Sbloccare le assunzioni nei Comuni che si trovano in dissesto finanziario in Sicilia. Potrebbe suonare come una provocazione, invece è la proposta del Movimento 5 Stelle all’Assemblea regionale siciliana.
Il gruppo dei pentastellati ha depositato un ddl per una legge voto, ovvero l’istituto che, richiamando lo Statuto speciale della Regione, prevede che, quando in ballo ci sono materie su cui la competenza legislativa spetta agli organi dello Stato, una volta approvato il testo venga inviato al Parlamento nazionale per essere discusso.
Alla base dell’iniziativa c’è il convincimento secondo cui gli enti locali in dissesto difficilmente possono risollevarsi se non possono disporre di personale a sufficienza. La proposta coinvolgerebbe il Ministero degli Interni, chiamato a stanziare i fondi necessari per rimpinguare le piante organiche, e disporrebbe anche misure di controllo e sanzionatorie per quei Comuni che, usufruendone, finirebbero per non migliorare la qualità dei servizi erogati e l’efficienza delle riscossioni.
Comuni in dissesto in Sicilia e il problema del blocco delle assunzioni
“È ormai noto, e difficilmente contestabile, che da anni numerosi Comuni siciliani versano in condizioni di dissesto o pre-dissesto, con servizi essenziali compromessi e uffici svuotati di personale, al punto da non riuscire neppure a compiere gli adempimenti minimi necessari per risanare i conti e garantire i diritti fondamentali dei cittadini”.
È questo il punto di partenza dei deputati cinquestelle secondo i quali è necessario intervenire per modificare l’attuale quadro normativo: “In particolare il Tuel (Testo unico degli enti locali, nda) e l’articolo 33 del decreto-legge n. 34 del 2019 hanno introdotto criteri di sostenibilità finanziaria che, pur ispirati al rigore contabile, si sono tradotti in vincoli assunzionali spesso incompatibili con la realtà strutturale dei Comuni in dissesto. Tali vincoli, combinati con la mancanza di liquidità per bandire e gestire procedure concorsuali, hanno generato un vero e proprio circolo vizioso: i Comuni in dissesto – proseguono i deputati – non hanno personale sufficiente per recuperare entrate, programmare investimenti e gestire i fondi Pnrr, e proprio per questo non riescono a uscire dallo stato di crisi. Le rigidissime regole sul rapporto dipendenti-popolazione non tengono conto delle specificità territoriali, in particolare dei Comuni ad alta vocazione turistica o con vasti territori, realtà molto presenti in Sicilia”.
La richiesta di deroga
Per tali motivi, la proposta è quella di introdurre delle eccezioni all’attuale disciplina normativa in modo da consentire agli enti locali di “ricostruire la propria funzionalità amministrativa attraverso una procedura straordinaria, certa nei tempi e vigilata negli effetti”.
Il disegno di legge, che se avrà l’ok di sala d’Ercole verrà inviato a Roma dove i pentastellati sperano che trovi spazio nelle discussioni alla Camera e al Senato, nasce anche dalla considerazione che ciò che fin qui è stato fatto per invertire la tendenza non è stato sufficiente. “Gli interventi finora adottati si sono limitati a misure frammentarie, prive di una chiara strategia sul personale e senza un meccanismo dedicato di supporto e cofinanziamento statale per le figure tecniche e contabili indispensabili”.
La paralisi amministrativa, così la definiscono i proponenti, finisce per scaricare “sui cittadini il peso di inefficienze non imputabili alle comunità locali”. “Questa proposta rappresenta il primo tentativo organico di disciplinare in modo straordinario, ma responsabile – è la promessa – il completamento delle piante organiche nei Comuni dissestati, attraverso fasi obbligatorie, tempi certi, priorità agli uffici che generano entrate e un Fondo statale dedicato”.
Le misure specifiche
L’articolo 2 del disegno di legge prevede che i Comuni in dissesto siano autorizzati a completare la pianta organica, potendo seguire diversi percorsi.
Gli enti locali dovranno emanare un avviso interno per la trasformazione dei contratti di lavoro da tempo parziale a tempo pieno in favore del personale già in servizio, con indicazione delle figure professionali e dei profili da potenziare; pubblicare avvisi di mobilità volontaria da Comuni diversi e anche pubblicare nuove procedure concorsuali.
A mettere le risorse sarebbe anche il Viminale. “È istituito, presso il Ministero dell’Interno, un Fondo per la funzionalità degli enti in crisi, con una dotazione annua destinata al cofinanziamento degli oneri assunzionali relativi a figure tecniche e contabili indispensabili per il riequilibrio finanziario e il miglioramento dell’efficienza amministrativa – si legge nel ddl –. Le risorse del Fondo sono prioritariamente destinate alla stipula di contratti di lavoro a tempo determinato, nelle more dell’espletamento di una seconda fase concorsuale successiva”.
A valutare i risultati raggiunti sarebbe la Commissione per la stabilità finanziaria degli enti locali (Cosfel), che, con cadenza semestrale, dovrebbe monitorare l’impatto delle nuove assunzioni. “Qualora, all’esito del monitoraggio, non risulti un significativo miglioramento degli indicatori, la facoltà di procedere ad assunzioni cofinanziate è sospesa per l’esercizio successivo, fatta salva la facoltà di confermare i rapporti già in essere nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica”, si legge.
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