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La condizione dei giovani in Italia e in Sicilia tra disoccupazione, ansia e disagio esistenziale

La condizione dei giovani in Italia e in Sicilia tra disoccupazione, ansia e disagio esistenziale

La scarsa partecipazione delle nuove generazioni al mercato del lavoro è rilevante sul piano individuale ed economico. Le difficoltà di ragazze e ragazzi si connotano sempre più come condizione sistematica e di massa

Secondo i dati Eurostat, l’Italia, con un tasso del 20,60%, continua a posizionarsi nella fascia alta della disoccupazione giovanile europea, superando di oltre cinque punti percentuali la media dell’area Euro (14,90%). Anche il lavoro nero e l’economia sommersa, secondo le ultime rilevazioni, sono in continuo aumento e di gran lunga superiori alla media europea, mentre i salari reali sono mediamente più bassi e significativamente inferiori a quelli dei coetanei francesi e tedeschi. La scarsa partecipazione giovanile al mercato del lavoro non è rilevante solo sul piano individuale: l’impatto sul Pil è stimato pari a circa il 3,5% annuo, a cui si sommano le ore perse per assenteismo.

Giovani sottopagati e in fuga dall’Italia: 630mila emigrati tra il 2011 e il 2024

Il punto è semplice e drammatico: in Italia i giovani lavorano poco e, quando lavorano, sono spesso sottopagati. Questo produce un effetto inevitabile, cioè la loro uscita dal Paese. E quando i giovani se ne vanno, il problema demografico non riguarda più solo il calo delle nascite, ma diventa una perdita strutturale di capitale umano.

Secondo i dati Svimez, dal 2011 al 2024, sono emigrati dall’Italia circa 630.000 giovani di età compresa fra i 18 e i 34 anni, a fronte di flussi di rientro minimi. La precarizzazione del lavoro, stando all’indice Ocse Employment protection legislation, resta fra le più alte nell’eurozona e si è ridotta di poco la quota dei Neet, ovvero di giovani che non lavorano, non studiano, non seguono corsi di formazione professionale.

Sicilia, disoccupazione giovanile al 36% e Neet al 45%: il più alto d’Italia

Per quanto riguarda la Sicilia, il tasso di disoccupazione giovanile si aggira attualmente intorno al 36%, con picchi che variano a seconda delle province. Parallelamente, il tasso di Neet (giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione) sfiora il 45%, il più alto d’Italia. Non è solo una questione economica perché riguarda la condizione e il futuro dei nostri giovani, privati del diritto alla progettualità, all’identità sociale, alla stabilità e alla dignità del lavoro.

160mila giovani siciliani emigrati: Enna e Caltanissetta le province più colpite

Secondo gli osservatori Ocse, la radice del problema sta nel fallimento del sistema educativo e nella disattenzione delle istituzioni verso la formazione e il lavoro giovanile. Il recente report della Banca d’Italia ha confermato un brusco rallentamento dell’occupazione giovanile nell’Isola, in controtendenza con l’aumento dei posti di lavoro registrato in altre fasce d’età. Oltre l’80% dei giovani non vede un futuro in Sicilia. Negli ultimi anni si è assistito a un esodo continuo di capitale umano qualificato, con oltre 160.000 giovani tra i 18 e i 34 anni che hanno abbandonato l’Isola. Lo confermano i dati elaborati dalla Cgil regionale che fotografano un quadro impietoso, soprattutto nelle zone interne. Sono le province di Enna e Caltanissetta quelle più colpite dal fenomeno dell’emigrazione di ragazze e ragazzi. A perdere la quota più consistente, circa il 14 per cento dei propri giovani, è stata infatti la provincia ennese, seguita dalla nissena, che dal 2019 a oggi ha perso invece oltre il 12 per cento delle nuove generazioni. Tra le cause della fuga la mancanza di lavoro e di prospettive di crescita. La riduzione dei giovani comporta meno competenze, meno innovazione e quindi meno produttività. Senza affrontare seriamente il nodo del lavoro giovanile, qualsiasi intervento sulla crescita rischia di rimanere inefficace.

Ansia e depressione giovanile in aumento: in Sicilia +30% dei casi tra le nuove generazioni

La tesi dei giovani choosy, cioè nullafacenti, secondo la definizione di Elsa Fornero, poi diventata dei “giovani sul divano” per la quale l’inattività dipende dai residui del Reddito di cittadinanza e da richieste eccessive, non tiene conto del fatto che il disagio giovanile si connota sempre più come condizione sistematica e di massa. L’Italia è uno dei Paesi in cui è in aumento l’incidenza dell’ansia e della depressione. Stando all’Oms/Global Burden of Disease, dal 1990 al 2025, l’incidenza della popolazione giovanile affetta da ansia e depressione è passata dal 3% all’8%. Il fatto che la diffusione di queste patologie sia relativamente maggiore fra i giovani non sorprende, se si considera come sia strettamente legata proprio alla crescente precarizzazione che, combinata con i bassi salari reali e al blocco della mobilità sociale, ha peggiorato le aspettative di vita futura.

Ansia, panico e depressione tra i giovanissimi sono lo specchio di una società fragile e in crisi. Il disagio giovanile in Sicilia registra un aumento del 30% dei casi di ansia e depressione. Tale emergenza, aggravata da elevati tassi di disoccupazione, sconta carenze strutturali nei Dipartimenti di Salute mentale e un numero di operatori inferiore alla media italiana. E col paradosso di avere oltre 40 milioni di euro destinati al budget di Salute e ai percorsi terapeutici che risultano ancora non pienamente utilizzati.

Pina Travagliante
Professore ordinario di Storia del pensiero economico presso l’Università degli Studi di Catania