Coronavirus, alta tensione nell’Isola già depressa dalla crisi - QdS

Coronavirus, alta tensione nell’Isola già depressa dalla crisi

Ivana Zimbone

Coronavirus, alta tensione nell’Isola già depressa dalla crisi

mercoledì 28 Ottobre 2020 - 00:05
Coronavirus, alta tensione nell’Isola già depressa dalla crisi

Il tempo degli slogan politici è terminato, ora si fanno i conti con la realtà e i numeri non tornano, negli ospedali e nelle famiglie. L'industria blu annega, Lo Cascio (Fijet): "Troppe contraddizioni"

CATANIA – Alta tensione in tutta Italia dopo l’ultimo Dpcm, anche a Catania. Il personale sanitario denuncia una situazione insostenibile, ma l’emergenza Covid è oggi pure economica e sociale. Regnano incertezza e paura. E la paura – si sa – può offuscare la ragione.

Il tempo degli slogan politici che dipingevano una sanità potenziata, pronta ad affrontare una possibile recrudescenza del virus – che ora si concretizza in piena regola – è terminato. Adesso si fanno i conti con realtà: “È già da fine luglio che accogliamo una quantità crescente di pazienti che risultano poi postivi al Covid-19. Adesso la sintomatologia legata al virus sembra essersi ampliata, alcuni riferiscono sintomi come mal di pancia e colecistite, che farebbero pensare a tutto tranne che al Coronavirus – racconta una dottoressa del pronto soccorso dell’ospedale Garibaldi di Catania -. Negli ospedali si chiudono i reparti per dedicarli ai pazienti contagiati, si assicurano solo le urgenze e si ritardano ancora gli interventi ritenuti non strettamente necessari. Cominciano a tardare le forniture di mascherine Ffp3. Per i malati non c’è ancora un protocollo di trattamento terapeutico unico, si procede a tentoni. Il numero del personale sanitario rimane troppo basso, nonostante i bandi per le nuove assunzioni temporanee. Le new entry sono per lo più neolaureati in Medicina con nessuna esperienza pregressa che oggi affrontano situazioni più gradi di loro”.

Montano la paura e la rabbia

Intanto in città come Roma, Torino, Milano e Catania si scende in piazza per manifestare contro le restrizioni imposte dall’ultimo Dpcm che, ancora una volta, mette i bastoni tra le ruote a chi deve guadagnarsi il pane nel tentativo di contenere la diffusione del virus.

Alberto Giovanni Biuso“Che cosa significa stare al mondo? Che cosa significa vivere? – si chiede Alberto Giovanni Biuso, professore del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Unict, dove insegna filosofia teoretica, filosofia della mente e sociologia della cultura, nonché collaboratore, redattore e membro del comitato scientifico di numerose riviste italiane ed europee e direttore scientifico di ‘Vita pensata’ – La vita è un movimento fatto di atteggiamenti, comportamenti, abitudini, obiettivi. La vita è relazione costante con l’ambiente, con altri esseri viventi, con gli spazi e i luoghi. La vita è società che interagisce, reciprocamente apprende, confligge. La vita è economia, è produttrice di beni ‘naturali e necessari’ e anche – specialmente nelle società contemporanee – ‘non naturali e non necessari’, è trasformatrice di condizioni. La vita è storia, azione delle masse nelle epoche, movimento delle folle nello spazio, vicenda collettiva e mai singola.

Di questa complessità che cosa è rimasto nel contesto sanitario e politico che va sotto il nome di Covid19, sotto il nome di epidemia da coronavirus? Stanno rimanendo il terrore, la depressione, la diffidenza reciproca, la perdita del lavoro e sempre più la fame. Come è ovvio, si muore di virus ma si muore anche di disagio economico, di disperazione sociale, di miseria. Il coronavirus è biologia, certamente, ma è anche economia ed è politica. Io credo che non si possa capire il dramma nel quale siamo precipitati senza avere uno sguardo complessivo, che deve essere sanitario e amministrativo ma anche ambientale e, appunto, politico. La carenza di posti letto negli ospedali, i tagli feroci alla sanità, non li ha decisi un virus ma li hanno voluti i governi, li hanno voluti il fanatismo liberista del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Centrale, dell’Unione Europea. Li hanno voluti i mercati, anonime strutture finanziarie che uccidono le vite, le società, le libertà. Ora si vede e si comprende che lo fanno alla lettera”.

L’industria blu

Vincenzo Lo CascioVincenzo Lo Cascio, general manager de “Il Tuareg” tour operator di Palermo e segretario della Federazione Italiana dei Giornalisti e Scrittori di Turismo (Fijet), critica l’efficacia delle iniziative politiche di contenimento: “Si svolta ancora, nel caos generale dovuto all’incrocio di decreti presidenziali e regionali. Adesso la crisi economica che andrà a verificarsi rischia davvero di superare i danni specifici da Covid. Il governo, pur consapevole di una ricaduta autunnale, ha insistito su linee opinabili quali la riapertura delle scuole che indubbiamente rimane il segmento più alto per numeri di spostamenti e persone coinvolte. L’occasione per rimodulare la didattica, secondo me, è stata persa per dei giochi di potere che sono ben lontani dalle reali esigenze non solo in periodo di emergenza covid.

Contraddizione anche sulla salvaguardia dei posti di lavoro: mentre la Cassa Integrazione pervade e vige il divieto di licenziare, si pensa di incentivare nuove assunzioni, pura follia. Settori come la ristorazione segnano perdite per oltre il 70% di fatturato e la panacea per il governo è chiudere i locali alle 18. I bonus vacanza hanno dato una boccata d’ossigeno al Turismo ma adesso è il vuoto assoluto – aggiunge Lo Cascio -. Il virus certamente va contrastato ma da personalità che non siano coinvolti in lobby e associazioni di poteri occulti che tirano le fila della politica. Il virus scomparirà presto o tardi, ma i malanni atavici della classe politica no. Spetta a noi trovare l’antidoto contro ruberie, distrazioni di capitali e malaffare. Noi intendo popolo, a testa alta”.

Il Dpcm di Conte e l’ordinanza di Musumeci, Sicilia maggiormente penalizzata

L’ultima ordinanza del governatore della Regione Sicilia arriva alla vigilia dell’ultimo Dpcm. Se il presidente Musumeci – che adesso vuole proporre al Governo una deroga per cinema e teatri – non farà un passo indietro, all’Isola continueranno ad applicarsi le misure residue di contenimento maggiormente restrittive per la ristorazione (asporto e consegna a domicilio entro le 23), l’istruzione (100% di attività scolastiche a distanza per tutte le scuole di secondo grado), gli spostamenti (coprifuoco) e le attività commerciali (chiusura domenicale alle ore 14).

Giampiero Maria TrovatoSecondo l’avvocato Giampiero Maria Trovato, l’ordinanza regionale potrebbe – e dovrebbe – decadere a prescindere dalle azioni del governo regionale: “Per quanto concerne le ordinanze regionali, l’art. 2 co. 2 del dl 19/2020 ha previsto che, nelle more dell’adozione dei Dpcm e con efficacia limitata fino a tale momento, la competenza ad adottare atti, in casi di estrema necessità e urgenza per situazioni sopravvenute, è del Ministro della Salute (ai sensi dell’art. 32, l. 833/1978), e non più del presidente della Regione e del sindaco. Al presidente della Regione, invece, compete dare un parere sugli schemi di Dpcm, se lo stesso è di interesse della propria Regione o proporne uno nuovo, introdurre misure ulteriormente restrittive (tra quelle di cui all’art. 1, co. 2, dl 19/2020), esclusivamente nell’ambito delle attività di loro competenza e senza incisione delle attività produttive e di quelle di rilevanza strategica per l’economia nazionale, in relazione a specifiche situazioni sopravvenute di aggravamento del rischio sanitario verificatesi nel loro territorio o in una parte di esso, ma solo nelle more dell’adozione del Dpcm e con efficacia limitata fino a tale momento (art. 3, co. 1, d.l. 19/2020). Il decreto-legge, tuttavia, non stabilisce un termine ultimo di efficacia delle ordinanze regionali adottate “nelle more”.

Di conseguenza, si assiste alla perdurante pubblicazione di ordinanze regionali la cui efficacia nel tempo è circoscritta al momento di entrata in vigore del successivo Dpcm, la cui adozione è però un fatto incerto. Alcune sembrano anche spingersi oltre la casistica e i presupposti stringenti previsti dall’art. 3, d.l 25 marzo 2020, n. 19, perché non fondate su situazioni di aggravamento sopravvenute – spiega l’avvocato -. Allora l’ordinanza del 24 ottobre andrebbe considerata del tutto inefficace alla luce dell’ultimo Dpcm. Di certo, per ragioni di mera opportunità, sarebbe stato più corretto evitare questa inutile confusione per i cittadini il giorno precedente l’entrata in vigore del tanto annunciato nuovo decreto nazionale”.

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