Coronavirus, tensione in Consiglio dei Ministri sul decreto-ponte per via del nodo Scuola - QdS

Coronavirus, tensione in Consiglio dei Ministri sul decreto-ponte per via del nodo Scuola

Carmelo Lazzaro Danzuso

Coronavirus, tensione in Consiglio dei Ministri sul decreto-ponte per via del nodo Scuola

martedì 05 Gennaio 2021 - 00:00

Una sola certezza c'era, quella della ripartenza immediata delle lezioni, ma il Pd ha chiesto un rinvio prima al diciotto e poi quindici gennaio. Con una mediazione si è fissata la data a giorno undici . Tutte le regole di qui a dieci giorni con zone arancione e gialle rafforzate e la prospettiva di zone bianche. L’obiettivo è non vanificare gli sforzi fatti durante le feste. Pertanto, sarà necessario stringere ancora un po’ i denti in attesa di un vero ritorno alla normalità. SCARICA IL MODULO PER L'AUTOCERTIFICAZIONE

Domani, come recita un detto ormai divenuto parte integrante della tradizione popolare italiana, l’Epifania tutte le feste porterà via. Ma in molti sperano anche che quest’anno la Befana possa chiudere definitivamente anche i conti con le pesanti restrizioni imposte dal Governo nazionale per contenere sul territorio italiano la pandemia da covid-19 che ha causato finora oltre settantacinquemila morti.

Dopo i sacrifici fatti – da qualcuno più e da qualcuno meno – durante Natale e Capodanno, si attende infatti di capire come si potrà tornare alla normalità e disciplinare l’apertura delle attività commerciali che più delle altre hanno patito le limitazioni per il contenimento della pandemia. Provvedimenti molto attesi, soprattutto dagli imprenditori, per cercare di lasciarsi definitivamente alle spalle un 2020 disastroso e sperare in una ripartenza degna di questo nome nel corso del nuovo anno.

Per questo nel Consiglio dei ministri, protrattosi oltre la mezzanotte di ieri, c’è stata tensione nel Governo chiamato ad approvare il nuovo decreto-ponte con le misure dal sette al quindici gennaio.

Una sola certezza sembrava esserci, quella della ripartenza della scuola. Ma, a quanto si è appreso, il ministro della Cultura Dario Franceschini, a nome del Pd, ha chiesto di prorogare la chiusura delle scuole almeno fino al quindici gennaio, data di scadenza del decreto all’esame del Cdm.

La mediazione è stata raggiunta per lunedì undici gennaio.

Per il resto, il quadro, almeno per quanto riguarda l’immediato post Epifania, sembra chiaro: un decreto ad hoc – e non un’ordinanza del ministero della Salute – per stabilire le nuove misure restrittive per i giorni successivi all’Epifania.

Una zona gialla “rafforzata” nei giorni feriali – con il divieto di spostamento tra le regioni e la conferma della regola che prevede la possibilità di spostarsi verso un’altra abitazione nella regione per massimo due persone – e una zona arancione nel fine settimana.

E poi divieto di spostamento tra le regioni, ristoranti e bar costretti a lavorare soltanto con asporto e divieto di ospitare più di due persone a casa, tra amici e parenti.

Le regole da oggi

L’Italia, dunque, torna in zona rossa per gli ultimi due giorni delle vacanze natalizie.

Oggi, cinque gennaio, e domani saranno ancora in vigore le regole più rigide secondo le misure previste dal decreto Natale.

E’ l’ultima porzione del provvedimento che precede la nuova fase, al via il 7 gennaio.

Per 48 ore, quindi, ecco la stretta che – oltre al coprifuoco ordinario tra le 22 e le 5 – introduce divieti e restrizioni per i giorni prefestivi e festivi.

Gli spostamenti, come è diventata consuetudine nelle ultime due settimane, sono consentiti solo per motivi di lavoro, di necessità e di salute e devono essere inseriti nella necessaria autocertificazione.

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Prudenza nel Governo

La prudenza, all’interno del Governo, resta alta, anche perché non tutti, durante le feste, hanno rispettato le regole imposte. Anche per questo, come confermato dai ministri Roberto Speranza (Salute) e Francesco Boccia (Affari regionali), l’obiettivo è stato puntato sul rivedere al ribasso le soglie di accesso alle Zone Rosse.

“Un approfondimento con i tecnici – ha detto Speranza – in modo da abbassare le soglie dell’Rt per accedere in Zona Rossa o Arancione. Una misura che incide sul modello della zonizzazione”.

“Non cambiare i parametri – ha aggiunto Boccia – che restano gli stessi perché hanno funzionato, ma le soglie di accesso a una zona, decidendo di essere ancora più rigorosi per consentire alla campagna di vaccinazione di avere delle reti sanitarie meno appesantite, da difendere con maggior forza quando l’Rt supera l’1”.

Insomma, per quanto riguarda il dopo Epifania a prevalere è una strategia prudente e in continuità con quanto visto nel corso delle ultime festività. Da qui la decisione di un “provvedimento ponte” in vigore tra il 7 e il 15 gennaio. Bisogna quindi stringere i denti ancora per qualche settimana prima di tornare a una pseudo normalità, ma adesso si fa avanti anche l’ipotesi di una Zona Bianca da affiancare a quelle gialle, rosse e arancioni.

Alcune indiscrezioni, infatti, hanno rilevato come all’interno del Governo stia prendendo sempre più corpo una linea che punta sul ritorno quanto più rapido possibile alla normalità Nella Zona Bianca che il Governo potrebbe istituire con il Dpcm in vigore dal 15 gennaio 2021 sarebbe obbligatoria la mascherina all’aperto e al chiuso, il distanziamento di almeno un metro tra le persone, il divieto di assembramento e l’obbligo di disinfettare le mani prima di entrare nei locali e quando si entra in contatto con le altre persone, ma gli spostamenti sarebbero liberi e potrebbe anche essere rinviato l’orario del coprifuoco.

Sarà il Comitato tecnico scientifico a stabilire i parametri per l’ingresso delle Regioni nella fascia bianca: l’Rt dovrebbe essere inferiore allo 0,5, ma la discussione è stata appena avviata e riguarda anche altri indicatori, tra cui la resilienza degli ospedali e dei reparti Covid.

A spingere per questa novità sarebbero stati in particolare il ministro della Cultura Dario Franceschini con l’appoggio del Guardasigilli Alfonso Bonafede. Un ultimo gradino prima del ritorno alla normalità che punta a superare i limiti della Zona Gialla.

Una notizia attesa da moltissime attività costrette a chiudere i battenti e che forse, adesso, possono iniziare a intravedere una luce alla fine del tunnel.

La situazione in Sicilia

Anche in Sicilia si sono avuti casi che hanno destato preoccupazione sia nelle istituzioni che nella cittadinanza.

Domenica, infatti, il Governo regionale è stato costretto a istituire una nuova Zona Rossa a Capizzi, in provincia di Messina. Un’ordinanza del presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, è stata emessa d’intesa con l’assessore alla Salute Ruggero Razza, vista la relazione dell’Asp e sentito il sindaco Leonardo Principato Trosso.

Un provvedimento, come sottolineato dalla Regione, preso per “salvaguardare la salute pubblica e contrastare la diffusione del Coronavirus” con misure restrittive in vigore fino alla mezzanotte di mercoledì 13 gennaio.

Proprio il primo cittadino di Capizzi aveva chiesto ai suoi elettori più responsabilità, dopo aver saputo che 58 di loro erano risultati positivi nei giorni seguenti a un party organizzato durante le feste di Natale in un locale di Nicosia, nell’ennese. Alla giornata di ieri, su una popolazione di 2.900 abitanti si contavano ottanta positivi. E mentre altre 150 persone sono state poste in quarantena in attesa dei risultati dei tamponi, si conta già un morto, un pensionato di 68 anni. Anche per questo, il sindaco ha parlato di una “situazione allarmante e di dati statistici preoccupanti”.

Il caso di Capizzi, però, non è l’unico a causare qualche timore per la prossima fascia di classificazione della regione. Sono infatti tornati a superare quota mille i positivi al Covid-19 in provincia di Caltanissetta.

A preoccupare è soprattutto la situazione di Gela che, nelle ultime ore, ha registrato un aumento considerevole dei positivi.

Intanto, continua la campagna di vaccinazione anche a livello regionale. Ora più che mai, accelerare le procedure per debellare il Coronavirus quanto prima possibile diventa fondamentale, non soltanto per la salute pubblica, ma anche per l’economia.

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