Cop26, bene ma non benissimo. Obiettivi raggiunti solo in parte - QdS

Cop26, bene ma non benissimo. Obiettivi raggiunti solo in parte

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Cop26, bene ma non benissimo. Obiettivi raggiunti solo in parte

sabato 22 Gennaio 2022 - 09:53

La Conferenza di Glasgow ha perso l’occasione di “eliminare” i combustibili fossili

Già Samuel T. Coleridge, poeta inglese dell’Ottocento, affermava l’importanza del rapporto uomo-natura e le fondamentali conseguenze che da questo scaturiscono. Il messaggio romantico è estremamente chiaro: solo se l’uomo ama la natura, la natura amerà l’uomo. Mai come al giorno d’oggi questo concetto assume una rilevanza disarmante al punto che l’emergenza ambientale, iniziata quasi 50 anni fa, è argomento fulcro delle numerose conferenze tenute dalle grandi potenze mondiali. Così l’Onu riunisce, ogni cinque anni, quasi tutti i Paesi della terra nella “Conference of the Parties” per discutere i problemi climatici.

Dal 31 ottobre al 12 novembre 2021 si è appunto svolta a Glasgow la COP26 per raggiungere un accordo sulle strategie per contrastare gli effetti del cambiamento climatico da qui fino al 2030 e poi fino al 2050: un decennio determinante per il futuro del Pianeta, perché rappresenta l’ultima possibilità per l’umanità di agire prima che sia troppo tardi.

Per dare l’esempio nella lotta globale contro i cambiamenti climatici, l’Ue ha provato a rinnovare le ambizioni dell’accordo di Parigi, impegnandosi a ridurre le emissioni di almeno il 55%. Tuttavia quest’ultima non può agire da sola, ed ha incoraggiato gli altri Stati del mondo (come Usa e Cina) a intensificare i propri impegni per far sì che gli obiettivi restino raggiungibili.

La conferenza scozzese partiva da quattro principi per la lotta all’emergenza climatica:
– adattamento per salvaguardare le comunità, gli habitat naturali e la biodiversità.
– finanza, ovvero mobilitare e sbloccare fondi e finanziamenti. Un maggiore investimento pubblico e privato, per un’economia sempre più resiliente al clima.
– collaborazione per ottenere risultati e portare a termine “il libro delle regole di Parigi”
– azzeramento delle emissioni nette a livello globale.

Si tratta di obiettivi che alla fine sono stati raggiunti? Soltanto in parte. La novità più rilevante è che Paesi del mondo puntano adesso a mantenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi rispetto ai livelli pre-industriali. In secondo luogo, per tutti gli Stati firmatari, l’obiettivo minimo di decarbonizzazione prevede un taglio del 45% delle emissioni di anidride carbonica al 2030 rispetto al 2010, e zero emissioni nette intorno alla metà del secolo (che però è un’indicazione temporale generica voluta da Cina, Russia e India).

Il documento, inoltre, invita i paesi a puntare sulle fonti energetiche rinnovabili e sulla riduzione delle centrali a carbone e dei sussidi alle fonti fossili. Altro risultato importante della Cop26 è aver finalmente varato le linee guida per tre previsioni dell’Accordo di Parigi che finora erano rimaste inattuate: il mercato globale delle emissioni di carbonio (articolo 6), il reporting format con le norme con cui gli stati comunicano i loro risultati nella decarbonizzazione (trasparenza) e le norme per l’attuazione dell’Accordo di Parigi (Paris Rulebook).

Dove la Cop26 ha mancato l’obiettivo è sugli aiuti ai paesi meno sviluppati per affrontare la crisi climatica. Il documento invita i paesi ricchi a raddoppiare i loro stanziamenti, e prevede un nuovo obiettivo di finanza climatica per il 2024. Ma nel testo non è fissata una data per attivare il fondo da 100 miliardi di dollari all’anno in aiuti per la decarbonizzazione. Uno strumento previsto dall’Accordo di Parigi e mai realizzato, visto che i paesi ricchi non vogliono tirare fuori i soldi. Anche dopo Glasgow, il fondo rimane una promessa.

Il risultato forse più deludente della Cop26 è stata l’eliminazione dal documento finale dell’impegno alla dismissione dei combustibili fossili. L’impegno a “eliminare gradualmente l’uso del carbone e i finanziamenti per i combustibili fossili”, contenuto nella prima bozza del documento, è stato sostituito, nel Patto di Glasgow, da un ben più modesto impegno a “ridurre gradualmente l’uso del carbone e i finanziamenti per i combustibili fossili”.

Chi non fa, asserendo che i problemi sono troppo grandi o difficili da risolvere, si mette dalla parte di chi distrugge. Dal niente nasce niente, insegnamento che bisogna trasmettere e mettere in pratica.

Agnello Francesco, Criscione Sofia, Fargione Alessia, Occhipinti Lorenzo, Pioggia Giovanni, Trovato Giulia

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