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Dai disagi alla fertilità, così la cenere dell’Etna diventa risorsa per il tropicale: la storia di “Sicilia Avocado”

Dai disagi alla fertilità, così la cenere dell’Etna diventa risorsa per il tropicale: la storia di “Sicilia Avocado”
Pianta d’avocado da Sicilia Avocado, foto di Daniele D’Alessandro per QdS.it

La cenere blocca i voli, ma nutre i campi agricoli del Catanese: il valore agricolo del vulcano per Andrea Passanisi

“Profuma di torba. L’abbiamo fatta conoscere a tanti clienti. Dentro sacchetti di organza abbiamo messo la terra vulcanica. Ci scusavamo sentitamente per il ritardo ma per colpa di quella terra – che per noi è naturale -, abbiamo dovuto rallentare le raccolte e quindi non abbiamo potuto dare seguito agli ordini”.

La cenere vulcanica, che in questi giorni torna a far parlare di sé per i disagi provocati dalla caduta sull’area etnea con conseguenze anche sulle attività aeroportuali, rappresenta per chi vive e lavora alle falde dell’Etna una presenza tutt’altro che estranea. Per l’agricoltura, infatti, quella stessa polvere che può rallentare il traffico e complicare le giornate di lavoro diventa parte integrante del territorio con le sue caratteristiche produttive.

A raccontarlo al QdS.it è Andrea Passanisi, imprenditore e presidente Coldiretti Catania, che abbiamo incontrato nella sua azienda Sicilia Avocado, a Giarre, nel Catanese. Qui la ricaduta della cenere è una componente con cui fare i conti anche concretamente, fino a incidere sulle attività quotidiane e sulla gestione delle vendite.

La cenere dell’Etna come fertilizzante naturale

Un rapporto simbiotico con la cenere. Nelle coltivazioni dell’area etnea il materiale vulcanico si inserisce in un ecosistema più ampio, contribuendo alle caratteristiche del terreno. “Cadeva e abbiamo dovuto fermare l’eCommerce”, racconta Passanisi ricordando come un fenomeno naturale possa avere ripercussioni immediate anche sulla filiera commerciale. Un rallentamento che, però, non cancella il valore che quella stessa terra rappresenta per chi coltiva ai piedi del vulcano.

Pur causando disagi rimane pur sempre una “cosa naturale” e benefica per chi la vive ogni giorno, anche quando rallenta le giornate di lavoro e talvolta le vendite. È proprio da questa apparente contraddizione che parte il racconto di Sicilia Avocado: la cenere può essere un ostacolo operativo nel momento in cui si deposita sulle coltivazioni e rende più complesse le attività ma allo stesso tempo costituisce una delle peculiarità del territorio agricolo etneo.

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Dalle peculiarità della terra al tropicale siciliano

Per Passanisi, tuttavia, il valore dell’Etna non può essere ridotto a un semplice marchio da apporre sui prodotti. Il territorio, spiega, deve diventare il punto di partenza per costruire un’identità produttiva riconoscibile. “L’Etna per me non è un brand. Siamo noi che dobbiamo crearlo e collegarlo al territorio”.

Sicilia Avocado si trova in quella fascia dell’area etnea che negli ultimi decenni ha visto crescere la sperimentazione sulle coltivazioni tropicali. Un percorso che l’azienda ha intrapreso nel 2003, quando avocado e altre produzioni considerate allora poco usuali per la Sicilia erano ancora lontane dall’essere una presenza consolidata nei mercati. “Siamo nel cuore del tropicale siciliano. Vent’anni fa l’avocado lo scambiavano per una zucchina. Al mercato mi chiedevano se fosse una nuova varietà”. L’esperienza maturata negli anni ha portato l’azienda a testare le coltivazioni cercando di individuare quelle maggiormente compatibili con le caratteristiche dell’area.

E proprio il terreno vulcanico, nella lettura di Passanisi, rappresenta uno degli elementi che contribuiscono alla specificità delle produzioni. “Il territorio rappresenta un valore aggiunto e le cui peculiarità sono dettate dalla cenere vulcanica: con la pioggia, negli anni, i microelementi li fanno scaricare nel terreno e quel ferro, zinco, manganese presenti nella terra vulcanica per noi sono un’alimentazione naturale della pianta”.

Un insieme di fattori che favorisce le coltivazioni

Non sarebbe, però, soltanto la presenza della componente vulcanica a caratterizzare le coltivazioni dell’area. Nel racconto dell’imprenditore entrano anche le condizioni climatiche e le caratteristiche del terreno, che insieme contribuiscono a creare un ambiente particolarmente adatto alla produzione di frutta tropicale.

“Alta umidità e sabbiosità della cenere, ricca di humus, sono una combinazione di fattori funzionali per la crescita dei frutti”. Viene raccontato anche il percorso d’impresa e produzione dell’azienda, nata nel 2003. “Avevamo piantato di tutto, come avocado, mango, annona, papaya, passion fruit compiendo anche una costellazione di errori chiaramente, essendo all’inizio”. Una sperimentazione che, nel ragionamento di Passanisi, si lega a una visione più ampia dell’agricoltura sull’Isola e alla necessità di individuare produzioni coerenti e sostenibili con le caratteristiche dei diversi territori.

Sarà una Sicilia agricola. Il futuro di prospettiva deve seguire l’attitudine del territorio, non il business o la tendenza”.

L’impresa che racconta il territorio, al di là del prodotto: l’identità

La questione non riguarda soltanto ciò che la terra riesce a produrre. Per l’imprenditore, uno dei nodi centrali resta la capacità delle aziende di comunicare il proprio prodotto e costruire attorno ad esso un’identità riconoscibile. “Sento spesso dire che l’arancia non si vende ma non è così. Il tropicale ha i suoi limiti, cresce quello che ha ormai gettato basi profondi. Inoltre, bisogna riconoscere che il settore si evolve”.

Delle vere e proprie best practice per non subire passivamente i cambiamenti del mercato: “Bisogna fare squadra e superare determinati limiti culturali, commerciali, organizzativi e di competenza”. Per il resto: “La frutta di qualità si posiziona con il giusto marketing, il racconto, la tracciabilità e la trasparenza”. Una prospettiva che parte dalla qualità del prodotto ma abbraccia anche il modo in cui questa viene raccontata al consumatore.

Negli ultimi anni, secondo Passanisi, anche la domanda è cambiata con una maggiore attenzione alla provenienza del prodotto e alla storia delle produzioni. “Il cliente si sta evolvendo, è sempre più etico. Cercano l’avocado di qualità – in questo caso quello di Sicilia Avocado perché ha una storia e racconta il territorio da vent’anni”.

La qualità passa dalla gestione aziendale continua

L’identità costruita negli anni deve tuttavia essere accompagnata da una gestione coerente dell’azienda. Non basta pertanto associare un prodotto alla Sicilia o all’Etna: la riconoscibilità deve essere sostenuta da pratiche agricole e organizzative costanti. “Ci siamo contraddistinti nel tropicale. Ho sempre detto di rimanere coerenti, di concentrarci solo sul nostro prodotto core ma di farlo nel migliore dei modi e imparando dagli errori. Abbiamo un’identità e sicuramente una sostenibilità”.

Il confronto con le produzioni provenienti da altri territori porta così al tema del posizionamento commerciale, che per l’imprenditore passa anche dalla capacità di garantire continuità e attenzione lungo tutto il processo produttivo. “Rispetto a un mango che viene coltivato non si sa da dove, c’è tracciabilità oltre che qualità”. A fare la differenza, quindi, non sarebbe soltanto l’origine geografica dichiarata ma il lavoro quotidiano necessario per mantenere determinati standard.

“Se l’azienda non la curi, non la gestisci, non segui i tuoi protocolli, non segui una gestione ordinaria e straordinaria, le potature  e anche le concimazioni fogliari – ad esempio con prodotti bio come quelli che abbiamo noi”. Il mercato resta competitivo e, proprio per questo, la continuità diventa un elemento centrale nella costruzione della reputazione di un’azienda agricola. “Il mercato è molto aggressivo, riconosce chi è stabile e chi sporadicamente poi si inventa un lavoro”.

Così, mentre la cenere dell’Etna torna ciclicamente a ricordare la presenza del vulcano con disagi che possono fermare anche per qualche ora attività e collegamenti, nelle campagne alle sue pendici la stessa materia racconta un’altra faccia del territorio: quella di una terra vulcanica che, insieme a clima, terreno e lavoro agricolo, è diventata parte dell’identità delle produzioni tropicali siciliane.

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