Compenso minimo distorsione di mercato - QdS

Compenso minimo distorsione di mercato

Carlo Alberto Tregua

Compenso minimo distorsione di mercato

giovedì 13 Giugno 2019 - 13:02

Copiare modelli virtuosi di altri Paesi

zEDITORIALE (4039°)
Copiare modelli virtuosi di altri Paesi
Compenso minimo
distorsione di mercato

La tutela dei dipendenti è sacrosanta. Tuttavia essa non deve prevaricare l’esigenza che il rapporto fra datore e prestatore di lavoro sia conveniente per entrambi.
Tale rapporto è profondamente diverso se riguarda imprese medio-grandi o piccole, o addirittura minime (sotto i 15 dipendenti). In queste ultime vi è sintonia fra le parti, perché, da un canto, il datore di lavoro fa fatica a formare bravi collaboratori e, dall’altro, questi ultimi partecipano al buon andamento dell’azienda sapendo che se funziona bene è anche loro interesse.
Diversa è la questione quando le imprese hanno più di cinquanta dipendenti o addirittura migliaia. In questi casi sono necessarie le relazioni fra datore di lavoro e dipendenti, attraverso le rappresentanze sindacali.
Quasi sempre i rapporti funzionano e tutto fila liscio, salvo i casi in cui un’azienda va in stato di decozione e crea una malattia spesso non guaribile.


Il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, si è intestato l’iniziativa riguardante l’opportunità, secondo lui, di fissare un compenso orario minimo per i dipendenti di euro nove. Dall’altra campana, quella di Matteo Salvini, si è subito precisato che tale iniziativa non può riguardare i Contratti nazionali di lavoro, che sono concordati fra le parti con la conseguenza che i prestatori d’opera sono tutelati. Anche perché i giudici del lavoro non ammettono mai retribuzioni inferiori a quelle previste nei detti contratti, pur non essendo essi obbligatori ope legis. è giusto che sia così.
Se alla fine i due vice presidenti del Consiglio riusciranno a trovare un accordo, la paga oraria minima di euro nove, magari ridotta a otto o sette euro, potrebbe rivelarsi una buona misura perché riguarderebbe le prestazioni occasionali e non quelle stabili. Queste ultime, come per esempio quelle stagionali nel settore del turismo o dell’agricoltura, hanno bisogno di un supporto di legge, perché diversamente l’arbitrio dei datori di lavoro costringerebbe tanta gente a un’occupazione sottopagata. E questa, ovviamente, non è buona cosa.

La fattispecie in esame è comunque secondaria rispetto a quella che deve creare nuova occupazione.
Negli Stati Uniti, in Germania o in Giappone il problema dei licenziamenti o della paga oraria minima non esiste, per il semplice motivo che in quei Paesi il lavoro è a porte girevoli. Non solo chi interrompe il proprio rapporto di lavoro ne trova quasi subito un altro, ma addirittura le imprese cercano di “rubarsi” dipendenti e funzionari, soprattutto quelli più abili.
In quei Paesi, la disoccupazione è praticamente inesistente, il lavoro è fiorente e dipendenti e funzionari si sottopongono volentieri alla formazione continua per essere sempre competitivi.
Si tratta di una mentalità diffusa che consente a quei Paesi di progredire, in un sistema democratico che funziona, con un corpo di leggi semplici e immediatamente applicabili. Non si capisce perché il nostro Paese non debba copiare i modelli virtuosi che già esistono, in modo da acquisire un funzionamento efficiente che consentirebbe notevoli risparmi e produrrebbe l’effetto di recuperare risorse indispensabili per investimenti pubblici e privati.


Il Governo attuale, come i precedenti, si pone il problema di accontentare questa o quella parte della popolazione, mediante provvedimenti-tampone e occasionali, ma non ha la capacità di vedere lontano e impostare piani di sviluppo poliennali che sacrificherebbero l’oggi per avere un ritorno domani.
Per muoversi in questo modo, però, ci vogliono gli statisti, non ministri improvvisati che non hanno esperienza, che non hanno studiato la storia di questa Repubblica degli ultimi settant’anni né la storia degli altri Paesi che vanno molto, ma molto, meglio del nostro.
è ovvio che la riduzione d’imposte e tasse potrebbe avere una ripercussione positiva su consumi e investimenti, ma sarebbe inutile senza un parallelo taglio della spesa corrente improduttiva. è incomprensibile come questi governanti non capiscano il danno che creano ai giovani indebitando sempre di più il Paese per quelle iniziative che danno solo un po’ di respiro nei nostri giorni.

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