In ambienti comunali di Acicastello si racconta che il sindaco Carmelo Scandurra, una volta uscito dalla sala dell’ultima riunione (si è tenuta pochi giorni prima della fine dell’anno), abbia esclamato ai suoi più stretti collaboratori: “Ma questi signori cosa pensano di lavarsene le mani? Tredici anni fa tutti votarono a favore della proposta del collettore fognario, ed oggi a pochi mesi dalla ultimazione dell’opera dicono che il progetto non è buono e fa acqua da tutte le parti…”.
Davanti a queste parole abbiamo cercato di saperne di più contattando il primo cittadino castellese, che non ha voluto rispondere. In sua vece però parla chiaramente il verbale dell’ultima riunione sull’opera fognaria che si è tenuta nelle stanze comunali. E scorrendo le pagine si evince che ancora oggi non ci sono i presupposti perché l’ente indicato decida di prendere in mano la gestione dell’opera.
Rischi per la gestione dell’opera fognaria
Come questo giornale ha già scritto in passato, sono due i rischi all’orizzonte: il primo, che l’opera fognaria, una volta ultimata e consegnata dalla Regione, resti ancora senza gestore; il secondo, che nel frattempo le condotte, le stazioni, le pompe elettriche si deteriorino e la riviera castellese resti ostaggio dei liquami. La situazione è talmente delicata che il sindaco Scandurra, come si legge nel verbale, ha dato alle parti tempo massimo sino al 15 gennaio, poi chiederà l’intervento della Prefettura per dirimere una vicenda che rischia di mandare all’aria l’opera e venti milioni che sono già stati spesi.
Un’opera faraonica tra dubbi e criticità strutturali
Comunque, come appare evidente, che una simile opera faraonica rischiasse, una volta ultimata, di diventare una spina nel fianco lo sapevano anche i bambini che oggi fanno il bagno in una riviera dove i liquami, a secondo delle correnti, in certi periodi la fanno da padrone. Certo, pensare che i reflui di Acicastello e di Acitrezza finissero senza intoppi a oltre 25 km di distanza, sino al depuratore di Pantano d’Arci nella piana di Catania, suonava come una nota stonata, perché prima bisogna attraversare la città di Catania e i vari ostacoli dei suoi allaccianti, compreso quel sifone che si trova a piazza Galatea che già da anni è un grossissimo problema per il concreto funzionamento del collettore.
La riunione tecnica e i soggetti presenti
Alla riunione – il QdS è entrato in possesso del verbale finale – erano presenti, oltre al sindaco Scandurra, numerosi rappresentanti di Sidra, della Sie, il responsabile della stazione appaltante, un esponente di E-distribuzione, il dipartimento regionale di Acqua e Rifiuti, il commissario unico per la depurazione Fabio Fatuzzo. Assente un solo rappresentante del Comune di Catania, area da dove i liquami della riviera devono transitare. Il sindaco presa la parola ha illustrato lo stato di avanzamento dei lavori e si è soffermato inizialmente sulla necessità di “definire congiuntamente le modalità di consegna dell’opera”.
Il ruolo del commissario Fatuzzo e la sentenza del Cga
Successivamente ha preso la parola il commissario governativo Fatuzzo, che conosce perfettamente la lunga vicenda e anche le problematiche che assillano il sistema fognario di Catania, per essere stato presidente della Sidra. Fatuzzo ha innanzitutto richiamato l’attenzione sulla “Sentenza del Cga che ha individuato come gestore del Servizio idrico integrato la Sie spa”, facendo intendere che anche il collettore castellese dovrebbe essere compreso nella gestione di questa società. Il commissario governativo – si evince sempre dal verbale – ha aggiunto che “C’è la disponibilità di somme da destinare ad interventi della rete di Catania,” e per questo ha chiesto di conoscere “il nominativo del gestore del servizio idrico a Catania per interloquire sulle modalità di utilizzo di queste somme al fine di definire i progetti di manutenzione straordinaria finanziabili, come gli intervenenti anche sugli allaccianti ed eliminando tutte le criticità, rendendo efficiente ed efficace l’opera fognaria di Acicastello”.
Il commissario inoltre ha aggiunto durante la riunione “che essendovi la possibilità di mettere a disposizione delle risorse economiche per far fronte alle criticità catanesi si rendeva doverosa la necessità di una interlocuzione col Comune di Catania e con l’attuale gestore del servizio idrico etneo, unici potenziali destinatari di queste risorse”.
Il nodo storico di piazza Galatea
Fatuzzo si riferiva nella riunione, in particolare, ai nodi della stazione di sollevamento Galatea e del suo sifone, che si trovano nell’omonima piazza catanese, opere realizzate molti decenni fa per permettere alla linea metro di attraversare il sottosuolo della piazza per giungere sino alla fermata della stazione. Su questo particolare nodo si è soffermato anche il sindaco Scandurra che ha ricordato ai presenti come “già 12 anni fa tutti gli enti riunitisi per l’approvazione del progetto del collettore si erano impegnati alla risoluzione delle criticità afferenti la stazione di sollevamento Galatea”.
Purtroppo la questione è al centro delle cronache da quasi 30 anni. Già nel 2008 l’allora assessore Gaetano Tafuri era intervenuto a piazza Galatea con numerose autobotti di spurgo per ripulire il sifone, la cui condotta sarebbe stata realizzata con una pendenza al contrario per i liquami che provengono da Ognina e anche da Acicastello. Proprio questa pendenza non certo idonea creerebbe un intoppo non risolvibile a parole se non si procede a una correzione tecnica. In merito alle questioni catanesi il rappresentante della Sidra, intervenuto alla riunione, ha “condiviso il pensiero del commissario Fatuzzo mostrando ampia disponibilità a discutere dei problemi elencati, ma dichiarando al contempo che la Sidra è l’attuale gestore di Catania e lo resterà sino al 31 marzo del 2026” e quindi confermando che la Sidra decadrà dalla gestione dei servizi fra tre mesi.
Le perplessità della Sie e il rischio di stallo
A questo punto, presa la parola, il rappresentante della Sie spa ha “stoppato” tutti i presenti. Già nel corso della prima riunione interlocutoria del settembre 2025 lo stesso ingegnere della Società idrica etnea si era soffermato sulle problematiche di gestione, dovute soprattutto ai nodi irrisolti di Catania. E anche in quest’ultima riunione, sempre lo stesso interlocutore ha ribadito per sommi capi la stessa linea rappresentata a settembre. La Sie ha infatti – come si legge dal verbale – “manifestato le preoccupazioni di chi gestirà l’impianto, quali ad esempio, i potenziali guasti meccanici, le vandalizzazioni o i furti”.
Nello specifico l’ingegnere ha poi fatto presente “le criticità della stazione di piazza Mancini Battaglia, nonché di alcuni tratti della rete di Catania in cui non risultano chiare le caratteristiche tecniche dell’opera, con particolare riferimento alle pendenze”. Questa precisazione ha fatto intuire che la Sie non si riterrebbe del tutto soddisfatta dell’opera già in via di ultimazione, chiedendo, quindi, maggiore chiarezza prima di considerare di prendere in mano la gestione del collettore.
La posizione del sindaco Scandurra
Questa presa di posizione ha sollevato prima la risposta del sindaco di Acicastello che ha sottolineato come “la scelta di quest’opera non è stata di un singolo ente, ma frutto di una conferenza di servizi”. Il sindaco ha inoltre aggiunto che “pur comprendendo le difficoltà, si chiede di portare avanti il progetto”, sottolineando anche che il comune di Acicastello “è tra i pochi già dotati di fognatura secondaria nella frazione di Acitrezza e parte di Acicastello…”. Il sindaco ha allo stesso tempo fatto presente che “il problema attuale resta la gestione dell’opera e la garanzia richiesta è il collaudo stesso del collettore…”.
Un’opera a rischio prima dell’entrata in funzione
Insomma dal verbale del tavolo tecnico emergerebbe uno scaricabarile generale per la gestione del collettore, opera a questo punto che rischia di deteriorarsi ancor prima di entrare in funzione. Il rappresentante della stazione appaltante ha, infatti, fatto presente che sono già stati acquistati i macchinari per mettere in funzione le stazioni di sollevamento e che questi sono stoccati presso un’area. “Qualora fermi per lunghi tempi – ha puntualizzato – queste pompe elettriche potrebbero subire usura prima ancora del loro montaggio. Per questo appare urgente la loro installazione e messa in funzione entro e non oltre il 2026”. Il tempo stringe per definire le procedure di messa in funzione dell’opera. Qualcuno vuole assumersi la responsabilità del mancato funzionamento del collettore, costato quasi 20 milioni e assumersi anche la responsabilità di lasciare tutta la riviera ancora ostaggio di un mare di liquami?
Un’opera finita senza padrone: la paura del cerino acceso
Come avevamo già avuto modo di dire soltanto alcuni mesi fa c’è qualcosa che puzza di bruciato nei ripetuti solleciti, a tutti gli attori responsabili, esposti dal sindaco di Acicastello Angelo Scandurra per definire la vicenda del costruendo collettore fognario della riviera castellese, opera ultra decennale che secondo i programmi dovrebbe trasportare i liquami dalla costa sino al depuratore di Pantano D’Arci, a oltre 25 km di distanza. Come altra puzza emanano, ormai da 30 anni, le migliaia di litri putridi che ogni giorno vengono sversati in mare dagli scarichi fognari della riviera e dei paesi a monte, in rivoli che talvolta per l’abbondanza fanno lo stesso rumore dei ruscelli che sfociano in mare.
Salubrità delle acque e interrogativi sull’opera
Se n’è parlato sulla stampa anche nell’ultima estate in merito alla salubrità delle acque marine dove ogni anno migliaia di catanesi e di turisti amano fare il bagno. Perché il sindaco, dopo i continui ed ennesimi incontri annuali sulla realizzazione di un’opera “monstre”, convoca ancora le parti per fare il punto della situazione? Evidentemente perché ci sono alcune questioni che lasciano perplessa la sua amministrazione, lacune non soltanto per l’ultimazione dell’opera – il progetto della Regione risale al 2013, con cantiere avviato nel 2017 – ma soprattutto per la sua gestione una volta che il cantiere sarà ultimato. Il tempo stringe perché l’ultima stazione di sollevamento dei liquami dovrebbe essere conclusa da qui a qualche mese.
Il timore dello scaricabarile istituzionale
è come se il primo cittadino voglia mettere le mani avanti una volta che l’opera sarà ultimata per evitare forse quello che si teme di più, uno scaricabarile delle autorità che potrebbero lasciare sul tavolo del primo cittadino il cerino acceso in fatto di gestione di un’opera faraonica i cui costi futuri non sono semplici da quantificare. Così il sindaco Scandurra chiama in causa tutti i protagonisti di questa vicenda che rischia di passare alla storia come una delle opere fognarie più complicate di tutta l’Italia e con un destino ancora non chiaro a maggior ragione per il percorso che questi liquami dovranno compiere per giungere a destinazione.
La lettera del sindaco Scandurra e l’avvio del tavolo tecnico
Nel settembre dell’anno appena concluso, il sindaco di Acicastello aveva “aperto le danze” con una lettera ufficiale inviata al commissario unico della depurazione Fabio Fatuzzo e ai sindaci di Catania, Acireale e Acicatena e al dipartimento Acqua e Rifiuti, al Rup dei lavori e al Genio civile regionale. Allora puntualizzava: “Com’è noto a quanti in indirizzo, la realizzazione dell’opera volge alla conclusione, prevista per la fine del corrente anno… In questi anni di realizzazione (dal 2013!) questa amministrazione ha coadiuvato fattivamente la Regione, Ente appaltante, e ciò anche a discapito della difficoltà manifestata dai nostri cittadini di convivere con la realizzazione di questa imponente opera pubblica che ha prevalentemente inciso sulla rete stradale con grandi disagi…”.
Le reti fognarie e il collegamento a Pantano D’Arci
E allora aggiungeva: “Sappiamo benissimo che il completamento del collettore in oggetto non potrà portare all’efficienza e funzionalità dell’intero sistema fognario del nostro territorio, stante che parte di esso è sprovvisto delle reti secondarie e terziarie. Ma siamo anche a conoscenza che il commissario straordinario sta avviando quanto necessario per la realizzazione della rete Lotto 1 (Castello-Cannizzaro-Scogliera) e lotto 5 (frazioni di Cannizzaro e Ficarazzi). Viceversa la rete fognaria di Acitrezza e della collina di Vampolieri e parte della rete di Acicastello sono esistenti e quindi collegabili al realizzando sistema fognario per il convogliamento dei reflui a Pantano D’Arci attraverso il vecchio allacciante. A oggi mettendo in funzione il collettore di salvaguardia si potrebbe garantire che i reflui di Acitrezza e parte di Acicastello non sverserebbero più in mare… Il funzionamento del collettore, ancorché parziale, rappresenterebbe la risposta concreta agli sforzi di tutti gli enti pubblici che hanno contribuito alla realizzazione dell’opera e ripagherebbe la nostra comunità dai disagi subiti… In relazione a queste considerazioni – concludeva il sindaco Scandurra – quanti in indirizzo sono invitati al tavolo tecnico per individuare quali azioni è necessario porre in essere al fine di attivare l’opera fognaria”.
Riunioni senza risposte e incertezze sulla gestione
Nel corso di quella riunione l’amministrazione castellese avrebbe cercato di capire cosa potrebbe accadere dopo l’ultimazione dell’opera, ottenendo risposte vaghe. E lo stesso scenario purtroppo è emerso nell’ultima riunione di pochi giorni fa dove tutti gli enti coinvolti hanno messo le mani avanti, compresa la Sie (la società idrica etnea) chiamata a dover gestire un’opera che non vuole. Insomma il collettore, finalmente, potrebbe essere ultimata entro breve tempo (almeno così pare), ma nessuno ancora sa chi andrà a gestirla e soprattutto chi si farà carico delle costose bollette di energia elettrica per sollevare parte dei liquami dalle aree inferiori alla condotta principe per poi trasferirli fino a Catania. Di sicuro saranno i cittadini serviti a farsi in parte carico delle spese attraverso il canone di depurazione, ma non si sa con quale onere.
Un futuro ancora incerto per il collettore fognario
Ma soprattutto chi coordinerà e monitorerà il convogliamento di questi liquami nel vecchio allacciante di Catania per poi farli confluire sino al depuratore di Pantano D’Arci? E chi soprattutto ci metterà la faccia? Insomma sembra di essere davanti all’inizio di una nuova Odissea irta di ostacoli, che rischia già di puzzare lontano chilometri se non si metterà un punto fermo a questa vicenda che va avanti da decenni a suon di tavoli tecnici finora senza nessuna soluzione definitiva…

