Con la persuasione si dirigono gli altri - QdS

Con la persuasione si dirigono gli altri

Carlo Alberto Tregua

Con la persuasione si dirigono gli altri

mercoledì 29 Giugno 2022 - 08:24

C’è molta gente che per qualche ragione si trova nei posti di comando e ritiene di potere dirigere i subalterni in forza di un potere che gli conferisce la propria posizione.
Chi la pensa in questo modo erra profondamente, per almeno due ragioni: la prima è che gli esseri umani che lavorano con coscienza devono essere guidati e non comandati; la seconda è che questo comportamento non ottiene migliori risultati, perché non punta al coinvolgimento di coloro che devono eseguire direttive.
Non tutti comprendono questo processo, per cui interpretano in senso sbagliato quella che si chiama “catena di comando”.

Ora, se la disciplina militare può consentire il rapporto ordine/esecuzione, secondo il quale “gli ordini non si discutono, ma si eseguono”, nei rapporti civili questo meccanismo non funziona ed è contrario ad ogni rapporto umano.
La questione è semplice da esporre, molto più difficile da tenere presente nei luoghi ove si lavora e si vive.

Intendiamoci, non è che vogliamo disconoscere la necessità di rigore morale e professionale nell’attuazione di programmi e di progetti; non è che vogliamo rovesciare il principio secondo cui le realizzazioni devono avere un cronoprogramma nel quale siano stabilite le tappe e i tempi; non è che vogliamo sottolineare negativamente il rapporto che vi è fra obiettivi e risultati. è invece la proposizione corretta del modo, cioé del come debbano funzionare i rapporti fra le persone.

In questo quadro rientra anche l’educazione dei figli da parte dei genitori, il funzionamento delle associazioni di volontariato e ambientali, tutti gli organismi del Terzo settore.

Il modo di far funzionare un insieme di persone che vivono o lavorano deve essere sereno e chiaro cosicché tutti i componenti di una compagine, che sia la famiglia, impresa, o associazione, abbiano chiari gli obiettivi da perseguire e i modi per raggiungerli.

Alla base di questi rapporti vi deve essere sempre il principio etico del rispetto, pilastro fondamentale di ogni tipo di relazione.

“Il potere per il potere” è un modo becero di comportarsi, anche se non possiamo sottacere che vi sono persone che godono del suo esercizio in quanto tale, con la conseguenza che si fanno odiare dagli altri, siano figli o dipendenti. È anche vero che Andreotti soleva dire: “Il potere logora chi non ce l’ha”.

Vi è una regoletta semplice che dovrebbe essere tenuta presente in qualunque momento: “Chi convince, vince”. Non sembri un paradosso che un superiore debba convincere un subordinato, che un genitore debba convincere un figlio, che un insegnante debba convincere un allievo.
Convincere significa illustrare con chiarezza ciò che si va spiegando, di modo che chi ascolta può mettere in moto le sue “celluline grigie” e farle funzionare per capire, osservare e quindi convincersi.
Non possiamo trascurare chi non vuole convincersi, cioé chi non ha la buona volontà di essere aperto a ciò che dovrebbe apprendere. I muri sono muri; gli asini sono asini e resteranno tali; non c’è verso.

Con la persuasione si dirigono gli altri. Dirigere non è l’esercizio del potere, scrivevamo prima, ma condurre con l’intelligenza altre intelligenze.
Dobbiamo sempre supporre che i nostri interlocutori siano dotati di intelligenza media, che i loro hardware e software, le due parti del cervello, funzionino normalmente.
Dobbiamo anche supporre che ciascun interlocutore abbia un patrimonio genetico che gli ispiri la voglia di saperne di più, nel mare dell’ignoranza che ci circonda e di cui ognuno di noi dovrebbe avere consapevolezza.

Chi ritiene di sapere tutto ha già dimostrato di non sapere niente. Chi le spara grosse ha già fatto capire che il suo software funziona male perché non ha immagazzinato le informazioni che dovrebbe aver acquisito dal primo vagito.

Ognuno di noi nel crescere fisicamente dovrebbe crescere anche mentalmente. Di questo processo hanno primaria responsabilità i genitori, da un canto, e i responsabili delle istituzioni, dall’altro. Tutti devono dare l’esempio di probità e di capacità.

Vedete voi se quanto precede è comune.

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