Nessun contributo dai fondi stanziati dal governo Meloni per superare i danni causati dal ciclone Harry, servirà mettere – almeno nell’immediatezza – mano al portafoglio regionale. Tra i tanti cantieri aperti per ricostruire ciò che è stato distrutto dalle mareggiate che hanno colpito la costa orientale della Sicilia, ce n’è uno in cui la Protezione civile nazionale ha deciso di non contribuire. Si trova a valle del torrente Pagliara, al confine tra i territori di Roccalumera e Furci Siculo, in provincia di Messina, dove la violenza del mare ha demolito una passerella sommergibile che per anni ha collegato i due lungomare.
A calamità cessata, i sopralluoghi avevano portato a stimare una spesa per il ripristino del litorale che si aggirava intorno ai 400mila euro. Si trattava di uno dei tanti interventi che la Regione, come comprensibile, ha deciso di gestire in regime di somma urgenza, ovvero assegnando i lavori a ditte selezionate senza procedure competitive o gare d’appalto. Nel caso del torrente Pagliara, l’iter è andato incontro a rallentamenti che hanno portato la Regione a rivedere i piani e tirare in ballo quello che prossimamente potrebbe diventare un contenzioso con Anas.
“Ostacolo al deflusso delle acque torrentizie e favorisce accumulo del materiale detritico”
Utilizzata tra il 2013 e il 2019, la passerella che costeggiava la costa tra i due centri del Messinese è stata distrutta e successivamente rimossa per i pericoli legati all’ingombro nella foce del torrente Pagliara. A occuparsi dei lavori è stata la ditta giarrese Astrea.
Fino a pochi mesi fa, quest’ultima era a conoscenza del fatto che i soldi che sarebbero stati percepiti per i lavori sarebbero arrivati da Palermo, ma partendo da Roma, nell’ambito dell’ordinanza della Protezione civile nazionale firmata dopo la dichiarazione dell’emergenza post-Harry fatta dal governo Meloni.
“La passerella così come parzialmente distrutta dal moto ondoso rappresenta allo stato attuale ostacolo al deflusso delle acque torrentizie e favorisce l’accumulo del materiale detritico che potrebbe essere causa di esondazione in caso di piena torrentizia ed allagare le zone circostanti densamente abitate, oltre ad arrecare danni alle infrastrutture fognarie presenti in prossimità della foce ed alle relative pompe di sollevamento dei reflui”, si leggeva nel provvedimento con cui la Regione subito dopo il ciclone prendeva atto dello stato dei luoghi.
Da lì si è avviato l’iter con la compilazione delle richieste rivolte alla Protezione civile nazionale, per arrivare alla mitigazione del rischio tramite la rimozione delle macerie e la risagomatura del letto del torrente.
La spesa per il torrente Pagliara è stata ritenuta non ammissibile
A fronte del ribasso del 20 per cento presentato dalla Astrea, i costi dei lavori sono scesi a poco più di 243mila euro che, considerate le somme a disposizione per l’amministrazione hanno portato l’importo a circa 318mila euro. Ad aprile però è arrivata la doccia fredda. A ricevere la nota dal Dipartimento nazionale della Protezione civile è stata l’Autorità di Bacino: la spesa per il torrente Pagliara è stata ritenuta non ammissibile. “Con le seguenti motivazioni: poiché interessa una passerella provvisoria in alveo utilizzata come percorso viario che, da quanto è stato possibile appurare, non era più in uso e la cui rimozione era necessaria indipendentemente dal verificarsi dell’evento”, viene ricostruito in un provvedimento firmato lunedì da Carmelo Frittitta, attuale segretario generale ad interim dell’Autorità di Bacino.
Procedura in danno
Incassato il no da Roma, l’Autorità di Bacino ha tentato di convincere la Protezione civile nazionale spiegando che “la passerella sommergibile è stata distrutta per effetto delle onde marine generate dal ciclone Harry quindi con nesso di casualità tra evento calamitoso e danno verificatosi, e configurandosi casualità concorrente”. Tutto si è rivelato vano e per questo alla Regione non è rimasto altro da fare che finanziare l’intervento con il proprio bilancio, attingendo dal capitolo di spesa riservato a “interventi di manutenzione ordinaria, urgenza e somma urgenza sul demanio idrico fluviale, esclusi i bacini montani, inclusi interventi di cura e pulizia di fiumi e torrenti”.
Fatto questo, la Regione ha però annunciato la volontà di aprire un contenzioso con Anas. La società che gestisce le statali sarebbe stata chiamata già anni fa alla rimozione della passerella. “È intenzione di questa Autorità di Bacino attivare la procedura in danno dell’Anas per la mancata demolizione della passerella in ottemperanza alla ordinanza dell’ingegnere capo del Genio Civile n.31262 del 24 settembre 2009”, si legge nel decreto firmato da Frittitta. Il Quotidiano di Sicilia ha provato a contattare Anas per una replica, ma dalla società non è arrivata risposta.
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