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Trasparenza e certezza del diritto per creare sviluppo in Sicilia

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Trasparenza e certezza del diritto per creare sviluppo in Sicilia

giovedì 23 Luglio 2020 - 07:00
Trasparenza e certezza del diritto per creare sviluppo in Sicilia

Lettera aperta del presidente di Confindustria Siracusa, Diego Bivona: "Occorre garantire che le norme non cambino continuamente, che non vi sia conflitto normativo tra le determinazioni del legislatore nazionale e quello locale"

Mi piace prendere spunto da un editoriale sul Corriere della Sera, che ho letto con molto interesse, del professore Sabino Cassese sul “decreto semplificazione” che il Governo è in procinto di varare.

“Decentrare e regolare – scrive il professore Cassese – sono i presupposti per un’azione di semplificazione normativa che voglia davvero uscire dalla logica dell’annuncio per avere una qualche forma di effettività”.

Ma a questi ne va aggiunto un altro, forse più importante dei primi due: garantire.

Garantire procedure trasparenti, rette da norme chiare, non suscettibili di interpretazioni antitetiche a seconda dell’ufficio che si trova a doverle eseguire; garantire tempi certi per il rilascio dei provvedimenti autorizzativi, che, soprattutto nell’esercizio di certe attività industriali, sono il presupposto per la pianificazione strategica pluriennale e per le decisioni sugli investimenti da fare; garantire che le norme non cambino continuamente, che non vi sia conflitto normativo tra le determinazioni del legislatore nazionale e quello locale, di modo che le seconde non possano mettere in discussione le prime, e viceversa.

Perché tutto ciò paralizza l’attività delle aziende e mette in discussione gli investimenti e il lavoro.

E’ esattamente quello che da troppo tempo stiamo vivendo nel distretto industriale di Siracusa: 12,2 miliardi di euro di fatturato (per intenderci dieci volte l’Ilva di Taranto), 7300 addetti (3000 diretti, 4300 dell’indotto), il secondo più importante polo europeo della raffinazione per la produzione di carburanti, bitumi, basi per lubrificanti, detergenti.

Porto un esempio concreto: molte delle aziende operanti nel polo, nel 2018 hanno avuto approvata dal Ministero dell’Ambiente l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), l’atto autorizzativo che consente l’esercizio di una attività industriale prevedendo tutte le prescrizioni tecnologiche da applicare per contenere le emissioni atmosferiche, nel suolo e nella falda.

Risparmio ai lettori l’approfondimento sui dati relativi a quello che è stato fatto negli ultimi dieci anni dalle aziende operanti nel nostro polo energetico per abbattere le emissioni (e che oggi ci fa essere un esempio virtuoso, a livello europeo, perché tutti i parametri fissati dall’Ue sono rispettati), ma è proprio in relazione alle AIA – la cui validità dura dodici anni – che le aziende hanno elaborato i loro piani industriali e gli investimenti relativi, adottando le BAT (Best Available Tecniques) prescritte a livello comunitario.

Ma, nel frattempo, accade che la Regione Siciliana adotta un Piano Regionale per la Tutela della Qualità dell’Aria che prevede prescrizioni ancora più restrittive di quanto previsto in tutte le altre regioni italiane, determinando una condizione sfavorevole in termini di competitività delle industrie siciliane rispetto alle analoghe italiane ed europee. Contestualmente viene, inoltre, richiesto al Ministero dell’Ambiente di riaprire i procedimenti delle AIA nel frattempo appena rilasciate.

Il contrario della certezza del diritto.

Il ricorso che è stato presentato insieme da tutte le aziende (sia italiane che straniere) non è finalizzato solo a contrastare questa scelta politicamente miope e tecnicamente deficitaria (il Piano riporta dati qualitativi e quantitativi non aggiornati, rilevati prima degli investimenti di centinaia di milioni di euro pianificati dalle aziende per abbattere l’inquinamento ambientale e rientrare nei parametri previsti dalle prime AIA già emanate nel 2011), ma a riaffermare la necessità di avere certezza del diritto.

Il settore della raffinazione è in crisi in tutto il mondo a causa delle tensioni internazionali sul prezzo del greggio e del crollo dei consumi post Covid-19.

Nonostante questo, il polo energetico di Siracusa ha continuato ad operare nel periodo del lockdown senza fare ricorso nemmeno ad un’ora di cassa integrazione, investendo sempre più nella sostenibilità ambientale come scelta industriale strategica: sostenibilità ambientale che è proprio il Piano della Regione Siciliana a rendere di difficile attuazione.

Chiediamo al decisore pubblico solo certezza del diritto. Prima e oltre le semplificazioni è necessario assicurare la certezza del diritto.

Vogliamo fare impresa e creare sviluppo assicurando occupazione e benessere per le popolazioni di un territorio in cui è radicata la cultura del lavoro, non del sussidio.

Diego Bivona
Presidente Confindustria Siracusa

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