Cosmetici falsi, in Italia danno da 935 mln - QdS

Cosmetici falsi, in Italia danno da 935 mln

Marco Carlino

Cosmetici falsi, in Italia danno da 935 mln

sabato 13 Giugno 2020 - 00:00

Studio Euipo (Ufficio Ue per la proprietà intellettuale): 15% dei “taroccati” in commercio vìola i Dpi. In generale la contraffazione genera ogni anno perdite per circa 2,2 miliardi di euro

ROMA – Ogni anno la contraffazione genera perdite per 2,2 miliardi. In Europa si arriva ad un totale di 19 miliardi di mancate vendite. Questo è quanto emerge da una nuova stima dell’Ufficio Ue per la proprietà intellettuale (Euipo) riportata nella relazione 2020 sullo stato delle violazioni dei diritti di proprietà intellettuale (Dpi) che comprende le indagini dell’Ocse e dell’Ufficio Ue dei brevetti (Ueb). Secondo la ricerca il 15% di tutti i prodotti contraffatti nel commercio internazionale sequestrati dalle autorità doganali viola i diritti di proprietà intellettuale delle imprese con sede in Italia rappresentando un grave rischio per i consumatori.

Stando al rapporto il settore che risulta essere più colpito è quello dei prodotti cosmetici. Nei Paesi dell’Unione Europea le mancate vendite nel settore sono pari a 9,6 miliardi di euro, in Italia 935 milioni di euro. Un dato aumentato, a livello europeo, di oltre 2,5 miliardi di cui 225 milioni di euro a carico di aziende italiane. Dall’ultima analisi dell’Euipo pubblicata nel 2019, questo rappresenta l’incremento più significativo tra i settori esaminati.

Non solo cosmetici, tra i prodotti più soggetti a contraffazione troviamo anche giocattoli, articoli per l’infanzia, prodotti farmaceutici e vini e liquori. Il commercio di farmaci illegali, nella fattispecie, costa all’Ue ben sei miliardi e quasi 900 milioni all’Italia. Falsi vini e liquori, che nel Belpaese hanno un valore di più di 300 milioni, si attestano su ben 2,3 miliardi di giro d’affari nell’Unione. Giocattoli e videogiochi fake, invece, costano all’Europa circa un miliardo, e 123 milioni in Italia.

Oltre alle perdite dovute alla riduzione di gettito fiscale e al mancato versamento di contributi sociali da parte dei produttori illegali, la relazione punta la lente d’ingrandimento sulle vendite non realizzate a causa della contraffazione e sul vantaggio che da tale business ricavano la criminalità e le sue attività di riciclaggio. Le organizzazioni criminali, infatti sono sempre più implicate nel commercio dei prodotti contraffatti, i cui proventi vengono poi reinvestiti nel traffico di stupefacenti e nel riciclaggio di denaro. E non solo, la continua espansione del fenomeno e-commerce potrebbe allargare a macchia d’olio il problema, rendendo più complicato anche l’intercettazione dei prodotti tarocchi.

Amaro il commento del direttore esecutivo dell’Ufficio Ue per la proprietà intellettuale, Christian Archambeau, il quale esorta una presa di posizione ferrea a livello internazionale: “la contraffazione non è un reato senza vittime. I prodotti contraffatti sottraggono alle imprese vendite legittime e privano i governi di entrate più che necessarie, oltre a presentare ovvi rischi per la salute e la sicurezza degli utilizzatori.

La contraffazione non risparmia nemmeno il business alimentare. Secondo la Coldiretti, infatti, a livello mondiale le frodi sul cibo valgono oltre 100 miliardi di falso “Made in Italy” agroalimentare con un aumento record del 70% nel corso dell’ultimo decennio, per effetto della pirateria internazionale che utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che richiamano all’Italia per alimenti taroccati. Il timore per l’associazione è che questo cattivo costume rischi di allargarsi con le nuove tensioni commerciali a partire dai dazi Usa nei confronti dell’Unione Europea.

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