Erano da poco passate le 21 del 3 settembre 1982. Una A112 viene affiancata da una Bmw Serie 5 in via Carini, a Palermo, dalla quale venne esplosa una raffica di colpi di Kalashnikov AK-47; nel frattempo, una moto si avvicina a una seconda auto e spara altri colpi. Tre le vittime: l’allora Prefetto di Palermo, Carlo Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo (quest’ultimo deceduto il 15 settembre per le ferite riportate nell’attentato, di stampo mafioso). Sono trascorsi 44 anni e Palermo non dimentica il cruento omicidio di mafia.
Anche oggi si è tenuta a Palermo una cerimonia. Presente ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, in rappresentanza del Governo.
Mattarella: “Lascito prezioso da Dalla Chiesa”
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a 44 anni di distanza dalla strage di via Carini, ricorda la dedizione del generale Dalla Chiesa alla lotta contro la criminalità e la mafia e il suo esempio ancora oggi valido e importante: “Carlo Alberto Dalla Chiesa si dedicò, con lucidità e tenacia, nel corso della sua lunga carriera, alla difesa dei principi di giustizia e legalità, a tutela dei cittadini, operando instancabilmente per contrastare il violento attacco alle istituzioni democratiche condotto dalle formazioni terroristiche e dalla criminalità organizzata, pagando con il sacrificio della vita la sua coraggiosa battaglia“.
“Nell’anno in cui celebriamo gli ottant’anni della Repubblica, la figura e l’azione del Prefetto di Palermo richiamano la riconoscenza della comunità nazionale. Il suo prezioso lascito – continua il capo dello Stato – e l’esempio di tante donne e uomini delle istituzioni che non hanno ceduto a sopraffazioni, complicità, connivenze con gli interessi criminali, affermano i valori costituzionali di libertà e democrazia. La lotta contro le mafie – impegno della Repubblica – è compito che non consente sosta ed è condizione fondamentale di libertà e sviluppo. Ogni cittadino, nell’esercizio della sua libertà, nella vita quotidiana e negli ambienti di lavoro, è chiamato a essere parte del rafforzamento della cultura della legalità, prima pietra della solidarietà e coesione sociale, per promuovere le prospettive di progresso dei territori. In questa giornata, il commosso pensiero della Repubblica va alle famiglie Dalla Chiesa, Setti Carraro e Russo, con sentimenti di vicinanza dell’intera Italia”.
Di legalità e del ruolo delle istituzioni nel promuoverla e difenderla parla anche la premier Giorgia Meloni, che ricorda il “sacrificio estremo” di Dalla Chiesa, Setti Carraro e Russo. “A distanza di 44 anni, questo esempio continua a parlarci con una forza straordinaria. Coraggio, senso del dovere, amore per l’Italia: valori che Dalla Chiesa ha incarnato senza mai arretrare, anche quando sapeva di essere nel mirino. Ricordarlo significa onorare un eroe dello Stato. Ma significa soprattutto rinnovare un impegno: non lasciare mai soli coloro che ogni giorno combattono la mafia, difendono la legalità e servono la Nazione. L’Italia non dimentica Carlo Alberto dalla Chiesa. E non dimentica chi ha dato la vita per difenderla”, si legge in una nota.
Piantedosi a Palermo parla dell’importanza della cultura della legalità per i giovani
Per ricordare il generale Dalla Chiesa e le vittime di via Carini a Palermo sono presenti il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi; la presidente della commissione antimafia Chiara Colosimo, il Prefetto di Palermo, Massimo Mariani; il Procuratore della Repubblica, Maurizio De Lucia; il sindaco del capoluogo siciliano Roberto Lagalla e il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani.
Il ministro ha sottolineato l’importanza di trasmettere l’esempio del generale ai giovani, soprattutto in un momento storico così difficile e tristemente segnato dalla violenza. “Ricordare è parte di quella assunzione di responsabilità nel perpetuare la memoria e dare un senso ad una grande tragedia del passato. È una proiezione verso il futuro, un insegnamento per i giovani“, le sue parole.
Schifani: “Il generale esempio per le istituzioni”
Anche il presidente della Regione Renato Schifani guarda all’esempio di Dalla Chiesa, non solo per i giovani e la popolazione tutta, ma anche per le istituzioni. “Carlo Alberto dalla Chiesa rappresenta una testimonianza ancora attuale e concreta di tenacia e spirito di servizio nella lotta alla mafia. La sua fedeltà ai valori dello Stato costituisce un modello che, giorno dopo giorno, deve ispirare chi opera nelle istituzioni. Con la stessa gratitudine, ricordiamo la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo, che condivisero con lui un percorso di vita e professionale. È anche grazie all’impegno del generale dalla Chiesa, in un contesto difficile come quello dell’epoca, se oggi la mafia è più debole. E proprio seguendo il suo esempio, oggi manteniamo alta la guardia”, le sue parole in occasione della cerimonia di commemorazione.
Il ricordo commosso dei figli di Dalla Chiesa
Chi meglio di Rita e Nando Dalla Chiesa, figli del generale, possono ricordare l’esempio e il sacrificio di un uomo che ha lottato per la Palermo e l’Italia onesta? A margine della cerimonia di commemorazione, i due hanno rilasciato un messaggio colmo di dolore ma anche di speranza per il futuro della società: “Ci sono delle cose che ovviamente non finiscono mai di fare male. Ma si va avanti perché si vedono le persone e i giovani che continuano a crederci e che portano avanti tante battaglie che erano state cominciate nell’82: questa è la nostra speranza, sono i bambini, sono i giovani, sono le persone che comunque non si arrendono”.
A chi chiedeva ricordi del generale, Rita Dalla Chiesa risponde: “Gli insegnamenti, più che il ricordo di mio padre, gli insegnamenti, cioè la libertà. La libertà e il rispetto per chiunque. Queste sono cose che purtroppo oggi non vanno per la maggiore. E invece libertà per le proprie idee, senza paura di mostrarle per le idee degli altri. Io credo che sia l’insegnamento più grande che nostro padre ci abbia lasciato”, sottolinea. “Aggiungerei – chiosa Nando Dalla Chiesa – il rispetto per le istituzioni, che dentro di noi è un insegnamento assoluto, tanto che non ce ne rendiamo neanche conto”.
Rispetto delle istituzioni, ma anche di tutte le persone. E del Prefetto Dalla Chiesa, su questo fronte, offre un ricordo anche l’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice, sottolineando durante l’omelia come il generale sia stato in Sicilia sempre “a contatto con la realtà di ogni giorno, a contatto con i modesti, con gli umili, con i probi, proprio perché fossero difesi dai cattivi”. Monsignor Lorefice chiede che la sua memoria “diventi mandato”. “È tempo di prendere il largo perché, attraverso l’impegno di tutti e il servizio degli uomini e delle donne delle nostre Istituzioni democratiche, le nostre famiglie, le nostre città, le nostre case, possano conoscere vita e libertà”, il suo appello finale.
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