Coronavirus, Agriturismo al collasso, azzerate le prenotazioni - QdS

Coronavirus, Agriturismo al collasso, azzerate le prenotazioni

Chiara Borzi

Coronavirus, Agriturismo al collasso, azzerate le prenotazioni

sabato 04 Aprile 2020 - 00:00

Il coordinamento regionale di Agriturist Sicilia aveva lanciato l’allarme prima del blocco di tutte le attività. Sfumato il 90% delle prenotazioni. Molte strutture oggi servono solo per alloggiare gli operai rimasti in loco

CATANIA – A metà strada tra primo e terzo settore, il comparto agrituristico siciliano ha subito un colpo molto duro alla propria economia.

Il coordinamento regionale offerto da Agriturist Sicilia – branca di Confagricoltura – aveva lanciato l’allarme prima del blocco sistematico delle attività turistiche promosso dal Governo per fronteggiare la diffusione del Covid-19, così, quel che pochi mesi fa era una paura oggi è diventata realtà: le prenotazioni si sono azzerate.

All’interno dell’associazione regionale si dibatte sulla necessità di restituire il denaro anticipato agli ospiti che hanno prenotato soggiorni, ma allo stesso tempo si parla di cassa integrazione, del necessario stop ai pagamenti di mutui e bollette, insieme al bonus di 600 € riservato ad autonomi e lavoratori agricoli.

Secondo il rapporto di Ismea “Agriturismo e multifunzionalità 2019”, l’agriturismo italiano nel 2018 aveva un fatturato in crescita del 2,5% rispetto all’anno precedente, sfiorando quota 1,4 miliardi di euro di ricavo. Non ci sono dati regionali sui ricavi, tuttavia è possibile evidenziare come già prima dell’arrivo della pandemia l’agriturismo siciliano stesse vivendo un periodo di crisi. I numeri Istat infatti sono chiari. Negli ultimi anni censiti (2017-2018) non è stato osservato un “speso specifico” della Sicilia nel comparto.

In Italia questa tipologia di aziende è patrimonio delle zone del Centro o il Nord Est, dove Toscana, Umbria e Trentino rappresentano le regioni con il più alto tasso di densità d’aziende agrituristiche, cioè con più di 20 attività per 100 chilometri quadrati. Seguono Piemonte meridionale, Liguria occidentale e Veneto occidentale, mentre a Sud solo la Puglia ed in particolare il Salento possono far registrare statistiche simili. Nelle isole le aziende sono diminuite del 7,6 per cento nello scorso biennio, mentre a Sud sono cresciute di appena l’1,4 per cento. Non basta alla Sicilia il primato per i prodotto IGP e Dop, perché il 70 per cento degli agriturismi che offrono degustazione si trova a Nord e sempre nel settentrione d’Italia sono censiti il 44 per cento degli agroristoranti italiani. Sono 264 gli agriturismi che in Sicilia offrono posti a sedere, ma non un numero vicino alle 360 aziende di Puglia e Marche o le 432 del Veneto o le oltre 500 del Piemonte.

L’Isola è comunque la quinta realtà nazionale per agroristoranti grazie alle 476 strutture che garantiscono servizio, numero comunque lontanissimo dalle 1.351 realtà della Toscana, che offre 35mila posti a sedere, o la stessa Lombardia brava ad offrire quasi 21 mila posti a sedere dall’attività di 579 aziende. Il quadro dunque non rimane positivo. Secondo Istat le aziende agrituristiche siciliane erano già diminuite del 14 per cento e le aziende con alloggio di quasi il 13 per cento. Vivevano una crisi già prima dell’arrivo del coronavirus anche le attività svolte in abitazione indipendente (-12 per cento) .

La pandemia potrebbe, a questo punto, aver sferrato il cosiddetto colpo di grazia. “C’erano prenotazioni per il 25 aprile, una programmazione di visite importante, ma tutto è crollato – racconta il presidente di Agriturist Sicilia Giuseppe Strano -. Le avvisaglie della crisi portata dalla pandemia erano intravedibili da fine gennaio, poi c’è stato un crollo repentino e alcune strutture oggi servono solo per alloggiare gli operai rimasti in loco. Sono sfumate oltre il 90 per cento delle prenotazioni, c’è poco da ragionare, qualcuno non vuole tornare neanche al settore. Tuttavia dobbiamo essere ottimisti, questa situazione passerà infatti stiamo ragionando sugli acconti ricevuti, per provare a spostare la vacanza che era stata prenotata prima del Covid-19, quindi per tornare alle nostre attività”.

Messo da parte il turismo, per alcune aziende (ma non la maggior parte) c’è l’opportunità di produrre guadagno dalla vendita diretta dei prodotti agricoli.

“Tra i nostri associati ci sono delle aziende, anche con monocolture, già presenti ad esempio nei mercati del contadino – evidenzia il presidente Agriturist Sicilia – e che si cimentano nella vendita diretta, ma rappresentano una porzione piccola in un bacino molto piccolo. E’ difficile adattarsi alla vendita a domicilio del prodotto a meno che non ci sia già una clientela affezionata. In definitiva l’ingresso nella distribuzione è molto difficile e per questo la maggior parte di noi sta lavorando al miglioramento delle strutture e sulla nostra propria formazione. In campagna siamo abituati agli eventi naturali, sappiamo aspettare la natura faccia il suo corso. C’è da tirare il freno a mano e resistere per limitare il danno economico, comunque in campagna le spese ci sono sempre. Nel frattempo, stiamo svolgendo attività di informazione con il supporto di agronomi, un tecnologo alimentare, esperti di marketing, un consulente del lavoro e un commercialista. È anche una soluzione per trasmettere un messaggio positivo ai nostri associati”.

Twitter: @ChiaraBorzi

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