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Il Covid cambia nome? Gli esperti: “Malattia è cambiata”

Il Covid cambia nome? Gli esperti: “Malattia è cambiata”
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Il Covid sarebbe più contagioso ma meno patogeno secondo l’ospedale “Spallanzani” di Roma: si discute su isolamento e addirittura un possibile cambio del nome della malattia.

E’ ormai iniziata una nuova fase della pandemia da Covid, con la malattia che secondo gli esperti si presenta diversa rispetto a quella che da inizio 2020 ha cambiato il nostro modo di vivere.

Si continua a discutere, anche in Italia, sul nuovo periodo di isolamento per i contagiati, con le tempistiche che dovrebbero comunque ridursi drasticamente rispetto a prima.

“Virus meno patogeno, 5 giorni di isolamento per asintomatici e lievemente sintomatici”

L’ipotesi più probabile, al momento, è quella che porterebbe a 5 i giorni di isolamento per gli asintomatici e per chi presenti sintomi lievi, con l’accortezza però di utilizzare la mascherina se non ci si è negativizzati nei giorni seguenti.

“Il virus è meno patogeno, siamo entrati nella fase di responsabilizzazione dei cittadini e non degli obblighi: la sanità protegga le popolazioni locali e sia attenta a pandemie odierne e future”, ha dichiarato il direttore dell’Ospedale “Spallanzani” di Roma, Francesco Vaia.

“Bisognerebbe cambiare nome al virus”

Il virus ormai sembrerebbe essere sempre meno aggressivo, a tal punto che sarebbe possibile un eventuale cambio nome della malattia.

“Il Covid continuerà a circolare con varianti e sottovarianti, come è accaduto per tutti i virus che hanno scatenato pandemie – prosegue Vaia – E non lo chiamerei più Sars-CoV-2, ma Sars-CoV-22: è molto diverso da quello iniziale, più contagioso ma meno patogeno salvo per persone anziane e fragili. Si è raggiunta una grande immunità ibrida, tra vaccinati e guariti. La maggior parte delle persone è protetta da malattia grave, ospedalizzazione e morte. E anche se ci saranno oscillazioni, non le temo. Le Regioni però devono fare tanto, come attivare la sorveglianza sulle varianti, potenziare la medicina del territorio e garantire l’accesso ai farmaci: monoclonali e antivirali funzionano, se dati precocemente. In ogni caso, bisogna spingere soprattutto sulla quarta dose di vaccino per anziani e fragili”.