Commercialisti intermediari "tra classe politica, imprese e cittadini” - QdS

Commercialisti intermediari “tra classe politica, imprese e cittadini”

Ivana Zimbone

Commercialisti intermediari “tra classe politica, imprese e cittadini”

martedì 27 Ottobre 2020 - 16:15
Commercialisti intermediari “tra classe politica, imprese e cittadini”

Intervista a Roberto Cunsolo, candidato alla Presidenza dell’Ordine dei dottori commercialisti di Catania: “Serve un'interlocuzione costante con l’Ars e la Regione per sfruttare un maggior numero di fondi Ue"

CATANIA – Le elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili (Odcec) di Catania per il quadriennio 2021-2024 sono alle porte. Roberto Cunsolo, candidato alla presidenza con la lista n.1 “Evoluzione della Professione”, spiega in un’intervista al QdS i motivi della sua discesa in campo.

“La scelta della mia candidatura deriva dalla precisa volontà di restituire all’Ordine quanto esso stesso mi abbia insegnato. Ho dedicato molto tempo alla mia categoria e sono stato il vicepresidente di Margherita Poselli e di Salvatore Garozzo, facendo poi il salto al Consiglio nazionale del quale sono attualmente tesoriere – spiega Cunsolo -. Se ho raggiunto il vertice è anche grazie a quanto imparato all’Ordine di Catania al quale oggi vorrei offrire il mio massimo contributo, avendo ormai contezza di ciò che avviene in ben 131 ordini territoriali”.

AUTOREVOLEZZA DELL’ORDINE COME GARANZIA
Roberto Cunsolo – stimolato dall’attuale presidente Giorgio Sangiorgio e da altri colleghi che lo hanno sostenuto, alcuni dei quali nell’elenco della sua lista – ha presentato un programma ambizioso che è convinto di poter realizzare. Un progetto basato principalmente sull’obiettivo primario di conferire all’Ordine di Catania maggiore autorevolezza.

“Vorrei che l’Ordine fosse riconosciuto autorevole dalle istituzioni, dagli iscritti, dalle parti sociali. Perché chi rispetta norme e limitazioni, desidera altrettanto rispetto. E perché rimettere l’Ordine al centro della discussione sociale, economica e politica del territorio significa comunicare la figura del commercialista come quella di un esperto che si pone a servizio e a supporto di cittadini e imprese, di un essenziale punto di riferimento del tessuto socio-economico, del mondo camerale, dell’Agenzia delle Entrate, degli enti assicurativi – aggiunge -. Anche la vigilanza dovrebbe essere più armonica, perché è giusto che l’Ordine venga sottoposto al controllo dell’autorità giudiziaria, ma è indispensabile che vigili esso stesso affinché le norme vengano correttamente applicate e le nomine delle cariche avvengano secondo le regole inclusive della parità di genere. Serve vigilanza, ma non solo a tutela di terzi”.

LE DIFFICOLTÀ DEI COMMERCIALISTI
Il candidato vorrebbe soprattutto supportare gli iscritti e aiutarli ad affrontare le difficoltà con cui si scontrano quotidianamente: “Vorrei che il rispetto delle norme etiche e deontologiche e la formazione professionale continua fungessero da traino per tutti gli iscritti. Non deve più esistere il paradigma in cui si confonde il commercialista con la figura del semplice lavoratore autonomo che svolge una professione similare senza essere iscritto all’Ordine. E dobbiamo prendere fortemente in mano la comunicazione per trasferire tutto questo all’esterno, non solo durante le campagne elettorali”.

Ma a mettere i bastoni tra le ruote ai commercialisti del territorio sarebbe pure la mancanza di innovazione e digitalizzazione delle parti con le quali devono interloquire: “Non critico l’attuale Consiglio e nemmeno il precedente, anzi riconosco un grande lavoro svolto nel corso degli anni. Ognuno di noi che si candida ha una propria visione, diversa da quella degli altri. Pur condividendo moltissime iniziative della dirigenza attuale, credo che su molti aspetti l’Ordine debba avere più peso. Soprattutto nei rapporti con l’Agenzia delle Entrate e con gli enti previdenziali assicurativi che spesso non rispondono per tempo ai professionisti che li interpellano – spiega -. I vari enti devono essere spinti a forme di interlocuzione diversa, anche digitale, come avviene in altre regioni italiane”.

ODCEC E FONDI UE
Per Roberto Cunsolo l’Isola potrebbe trarre vantaggio dai commercialisti più di altre regioni: “La Sicilia ha la fortuna di essere una regione a statuto speciale e può emanare norme che la favoriscano. Se gli ordini territoriali avessero un’interlocuzione costante con l’Ars e la presidenza, si potrebbe utilizzare un maggior numero di fondi comunitari – conclude -. Facendo dei commercialisti parte attiva del processo legislativo, si potrebbero emanare norme di regolamentazione e rendicontazione più funzionali. Specializzazione e interlocuzione con il mondo politico dovrebbero essere i punti cardine dell’Ordine, che ha tutte le carte in regola per diventare il più valido intermediario tra aziende, cittadini e classe politica”.

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