C’è chi difende le rendite di posizione - QdS

C’è chi difende le rendite di posizione

Carlo Alberto Tregua

C’è chi difende le rendite di posizione

venerdì 08 Aprile 2022 - 08:33

Urge riforma Concorrenza

Tassisti, balneari e gestori di servizi locali sono contro la riforma della Concorrenza. Però essa è già oggetto della direttiva europea Bolkestein del 2006, che doveva essere recepita dalla legislazione italiana entro due anni dalla data di approvazione.
Così non è stato perché, appunto, le categorie che difendono le loro rendite di posizione fanno il diavolo a quattro per impedire l’attuazione della riforma europea.

Cosicché, abbiamo visto i tassisti che, di volta in volta, hanno bloccato le strade di Roma, Milano e di altre città; abbiamo visto i gestori di lidi balneari che hanno manifestato nelle piazze e, sotterraneamente, Regione e Comuni che non vogliono rinunziare al privilegio di gestire direttamente i servizi locali (trasporti e altri) perché essi sono fonte di clientelismo e corruzione, scambiati con i voti.
Questa è la fotografia dei fatti, per cui si è verificato uno stallo che ha bloccato anche l’azione del Governo Draghi. Ma lo stallo non può continuare.

Feudatario è “chi ha avuto la concessione dall’alto di un feudo” e non importa che sia bravo o meno ad amministrarlo perché tanto deve dar conto soltanto al suo dante causa.
Ma nel libero mercato non c’è posto per i feudatari e neppure la democrazia li contempla. Nel libero mercato vi è (o dovrebbe esserci) una sana concorrenza fra tutti i soggetti che competono e prevale quello che è nelle migliori condizioni per ottenere il massimo della produttività, ossia il miglior risultato col minor impiego di mezzi.
Nel libero mercato, la concorrenza è estremamente utile ai cittadini perché i servizi o i prodotti che essi trovano sono quelli che hanno prevalso e che costano relativamente di meno. Dal che si deduce come la concorrenza sia un comportamento benefico nell’interesse generale e vada perseguita costantemente, senza alcuna titubanza.
Ecco perché non si giustifica il comportamento degli ultimi Governi, che a distanza di ben sedici anni – cioé da quando è stata approvata la Bolkestein – non hanno voluto recepirla e quindi inserire gli elementi benefici che prima abbiamo elencato in un mercato, come quello italiano, asfittico e pieno di difetti.

Analizziamo le tre categorie che si oppongono fieramente alla riforma della Concorrenza. Per inciso, aggiungiamo che essa è condizione essenziale per potere ricevere quota dei finanziamenti relativi al Pnrr.
Quindi, questo Governo non può più traccheggiare; deve inserire elementi concorrenziali anche nel servizio taxi, nei servizi locali e nella concessione delle aree demaniali destinate ad attività ricettive e turistiche.

Per i tassisti ovviamente non è possibile allargare il loro numero indiscriminatamente. Tuttavia, non è ancora accettabile la compravendita delle licenze come se fossero beni personali. Da informazioni attinte sembra che ognuna di esse possa essere oggetto di transazione, con cifre che oscillano fra 100 e 150 mila euro.
La situazione va stoppata mediante un intervento decisivo da parte dello Stato, che, da un canto, consente a chiunque voglia fare questo mestiere di potere chiedere e ottenere la licenza – seppur entro un numero ragionevolmente limitato, come farmacisti e tabaccai – e, d’altro canto, di eliminare l’odiosa “tassa” della compravendita della licenza.

Per quanto concerne le concessioni balneari, non si capisce la protesta degli attuali titolari. Delle due l’una: o ritengono di pagare poco e quindi, con l’apertura dei bandi a chiunque voglia parteciparvi, dovrebbero aumentare i loro canoni, oppure ritengono che chi partecipasse e vincesse i bandi di gara sarebbe più bravo e più capace di gestire i territori. In ogni caso, chi si rifiuta di entrare in concorrenza, dimostra incapacità, per cui non può essere a nessun titolo tutelato dalle istituzioni.
Infine, i servizi locali, gestiti da Regioni e Comuni. Anche in questo caso, gli attuali Enti hanno una fifa tremenda di metterli in concorrenza con bandi pubblici perché hanno la coda di paglia, ovvero temono che altri più bravi possano acquisirli, in quanto dotati di migliore organizzazione e di maggiore efficienza. Ma anche in questo caso non è più tollerabile la resistenza di questi nuovi feudatari che danneggiano i cittadini con servizi scadenti e molto costosi.

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