Comune: la riorganizzazione è in salita, i sindacati contro il piano del sindaco - QdS

Comune: la riorganizzazione è in salita, i sindacati contro il piano del sindaco

Lina Bruno

Comune: la riorganizzazione è in salita, i sindacati contro il piano del sindaco

martedì 11 Giugno 2019 - 00:00
Comune: la riorganizzazione è in salita, i sindacati contro il piano del sindaco

L’Amministrazione vuol dare un nuovo assetto alla burocrazia: si punta al taglio dei Dipartimenti. Si è insediato la settimana scorsa in Municipio il Comitato paritetico per l’innovazione

MESSINA – “Smontare l’attuale assetto burocratico di Palazzo Zanca e riorganizzarlo all’insegna di efficienza, efficacia, economicità…”. Era tra i primi punti del programma del sindaco Cateno De Luca, una priorità, ma il Comitato paritetico per l’innovazione, per avviare il confronto sul Funzionigramma del Comune, si è insediato soltanto la settimana scorsa e il percorso si preannuncia accidentato considerate le posizioni che hanno già assunto le organizzazioni sindacali.

“La macchina burocratica di Messina – scriveva De Luca – è un colabrodo perché nessuno mai se n’è voluto concretamente occupare, lasciando spesso gli impiegati alla mercé dei mega dirigenti di turno (22 uffici di livello dirigenziale con un’indennità media aggiuntiva allo stipendio di 100 mila euro ciascuno) che hanno agito e valutato più per input politici che per obiettività”.

Nel programma dell’attuale sindaco si parlava di razionalizzazione dei costi, quindi di “rottamazione” dirigenziale ed eliminazione, nei primi quattro mesi di sindacatura, dei 22 Dipartimenti con la creazione di quattro macroaree insieme alla revisione degli attuali servizi e la rideterminazione della dotazione organica. Tra le prime scelte di De Luca c’è stata quella di non prevedere un direttore generale, come invece aveva fatto il suo predecessore, poi c’era l’intenzione di eliminare le partecipate (per il momento finita in soffitta) con l’inserimento di tutto il personale nella pianta organica comunale. Ma a diventare dipendenti dell’Ente locale sono stati invece gli operatori dei servizi sociali che erano nell’organico delle cooperative. E così non soltanto le partecipate sono rimaste, ma ne sono state create di nuove con la formula dell’Agenzia speciale (ArisMe e Messina sociali city).

Il Comitato paritetico ha avviato così il confronto tra Amministrazione e sindacati partendo dalla proposta di ridurre i Dipartimenti da 22 a nove, ma Cgil e Cisl considerano tutto ciò inaccettabile e lontano dalla realtà. “Immaginare – hanno risposto – di poter amministrare la 13° città d’Italia con solo otto Dipartimenti e un Organismo di staff elevato allo stesso rango, avrebbe come unico risultato quello di far totalmente inceppare la macchina burocratica”.

Per il segretario generale della Fp Cgil Francesco Fucile e della Rsu Giuseppe Previti, l’unico effetto che potrebbe generarsi da una così drastica riduzione sarebbe il peggioramento della già critica erogazione di alcuni servizi. Degli attuali tredici dirigenti in servizio (dodici con contratto a tempo indeterminato e uno a tempo determinato), solo nove manterrebbero l’attuale ruolo mentre tre verrebbero di fatto posti in esubero.

Neppure i rappresentanti della Cisl Fp sono stati morbidi nei giudizi. Un ulteriore segnale che l’idillio dei mesi scorsi, rafforzato al tavolo del Salva Messina, tra le segreterie Cisl e l’Amministrazione, sia un po’ in crisi. Gigi Caracausi e Calogero Emanuele, che presenteranno osservazioni e modifiche, hanno sottolineato la necessità di riconsiderare i servizi all’interno dei vari Dipartimenti. “Si registra – hanno fatto sapere – disomogeneità e disarticolazione che porterebbero a disfunzioni e ritardi nell’erogazione dei servizi. E questo vale per i servizi demografici come per servizi alla persona, quelli tecnici e ambientali, il Ced e il Servizio Statistica. Riteniamo la proposta non equilibrata sia sotto l’aspetto dell’utilizzo del personale dirigente che di comparto, ma soprattutto rispetto ai servizi che, oltre a ometterne alcuni, in taluni casi risultano sovradimensionati a vantaggio di altri che vengono svuotati di competenze e personale”.

“È impensabile – hanno concluso – che il Corpo di Polizia locale debba soggiacere al Dipartimento Amministrativo considerato che le competenze e le specificità del settore previste dalla normativa impongono una sorta di autonomia e anche un’organizzazione che richiede un’interfaccia continua con istituzioni esterne su materie assai delicate e riservate”.

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