. E poi si concentra sui soggetti potenzialmente più esposti ai rischi legati alle polveri vulcaniche: “Le persone che hanno già patologie respiratorie, come l’asma o la bronchite cronica o altre malattie respiratorie, l’effetto irritante può avere ripercussioni più gravi. Può provocare, infatti, la comparsa o la ricomparsa o l’accentuazione di sintomi già presenti”.
Il professore Vancheri spiega anche che a dover mantenere più alta l’attenzione nei periodi in cui ricade la cenere sono sia le persone con patologie pregresse che altri soggetti potenzialmente fragili come anziani e bambini piccoli, in quanto “l’inalazione può dare maggiori disturbi”.
I momenti più delicati e i dettagli a cui fare attenzione
Non tutta la cenere dell’Etna è uguale. “Molto dipende anche dalla dimensione delle polveri. Sono soprattutto quelle più piccole che riescono a raggiungere le zone più basse dell’apparato respiratorio”, spiega Vancheri. E aggiunge: “Quando la cenere si deposita, non crea più grossi problemi. Diversa è la situazione quando è ancora in sospensione nell’aria o quando viene sollevata, per esempio, dalle automobili, soprattutto nelle vie cittadine”.
Sui venti, che tanti problemi hanno generato alla mobilità aerea, il professore Vancheri spiega: “Possono spostare la polvere che si deposita ovunque e rimetterla in sospensione. E quando è in sospensione è il momento più critico. Altro momento critico è quando si ripuliscono le strade, perché se non si utilizzano mezzi idonei si rischia di risollevare le polveri, o quando il traffico cittadino è intenso e gli pneumatici, per esempio, frantumano le particelle più grosse che tendono a depositarsi a terra e le rimettono in circolo”.
Gli strumenti di prevenzione
La cenere disturba le vie aeree, ma anche la vista. In tanti lamentano fastidi agli occhi e irritazioni varie ritenute connesse alla presenza della terra dell’Etna in strada, sui balconi, sopra le auto o in altri luoghi facenti parte della quotidianità. E questo avviene soprattutto nelle vie cittadine nei momenti in cui la cenere è ancora in circolo.
Di fronte a un’attività dell’Etna che periodicamente torna al centro delle cronache locali, è bene essere pronti di fronte alle ricadute di cenere. Questo il consiglio dello pneumologo: “Quando la cenere è in sospensione nell’aria o viene sollevata, una possibile soluzione è cercare di utilizzare dispositivi di protezione come le mascherine (come quelle che si usavano al tempo del Covid). Per gli occhi, utilizzare degli occhiali da sole può ridurre il rischio – pur non cancellandolo del tutto – che le particelle vadano negli occhi. Persone che hanno già delle patologie, potrebbe essere utile evitare – nei momenti in cui ricade la polvere – di andare nelle vie cittadine o dove c’è molto traffico e quindi più rischio che le particelle vengano messe in sospensione”.
Fortunatamente, le ricadute di cenere dell’Etna non sono così frequenti da determinare rischi allarmanti sul lungo periodo. A tal proposito, il professore Vancheri rassicura e conclude: “Sui problemi a lunga scadenza (dell’esposizione alla cenere dell’Etna, ndr), non ci sono evidenze scientifiche. Questo anche perché gli episodi di esposizione si ripetono, ma non ogni giorno per tanti mesi. Tuttavia, ci vuole una certa attenzione per i soggetti fragili o con patologie”.
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